Yazd, prigione di Alessandro: dove il mito incontra l’architettura

Conosciuto localmente come Zendaan-e Eskandar (“Prigione di Alessandro”) e più formalmente come Scuola Zia’iya, questo enigmatico monumento è tra le attrazioni storiche più affascinanti di Yazd, città-oasi dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, famosa per la sua architettura in terra cruda e la profonda continuità culturale. Situata nello storico quartiere di Fahadan, un labirinto di vicoli in mattoni di fango e case sormontate da torri del vento, la struttura incarna un’affascinante fusione di storia, architettura e leggenda.
Nonostante il suo nome evocativo, la Prigione di Alessandro non fu mai una prigione nel senso convenzionale del termine. Le prove storiche indicano che il complesso fu costruito nel 631 dell’Egira (XIII secolo d.C.) e completato nel 705 dell’Egira sotto il patrocinio di Zia al-Din Hossein, padre del celebre storico Sharaf al-Din Ali Yazdi. Originariamente edificata come scuola teologica, riflette la vita educativa e spirituale dell’Iran medievale durante il periodo ilkhanide (mongolo).
Dal punto di vista architettonico, il monumento è un capolavoro dello stile azero, caratterizzato da una sobria ornamentazione e da un’ingegnosità strutturale. Costruito quasi interamente con mattoni di fango essiccati al sole, il complesso dimostra una notevole resistenza nel rigido clima desertico di Yazd. Al suo interno si erge un’imponente cupola, alta circa 18 metri, realizzata con una sofisticata tecnica a doppia calotta.
Il passaggio dalla base quadrata alla cupola circolare è realizzato attraverso un elemento distintivo dell’innovazione architettonica persiana. Tracce di delicati stucchi, un tempo ornati con pigmenti dorati e azzurri, testimoniano ancora l’antico splendore dell’edificio.
Una leggenda lega il sito ad Alessandro Magno
La pianta del sito si sviluppa attorno a un ampio cortile circondato da portici (riwaq), camere e iwan su tre lati. L’iwan occidentale è particolarmente prominente, caratterizzato da un mihrab finemente decorato. Sotto il cortile si trova uno spazio sotterraneo, accessibile tramite un pozzo, che ha alimentato gran parte del mistero che avvolge il sito. Questa profonda fossa, spesso descritta come una prigione, è al centro della leggenda che da sempre lega il sito ad Alessandro Magno.
Secondo la tradizione locale, Alessandro Magno ordinò la costruzione di una prigione in questo luogo durante la sua conquista della Persia nel IV secolo a.C. Alcune narrazioni sostengono che i dissidenti fossero rinchiusi nella camera sotterranea, mentre altre suggeriscono che il nome sia emerso in seguito, ispirato da riferimenti poetici come quelli di Hafez, che usò metaforicamente l’espressione “prigione di Alessandro” nei suoi versi. Sebbene gli storici in gran parte respingano queste affermazioni come miti, la leggenda continua ad arricchire l’aura culturale del sito.
Piccolo museo
Oggi, il monumento funge in parte da piccolo museo, esponendo antiche lapidi, iscrizioni e reperti archeologici provenienti dalla regione. Un accurato lavoro di restauro, condotto con materiali tradizionali come i mattoni di fango, ha contribuito a preservarne l’autenticità. Il sito è stato ufficialmente iscritto nella Lista del Patrimonio Nazionale dell’Iran nel 1968, a testimonianza della sua importanza storica.
La prigione di Alessandro gode di una posizione ideale per i visitatori che desiderano esplorare il centro storico di Yazd. Tra le attrazioni vicine si annoverano la Tomba dei Dodici Imam, la Casa Lari e la Moschea Jameh di Yazd, tutte contribuendo al ricco patrimonio architettonico della città.
Per i viaggiatori, una visita a Zendaan-e Eskandar offre più di un semplice sguardo al passato: rappresenta un’immersione totale nelle complesse narrazioni della storia iraniana, dove architettura, leggenda e memoria culturale convergono in uno dei contesti più suggestivi del paese.
Yazd, una meta da non perdere
Nel luglio 2017, il centro storico di Yazd, capoluogo di provincia, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Yazd è considerata una meta incantevole, imperdibile, da quasi tutti i suoi visitatori. La città è ricca di case in mattoni di fango dotate di originali badgir (catturatori di vento), suggestivi vicoli e numerosi monumenti islamici e iraniani che ne plasmano il paesaggio urbano di grande impatto visivo.
Gli esperti di beni culturali ritengono che Yazd sia una testimonianza vivente dell’uso intelligente delle limitate risorse disponibili nel deserto per la sopravvivenza. L’acqua viene portata in città tramite il sistema dei qanat. Ogni quartiere della città è costruito su un qanat e possiede un centro comunitario. Inoltre, l’uso della terra negli edifici comprende muri e tetti, realizzati con volte e cupole. Le case sono costruite con cortili interrati, che servono le aree sotterranee. Catturatori del vento, cortili e spesse mura di terra creano un piacevole microclima.
Il centro storico di Yazd è ricco di case in mattoni di fango, bazar, bagni pubblici, cisterne d’acqua, moschee, sinagoghe, templi zoroastriani e giardini secolari. Dal punto di vista spirituale, la città gode della pacifica convivenza di tre religioni: l’Islam, l’Ebraismo e lo Zoroastrismo.
Yazd ospita numerosi qanat che da millenni riforniscono d’acqua gli insediamenti agricoli e permanenti. Il sistema di qanat sotterranei, scavati dall’uomo, si basa sull’acqua dei torrenti alimentati dallo scioglimento dei ghiacciai che scendono dalle pendici delle montagne circostanti. Si stima che il primo approvvigionamento idrico di Yazd risalga all’epoca sasanide (dal 224 al 651 d.C.). Tuttavia, molti altri sono stati continuamente riparati e utilizzati nel corso del tempo, e la maggior parte degli Ab-Anbar (tradizionali cisterne in mattoni di fango) ancora esistenti risalgono al tardo periodo safavide e al periodo qajar.
di Redazione



