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Cina estende la sua influenza nei mari asiatici

La Cina ha iniziato a muoversi nelle acque asiatiche come se stesse ridisegnando la mappa dell’influenza globale. Mentre gli Stati Uniti sono impegnati in guerre inutili e vengono militarmente prosciugati dal Golfo all’Europa, Pechino si muove con passi calcolati e deliberati nei mari asiatici, impiegando metodi ingegnosi per consolidare il suo controllo su acque che un tempo erano dominio esclusivo dell’America.
Secondo il Wall Street Journal, circa 200 pescherecci cinesi si sono recentemente diretti verso est nel Mar Giallo, alcuni avvicinandosi a meno di 240 chilometri dalla città giapponese di Sasebo, sede di un’importante base navale statunitense. Questi movimenti non erano semplici attività di pesca di routine, bensì parte di una flotta navale diretta dallo stesso Stato cinese, secondo i dati di tracciamento delle navi e le analisi della società IngeniSpace.

Cina e le “guerre irregolari”

L’aspetto più allarmante di questa situazione è che la Cina non opera solo con portaerei, ma anche attraverso quella che viene definita “guerra grigia” o “guerra irregolare”. Ciò implica l’utilizzo di navi, pescherecci, motovedette della guardia costiera e persino boe navali per stabilire gradualmente un fatto compiuto senza impegnarsi in uno scontro militare diretto.

Ecco perché la strategia cinese appare più complessa di una semplice dimostrazione di forza. Pechino comprende che il dominio marittimo americano si è basato per decenni sull’idea di un controllo totale sulle vie navigabili e sugli stretti internazionali, ma oggi sta cercando di minare questo equilibrio con mezzi meno costosi e più sostenibili.

Nel Mar Giallo, negli ultimi due anni, la Cina ha dispiegato infrastrutture marittime e boe per la raccolta dati in acque condivise con la Corea del Sud, e ha anche allestito enormi allevamenti di salmoni in aree sensibili: una mossa con implicazioni sia economiche che di intelligence. Nel Mar Cinese Orientale, alcune fonti hanno osservato oltre 600 pescherecci cinesi allineati per lunghi periodi in formazioni navali che gli analisti considerano una minaccia velata per la navigazione commerciale e per i Paesi della regione.
Jason Wang, CEO di IngeniSPACE, afferma che Pechino sta usando queste navi “come strumento di guerra irregolare per controllare le acque”, indicando che la Cina sta costruendo la sua influenza marittima attraverso la pura forza dei numeri e una presenza costante, non solo attraverso il coinvolgimento diretto.

Strategia di logoramento silenzioso che Washington non comprende

La Cina ha anche intensificato la presenza della sua guardia costiera intorno alle isole Senkaku, amministrate dal Giappone ma rivendicate da Pechino come isole Diaoyu. Le autorità cinesi hanno annunciato di aver pattugliato l’area per 357 giorni nel 2025 e hanno affermato di aver espulso navi giapponesi da quelle acque nel 2026.

Nel Mar Cinese Meridionale, Pechino ha raddoppiato la sua presenza vicino al banco di Scarborough e ha dichiarato l’area riserva naturale nazionale, una mossa che gli osservatori interpretano come un tentativo di consolidare gradualmente la sovranità cinese sotto una veste ambientale e legale. Ma ciò che conferisce a queste mosse il loro significato strategico non è solo l’espansione della Cina, ma anche il declino della capacità americana di contenerla.

Gli Stati Uniti, che un tempo dettavano incontrastati il ​​ritmo militare nel Pacifico, sono ora messi a dura prova dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, dalle tensioni con l’Iran e dagli oneri del dispiegamento militare globale. Questa sfida si presenta a Washington nel Pacifico mentre le sue risorse militari sono disperse su molteplici fronti in tutto il mondo.

È proprio in questo contesto che la Cina sembra iniziare a definire i nuovi confini dell’America.
Oggi Pechino non ha bisogno di sconfiggere Washington militarmente; le basta rendere l’influenza americana costosa, gravosa e meno mobile. L’idea di un “dominio americano assoluto” sull’Asia si eroderà gradualmente. Si tratta di una prolungata battaglia per l’influenza, basata su una strategia di logoramento silenzioso che Washington non comprende.

di Zahraa Naeem

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