Stati Uniti: “In guerra per conto di Israele”

Gli Stati Uniti, impantanati in un conflitto “imposto” che non ha vie d’uscita, oggi ammettono chiaramente: “Siamo entrati in guerra contro l’Iran su richiesta di Israele”. A dichiararlo è il Dipartimento di Stato; l’ammissione, contenuta in un memorandum pubblicato il 24 aprile, ha smascherato l’ipocrisia che contraddistingue il modus operandi americano.
Non c’è nessun interesse a “liberare” le donne iraniane dal giogo del governo teocratico, così come non ha niente a che vedere la presunta “minaccia nucleare” e nemmeno la democrazia da esportare. Gli Stati Uniti si sono fatti tirare in mezzo da quello che, in origine, dovrebbe essere il loro alleato di minoranza ma che, nei fatti, è quello che detta la linea politica.
L’ombra di Israele capeggiava sin dal primo giorno di bombardamenti (28 Febbrario); il 3 marzo il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva rilasciato dichiarazioni che lasciavano intendere che, gli Stati Uniti, si erano lasciati tirare dentro il conflitto da Israele.
Stati Uniti: Israele avrebbe colpito per primo
“Noi sapevamo che ci sarebbe stata un’azione israeliana, sapevamo che questo avrebbe precipitato un attacco contro le forze americane”, afferma Rubio che poi aggiunge, “dovevamo colpire per primi per evitare vittime tra i militari americani. L’operazione era comunque necessaria perché l’Iran stava per superare la linea rossa del programma nucleare”.
Che gli Stati Uniti siano in piena confusione è confermato dal fatto che, Donald Trump, ha sempre smentito la versione del Dipartimento di Stato rivendicando la sua volontà di attaccare l’Iran: “Israele non mi ha mai convinto ad entrare in guerra contro l’Iran”.
Rivelazioni del New York Times
Stando alla ricostruzione del giornale newyorkese, l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto venne deciso dopo un vertice nella Situation Room l’11 febbraio 2026. Vertice che vide la partecipazione di Trump e Netanyahu insieme ad alti vertici dei due Paesi. Fu in quell’occasione che, stando al racconto di alcuni comandanti americani, Netanyahu avrebbe esercitato pressioni dirette sino ad arrivare agli “aspetti farseschi del suo piano d’attacco”. Trump si fece convinto e il 28 Febbraio partì l’attacco.
Dall’inizio del genocidio messo in atto dal regime sionista nella Striscia di Gaza, gli Stati Uniti hanno stanziato 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari. Israele, inoltre, rimane il maggiore beneficiario degli aiuti esteri statunitensi dalla sua fondazione (1948), avendo ricevuto oltre 300 miliardi di dollari di assistenza economica e militare.
di Sebastiano Lo Monaco



