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Belfast: immigrati, malessere sociale e “Guerra santa dei pezzenti”

I fatti di Belfast hanno riportato all’attenzione non solo le problematiche, mai sopite, dell’Irlanda del Nord, ma anche questioni inerenti al malessere sociale. Il tutto ha avuto inizio dall’accoltellamento di un cittadino irlandese, attribuito a un rifugiato sudanese, ma presto le tensioni sono degenerate in attacchi contro gli stranieri.

Società in crisi e capitalismo malato

Le società europee stanche e impoverite da un processo strutturale, vedono incanalare le loro problematiche verso soggetti più deboli dando vita a quella “Guerra santa dei pezzenti” citata da Francesco Guccini ne “La Locomotiva”. L’atmosfera di odio verso i migranti che attraversa quasi tutte le società occidentali non è una novità storica, ma si accompagna alle grandi migrazioni moderne collegate allo scriteriato sviluppo capitalistico. Un capitalismo che richiede forza lavoro continua e a basso costo (ne sanno qualcosa le aziende del Nord-Est italiano) che in assenza di organizzazione e coscienza portano a conflitti tra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati. Penultimi e ultimi gradini di una scala gerarchica che li vede scontrarsi tra di loro.

Razzismo ed Xenofobia

Ambedue assumono una funzione ideologica ben precisa spostando il bersaglio della rabbia sociale non verso l’alto, bensì verso il basso, dove lo sfruttamento dei migranti viene trasformato in capro espiatorio dai soffi della politica e dalla contraddizione in seno al capitalismo.

Quanto accaduto a Belfast non va né semplificato, né fomentato ma andrebbe, il condizionale è d’obbligo, analizzato. Chi fomenta, come fa la destra nostrana ma anche quella anglosassone, attribuendo responsabilità soggettiva all’immigrazione incontrollata, cerca di promuovere uno scenario di guerra civile da sfruttare per biechi scopi di propaganda politica. Chi ignora il fenomeno, come fa la sinistra che ostenta tolleranza e un approccio negazionista verso il disagio sociale, fa lo stesso gioco della destra promuovendo uno scenario di guerra civile e una rabbia che, come abbiamo detto, si riversa dai penultimi agli ultimi della scala sociale e lascia del tutto fuori il vertice della piramide.

Da Roma a Belfast: Cui prodest?

Le due letture non danno nessuna risposta alla domanda: Chi guadagna dal disordine? La politica ha interesse affinché le cose restino così, la perenne campagna elettorale è un bacino al quale attingere.
Le domande da porsi sono più profonde e di difficile risposta: perché si mantengono masse di persone al di sotto del livello di povertà? Perché italiani o nord irlandesi odiano un lavoratore straniero nelle stesse condizioni? Dovremmo spingerli a porsi domande sulla propria condizione sociale e sullo stipendio da fame che gli viene elargito.

di Sebastiano Lo Monaco

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