Irlanda sotto scacco dagli Usa

L’Irlanda ha una lunga storia di lotta all’imperialismo, le cicatrici sono indelebili e il ricordo della feroce dominazione inglese ha segnato uno spartiacque nella popolazione dell’isola di smeraldo.
Da sempre al fianco della Palestina, l’Irlanda e il suo governo tentano da sette anni di mettere il bastone tra le ruote nel commercio con gli insediamenti sionisti, soprattutto dopo il sostegno trasversale del parlamento, il parere del Procuratore Generale e la legittimazione della Corte internazionale di Giustizia.
Eppure il nobile intento rimane in stallo; la colpa? Degli Stati Uniti. Dublino ospita oltre 70 data center per multinazionali come Google, Amazon, Meta, Apple e Pfizer; queste aziende pagano le tasse lì, ma Washington ha messo sull’avviso il governo irlandese che ci sarebbero ripercussioni se le iniziative in potenza venissero messe in atto. Un vero e proprio ricatto in stile mafioso.
La dinamica
Il 21 Maggio, il Ministro degli Esteri irlandese, Helen McEntee, annuncia che presenterà all’Oireachtas un progetto di legge per limitare il commercio con gli stabilimenti sionisti illegalmente occupati in Cisgiordania. La proposta è la conseguenza della serie dei disegni di leggi portati avanti, ultimo quello del 26 febbraio 2026, che mira ad imporre divieti e restrizioni sull’impiego dei fondi NTMA e dell’ISIF in imprese che figurano nell’elenco delle società operanti negli insediamenti sionisti illegali. Il primo progetto fu presentato nel 2018 dalla senatrice indipendente Francis Black, sulla base delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte di Giustizia UE che sanzionano i trasgressori con multe sino a 250mila euro e incarcerazione fino a 5 anni. Un progetto di ampio respiro sostenuto da tutto l’arco parlamentare tranne che dal partito Fine Gael.
Critiche e accuse
Le ambasciatrici israeliana e statunitense si mossero subito subissando di critiche e di accuse di antisemitismo il governo irlandese, “volto ad indebolire Israele” e “preoccupante per le aziende statunitensi che verrebbero coinvolti in questa scelta politica”.
Il Primo Ministro d’Irlanda, Micheál Martin, modificò il disegno di legge escludendo i servizi dalle categorie di scambi commerciali da interrompere; ciò si portò dietro una serie di polemiche dai redattori originali del disegno di legge. Da quel momento, il disegno era solo indirizzato verso la sospensione merci ed è arrivato nelle camere a luglio del 2025 ed è tutt’ora fermo lì. McEntee ha annunciato che il disegno verrà nuovamente redatto mirato a criminalizzare oltre che lo scambio merci anche i servizi con le aziende sioniste di proprietà dei coloni in territorio palestinese.
Irlanda, motivazioni della stasi
Dopo l’uscita dell’UK dalla UE, l’Irlanda è il punto di contatto tra UE ed Extra UE con Dublino e Belfast “lontane” 140 km, con il conflitto tra lealisti e repubblicani sempre meno marcato. Il popolo irlandese predilige l’appartenenza alla UE rispetto alla sudditanza verso la corona.
Con oltre 30 milioni di cittadini statunitensi di discendenza irlandese, è garantito un forte legame tra Dublino e Washington. Inoltre, l’Irlanda si presta come Hub logistico per le rotte marittime tra Stati Uniti ed Europa. La presenza dei data center pone dei vincoli come il non calcare la mano su Israele, la dominanza delle aziende americane in suolo irlandese pone un ricatto sul mercato azionario.
di Sebastiano Lo Monaco



