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Iran: Israele e Stati Uniti in un vicolo cieco

Iran – Si potrebbe definire empasse, la situazione senza una via di uscita facile in cui si sono cacciati Israele e Stati Uniti. Non hanno idea di come uscire dal disastro che hanno provocato, la prevedibile reazione è quella di volere tutti dentro, incatenare gli Stati “servi” in una guerra che è stata fortemente voluta dall’entità sionista.

Pensavano di uscirsene in pochi giorni, adesso si trovano a mendicare aiuti per allargare al mondo intero le conseguenze del conflitto. Sionisti e yankee si sono infilati in una situazione dove l’avversario si è dimostrato un osso ben più duro di quanto avessero immaginato.

Guerra all’Iran spacca il mondo Maga

Le dimissioni di Joseph Kent danno l’idea della spaccatura nel mondo Maga; trumpiano di ferro ha lasciato l’incarico accusando la Casa Bianca di aver “voluto una guerra immotivata”.

Anche il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore dei negoziati di febbraio, ha dichiarato che “La guerra all’Iran è una catastrofe”, segno che “l’amministrazione Trump ha perso il controllo della sua politica estera”. Lo stesso Albusaidi conferma che “i due Paesi erano vicini ad un accordo, prima della guerra dei 12 giorni a giugno e prima dell’attacco di marzo.

L’Iran continua a resistere rispondendo colpo su colpo devastando le basi americane e israeliane nel Golfo, colpendo per rappresaglia anche il Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e la raffineria di Haifa. Tutto ciò nonostante l’aviazione sionista abbia sganciato, in oltre 20 giorni di guerra, oltre 12mila bombe sull’Iran di cui 3.600 solo su Teheran.

Dichiarazioni fuori controllo

L’Iran, per stessa ammissione dell’entità sionista, non è vicina al collasso e la resa non è all’ordine del giorno. Trump aveva già annunciato la vittoria nonostante i fatti dimostrassero il contrario, in barba alle agenzie di intelligence che cercano di smarcarsi dalla conduzione della guerra.

Sono le dichiarazioni del Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, smentiscono i desiderata del presidente quando afferma che: “Non è stato fissato alcun limite di tempo per la conclusione dell’Operazione Furia Epica,” aggiungendo poi che “sarà il Presidente a scegliere il momento in cui diremo di aver ottenuto ciò di cui avevamo bisogno”. Tutte dichiarazioni dimostrano solo una cosa: non ci sono piani per concludere una guerra che gli Stati Uniti hanno iniziato per non dispiacere il suo socio di maggioranza: Israele.

di Sebastiano Lo Monaco

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