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Skipper per i marines dello Zio Sam

di Salvo Ardizzone

Skipper per i marines dello Zio Sam: da settembre sarà questo il ruolo dei militari della Marina Italiana.

“Special Purpose Marine-air Ground Task Force Response-Africa” è il chilometrico nome di un’unità speciale dell’Usmc; il suo compito è di intervenire in Africa e nel bacino del Mediterraneo a tutela degli interessi Usa (abbiamo detto Usa e non Nato) ovunque Washington lo ritenga: protezione di un’ambasciata sotto attacco o sostegno a operazioni più o meno lecite di forze speciali poco importa.

Costituita da 1.700 militari basati in Spagna, soprattutto a Sigonella e di recente, con l’infiammarsi della tensione in Ucraina, con un contingente limitato in Romania, è stata spostata nel Mediterraneo dopo l’uccisione dell’ambasciatore americano Chris Stevens, avvenuta l’11 settembre del 2012 in seguito all’attacco al consolato di Bengasi.

L’unità è dotata dei convertiplani Ov 22 Osprey, mezzi ibridi con autonomia e velocità assai maggiori di un elicottero, tuttavia, per coprire al meglio il vasto teatro d’impiego, ha pur sempre bisogno di mezzi navali adeguati che diano appoggio logistico e operativo. Ma mantenere costantemente gruppi navali d’assalto anfibio nel Mediterraneo costa, e tanto, così il Pentagono ha pensato bene d’utilizzare quelli delle Marine alleate/suddite.

Secondo “Marines Times”, il giornale del corpo, sono già in corso i test per validare la prima nave destinata ad ospitare i contingenti Usa: sarà la portaerei Garibaldi, l’ammiraglia della Marina Italiana; nel tempo dovrebbe seguire l’Hms Ocean britannica e poi unità spagnole, francesi ed olandesi. Il primo impiego ufficiale avverrà a settembre, nel corso dell’enorme esercitazione navale “Trident Juncture” che per un mese impegnerà 25mila militari Nato fra Italia, Spagna e Portogallo.

Il progetto sarà varato con la massima urgenza al prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica insieme all’altro, quello che prevede il posizionamento di una brigata pesante Usa a ridosso dei confini russi.

Washington continua disporre dei suoi sudditi a piacimento e, come sempre, onorando l’antico nomignolo di “bulgari della Nato” che a suo tempo gli stessi “alleati” ci avevano affibbiato, l’Italia è stata la prima e la più solerte a mettere le proprie unità a disposizione dei padroni d’oltre Atlantico.

Che poi vengano utilizzate per missioni che nulla hanno a che vedere con le finalità fondanti della stessa Nato poco importa: l’essenziale è obbedire.

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