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Giorno della Memoria… “quando le vittime si trasformarono in carnefici”

Libano 2006 – Strage di Qana

di Manuela Comito

Il 27 gennaio ricorre la celebrazione del “Giorno Della Memoria”, per commemorare le vittime dell’Olocausto e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Le celebrazioni saranno, come ogni anno, molto partecipate, oltre che caricate di una massiccia dose di retorica. Perché occorre tenere presente che in questa particolare circostanza nulla si è dimostrato più inutile che ricordare. Il ricordo, in netto contrasto con la solennità della ricorrenza, non è valso da monito e da insegnamento, come si sarebbe auspicato, ma si è trasformato in una sorta di celebrazione di un popolo e legittimazione di ogni sua atrocità.

Le parole di Josè Saramago rendono bene l’idea: “Vivere nell’ombra dell’Olocausto ed aspettarsi di essere perdonati di ogni cosa che fanno, a motivo della loro sofferenza passata, mi sembra un eccesso di pretese. Evidentemente non hanno imparato molto dalla sofferenza dei loro genitori e dei loro nonni.“ E’ per questo che voglio ricordare le circostanze in cui le vittime si trasformarono in carnefici e ripercorrere l’Olocausto palestinese, che dura da più di 66 anni: 1946 – Massacro del King David Hotel: 92 morti e 58 feriti; 1947 – Massacro di Yehida: 7 morti e decine di feriti; 1947 – Massacro di Khisasa: 10 morti; 1947 – Massacro di Qazaza: 5 bambini morti; 1948 – Massacro all’albergo Semiramis: 18 morti e 16 feriti; 1948 – Massacro di Deir Yassin: 250 morti; 1948 – Massacro di Nasser Ed-Din: intero villaggio massacrato; 1948 -Massacro di Tantura: 200 morti, villaggio raso al suolo; 1948 – Massacro di Beit Daras: villaggio raso al suolo, popolazione sterminata; 1948 – Massacro della Moschea di Dahmash: 100 morti più i profughi che morirono successivamente per gli stenti; 1948 – Massacro di Dawayma: 100 morti, tra cui molti bambini uccisi a bastonate; 1948 -Massacro di Houla: 82 morti,11 mila profughi; 1948 – Massacro di Salha: 105 morti; 1951 – Massacro di Sharafat: 10 morti e 8 feriti; 1953 – Massacro di Qibya: 67 morti, decine di feriti; 1956 – Massacro di Kafr Qasem: 43 morti; 1956 – Massacro di Khan Yunis: 315 morti; 1956 – Massacro di Gaza: 60 morti e 102 feriti; 1966 – Massacro di Sammou’: 18 morti e 54 feriti; 1975 – Massacro di Kawnin: 16 morti; massacro di Hanin: 20 morti; 1976 – Massacro di Bint Jbeil: 23 morti e 30 feriti; 1978 – Massacro di Abbasieh: 80 morti; 1981 – Massacro di Saida: 20 morti e 30 feriti; 1981 – Massacro di Fakhani: 150 morti e 600 feriti; massacro di Tel Ez Zatar: 3 mila profughi trucidati; 1982 – Massacro di Sabra e Shatila: il numero dei morti non è mai stato stabilito con esattezza, ma una stima approssimativa è tra 1700 e 2500 vittime.

Altri massacri furono perpetrati in Libano tra il 1984 e il 1986, come i massacri di Jinshit, di Sohmor, di Sir El-Gharbiya, di Maaraka, di Zrariyah, di Homin Al-Tahta, di Jibaa, di Yohmor e di Tiro. Quasi tutti condotti attraverso bombardamenti contro civili attuati con elicotteri ed aerei da guerra. Massacri nei campi profughi palestinesi: 1986 – Massacro di Al-Naher Al-Bared: 20 morti e 22 feriti; 1987 – Massacro di Ayn El-Hilweh: 65 morti e 41 feriti; 1990 – Massacro di Oyon Qara: 20 morti; 1990 – Massacro della Moschea di Aqsa: 23 morti e 850 feriti; 1994 – Massacro di Hebron: 24 morti e oltre 100 feriti; 1994 – Massacro di Jabalya: 6 morti e 49 feriti; 1994 – Massacro al Checkpoint di Eretz: 13 morti e 200 feriti; 1994 – Massacro di Deir Al- Zahrani: 8 morti e 17 feriti; 1994 – massacro di Nabatiyeh: 4 bambini morti e 10 feriti; 1996 – Massacro di Mnsuriah: 6 donne su un ambulanza; 1998 – Secondo massacro di Nabatiyeh: una madre e i suoi 8 figli. 1996 – Massacro di Qana: 109 morti e 116 feriti; 1998 – Massacro di Trqumia: 3 morti e decine di feriti; 1998 – Massacro di Janta: 7 morti; 24 giugno 1999: 8 morti e 84 feriti; 1999 – Massacro della Bekaa: 8 bambini uccisi e 11 feriti. Primavera 2002 – Massacro di Jenin (Operazione “Scudo Difensivo”): 500 morti e 1500 feriti; 27 gennaio 2008 – 18 gennaio 2009- Operazione “Piombo Fuso”: 1500 morti e 5 mila feriti; Novembre 2012 – Operazione “Pillar of Cloud”: 161 morti e 400 feriti.

Questi sono i più tristemente famosi massacri compiuti dalle forze di occupazione israeliane in Palestina e nel sud del Libano. Aggiungendo le vittime dei raids dell’aviazione israeliana in Libano e le vittime della Prima e della Seconda Intifada (nel 1987 e nel 2000) e le vittime della “quotidiana amministrazione” dei Territori Occupati e della Striscia di Gaza da parte dell’occupazione israeliana, il tributo di sangue pagato dal popolo palestinese e dal popolo libanese per la propria libertà è immane. Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti ebrei del Ghetto di Varsavia e poi del campo di sterminio di Auschwitz, ebbe a dire: “Se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti devono semplicemente smettere di comportarsi come i nazisti”. Il 27 gennaio sarebbe doveroso ricordare anche le vittime dell’Olocausto palestinese, che ancora oggi non conosce fine.

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