Nakba: tra crimine e complicità

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di Giovanni Sorbello

Al-Nakba (in arabo “catastrofe”), rappresenta una delle pagine più atroci della storia del popolo palestinese. Il 15 maggio del 1948 ebbe inizio la cacciata delle popolazioni arabe e palestinesi estromesse dai territori sui quali erano nate e vissute fino a quel momento. Gli arabi espulsi dal neonato Stato d’Israele fino al 1951 furono oltre 700mila, mentre oggi si stimano essere più di quattro milioni.

La commissione superiore per commemorare il giorno della Nakba, insieme con il Comitato nazionale superiore per difendere il diritto al ritorno, hanno organizzato per oggi un programma di eventi che si svolgerà in Cisgiordania. Manifestazioni si svolgeranno a Gerusalemme, Ramallah, Birzeit, Hebron, Qalqiliya, Tubas, Betlemme, Jenin, Nablus e Tulkarem. Il programma comprende conferenze, mostre d’arte e spettacoli teatrali che commemorano la Nakba.

Anche oggi non sono mancate le tensioni tra esercito israeliano e giovani palestinesi. Militari israeliani hanno effettuato diversi raid a Jenin, mentre davanti al carcere di Ofer violenti scontri sono scoppiati tra giovani palestinesi e soldati di Tel Aviv.

La situazione in Cisgiordania è molto tesa, è sorprendente come i media internazionali non parlino di una nuova Intifada che seppur non dichiarata, è già in corso. Da oltre un anno le azioni militari israeliane si sono fatte sempre più pesanti, la repressione sui civili, sui militanti e soprattutto sui detenuti è sempre più violenta.

Questo continuo martirio contro il popolo palestinese viene sottaciuto da tutti, compresi quei leader palestinesi che al di là di false e ipocrite dichiarazioni, continuano a fare solo il gioco di Israele. Si parla di riconciliazione, di accordi di pace e di altre iniziative che a tutto servono, tranne che ai palestinesi. Da 65 anni assistiamo a quello che potremmo definire uno dei più efferati crimini contro l’umanità; un crimine che mai nessun ente internazionale ha saputo e voluto contrastare.

Il livello di complicità sulla questione palestinese è quasi totale; sono complici gli americani, gli europei, l’Onu, la maggior parte dei Paesi arabi, la comunità internazionale, ma soprattutto, sono complici coloro che nel corso di questi decenni hanno rappresentato il popolo palestinese, restando però “fedeli” alle volontà di Israele.

Se dopo 65 anni il popolo palestinese si trova a vivere questa tragedia senza fine, lo si deve essenzialmente a loro, a quei “cani da guardia” che sulla pelle della propria gente hanno costruito le loro fortune economiche. E se cerchiamo altre risposte in merito, le possiamo trovare nelle lussuose ville di Ramallah costruite con denari israeliani e sangue palestinese.

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