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Nell’esercito Usa si muore più di suicidi che in combattimento

di Manuela Comito

Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America pubblicato a metà settembre, il numero di soldati morti suicidi è quattro volte superiore rispetto al numero dei soldati morti in combattimento. Questi dati, tanto allarmanti quanto significativi, sono stati resi noti dal sito icasualties.org, che dal conflitto in Iraq nel 2003 ha registrato e documentato i decessi tra i militari dell’esercito statunitense. In particolare, nel 2012 per la prima volta i suicidi hanno superato i morti in combattimento: 349 contro 311.

In riferimento al 2013, 475 soldati in servizio attivo si sono tolti la vita, contro i 127 soldati uccisi in combattimento o nel corso di operazioni militari. Inoltre, nonostante interi contingenti di truppe siano stati rimpatriati dall’Afghanistan e dall’Iraq nell’ultimo anno, il numero dei suicidi è rimasto invariato. Il Dipartimento della Difesa ha reso noto che, nei primi mesi del 2014, 120 soldati si sono tolti la vita, quasi uno al giorno, dato allarmante se si considera che dall’1 gennaio all’11 settembre 2014 i soldati vittime di combattimenti sono stati 43. Il rapporto evidenzia inoltre le responsabilità delle autorità statunitensi: aver sottovalutato la situazione e aver manifestato inadeguatezza e mancanza di tempestività. Fino ad oggi, l’unico strumento utilizzato per lo studio e la prevenzione di comportamenti pericolosi e autolesionisti, compreso il suicidio, è un questionario a domande dirette, previsto dai protocolli di diagnosi che, secondo quanto dichiarato dal dott. Craig Bryan, ex psicologo dell’aviazione e docente del National Center for Veteran Studies, risulta totalmente inefficace. Le cause di tanti suicidi, secondo il rapporto, sono da ricercarsi nella disoccupazione e nel Ptsd, il disordine post-traumatico da stress. Il 50% dei militari americani soffre di dolore cronico e il 15% abusa di oppioidi per lenire la sofferenza.

Al di là delle cause contingenti e delle ragioni umane e personali di ognuno, il “fenomeno” dei suicidi di centinaia di soldati americani è certamente la più diretta, inaspettata e imprevista conseguenza della politica estera scellerata e disumana perseguita dagli Stati Uniti, volta a imporre una sorta di “Pax Americana” di cui parla Peter Dale Scott nel suo articolo “Perché gli Americani devono fermare le guerre auto-generatrici degli Stati Uniti d’America”: “Oggi, la sfida politica più urgente nel mondo è quella di impedire che la cosiddetta “Pax Americana” degeneri progressivamente verso un conflitto mondiale drammatico, come è avvenuto nel XIX secolo durante la cosiddetta “Pax Britannica”. Utilizziamo il termine “cosiddetta” perché entrambe queste “Pax” nelle loro fasi finali sono diventate via via sempre meno portatrici di pace e di ordine, e sempre più incardinate sull’imposizione di una potenza competitrice, guerrafondaia e intrinsecamente fautrice delle disuguaglianze. (….) L’iper-militarismo degli Stati Uniti, giustificato da ragioni di sicurezza, diventa in realtà una minaccia per la sicurezza di questo paese e del mondo intero. In effetti, questa tendenza guerrafondaia innesca e scatena guerre sempre più estese”.

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