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Primo Maggio tra crisi e retorica

La Festa del Lavoro (Primo Maggio) venne istituita nel 1889 a Parigi dal movimento socialista, durante il congresso della Seconda internazionale. L’idea nacque per ricordare un comizio sindacale, tenuto all’ Haymarket Square di Chicago l’1 maggio 1886, funestato dall’esplosione di una bomba che causò la morte di una decina di presenti e che portò all’impiccagione di quattro dirigenti sindacali.

A differenza del passato, oggi, il Primo Maggio è diventato un giorno utile ad organizzare concerti e scampagnate fuori con gli amici, dimenticando, come ormai avviene purtroppo anche per le feste religiose, il vero motivo del perché sul calendario questa giornata viene segnata in rosso.

Nel vecchio continente, chi più chi meno, ha a che fare con una disoccupazione dilagante e con veri e propri principi di nuova schiavitù, grazie ad un oceano di persone impiegate con contratti precari, con tante ore di lavoro e pochi soldi in busta paga.

Ecco perché, da Madrid ad Atene, da Torino ad Istanbul, si è tornati per le strade non per concertoni, ma per rivendicare nuovi diritti e spesso per dire un secco NO alle politiche di austerity imposte dalla Troika.

Primo Maggio non è solo il concertone

In Italia, la piazza di Roma è puntualmente abbindolata dalle note del concerto di piazza San Giovanni in Laterano, oltre che dalla tradizionale retorica ideologica. In Europa, Istanbul risulta spesso la piazza in cui si concentrano tensioni; in particolare, nella centralissima piazza Taksim. Il primo maggio, è particolarmente sentito in Turchia, sia perché la disoccupazione è a due cifre, sia perché per anni il primo maggio è stato vietato dopo gli scontri che nel 1977, in occasione di tale festività, causarono una trentina di vittime.

In tutto il mondo quindi, la perdita progressiva del lavoro e dei posti tutelati non precari, fa riacquistare un minimo di senso e dignità alla festa del primo maggio, che ha assunto significati importanti, ispirati ad un ritorno all’attenzione sulle condizioni in cui versano milioni di lavoratori.

Oggi, in varie parti del mondo, ci si ferma per ricordare che esiste un problema lavoro sotto diverse sfaccettature e che a tale problema bisogna dare immediata risposta, al fine di non condannare le future generazioni.

di Redazione

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