Medio OrientePrimo Piano

Iran: la “carta curda” al servizio di Usa e Israele

Iran – I curdi sono un Popolo senza Stato, divisi fra quattro Paesi e divisi soprattutto fra loro. Il groviglio delle guerre in Medio Oriente li ha catapultati all’attenzione dell’opinione pubblica occidentale, essenzialmente europea, grazie ai media che li hanno rappresentati come attori di gran lunga più importanti di quanto non siano nella realtà.

Il motivo di questa sovraesposizione mediatica, che ha dipinto i curdi come protagonisti assai più importanti di quanto non siano nella realtà, e che ha fatto da cassa di risonanza al loro antico vittimismo, sta tutto nella partita che si sta giocando in Medio Oriente. Nella regione si stanno decidendo i nuovi assetti dell’area, con tutte le potenze regionali impegnate per strappare qualche vantaggio in questo momento di radicale cambiamento.

In un momento storico cruciale, uno degli strumenti più delicati della strategia americana in Asia occidentale torna alla ribalta: la “carta curda”. Negli ultimi giorni sono stati pubblicati resoconti e informazioni sui contatti che Donald Trump sta intrattenendo con importanti leader curdi, come Massoud Barzani e Pavel Talabani, parallelamente alle pressioni esercitate da Benjamin Netanyahu, in un serio tentativo di riattivare questa opzione nei confronti dell’Iran.

Tuttavia, nonostante l’apparente gravità di questo scenario, un attento esame dei dati sul campo e della storia politica della regione indica chiaramente che, se utilizzato, è probabile che fallisca.

Usa e Israele cercano di aprire un fronte interno all’Iran

Recenti sviluppi suggeriscono che Washington, con l’incoraggiamento di Israele, stia cercando di aprire un fronte interno all’Iran, incoraggiando i gruppi curdi a effettuare infiltrazioni e a creare focolai di tensione sul confine occidentale, tentando al contempo di destabilizzare la parte orientale attraverso altri gruppi.

Questo schema non è nuovo e rientra in quella che può essere definita la “strategia della periferia”, ovvero l’uso di minoranze e nazionalità come mezzo di pressione per indebolire lo Stato centrale. L’attuale scommessa si basa sul presupposto che la pressione militare esterna, combinata con disordini interni e soprattutto con l’attività armata (come accaduto di recente), potrebbe creare un momento di collasso nel sistema della Repubblica Islamica, o quantomeno un profondo sconvolgimento.

Scommessa fallita

Ma questa supposizione americano-israeliana, che può essere vista come una scommessa, ignora fatti fondamentali: l’arena curda, che si tratti dell’Iraq o dell’Iran, non è un singolo elemento facilmente manipolabile.

I curdi sono sparsi in diversi Paesi e il loro movimento politico e militare è soggetto a complessi equilibri che combinano interessi locali e regionali. Anche all’interno dell’Iraq, le relazioni tra gli schieramenti rappresentati da Barzani e Talabani non sono sempre sufficientemente armoniose da consentire ampie avventure strategiche. Inoltre, Talabani è considerato un alleato della Repubblica Islamica, sia per il legame storico di suo padre con Teheran, sia per le sfide comuni che hanno dovuto affrontare.

In Iran, il quadro è ancora più complesso. L’esperienza storica dimostra che i tentativi di militarizzare la questione curda incontrano due ostacoli principali:

  • La mancanza di un’ampia base pubblica per un progetto separatista completo, poiché i curdi in realtà godono dei loro diritti all’interno dello Stato e sono consapevoli che qualsiasi progetto separatista promosso dall’esterno rischia di concludersi in un fallimento totale.
  • Elevata capacità della Repubblica Islamica di contenere le tensioni politiche e di sicurezza, attraverso l’impiego di forze di sicurezza e militari, in particolare unità della Guardia Rivoluzionaria e Basij.

Confine occidentale dell’Iran attentamente monitorato da Teheran

Inoltre, qualsiasi tentativo di infiltrare gruppi armati oltre il confine iraniano incontrerebbe un fattore cruciale: la geografia. Il confine occidentale dell’Iran, sebbene montuoso, è attentamente monitorato e ben noto alle forze iraniane. Qualsiasi mossa su larga scala sarebbe esposta e soggetta a rapidi attacchi. Inoltre, qualsiasi discorso sul “controllo dei territori” all’interno dell’Iran è più vicino alla fantasia che alla realtà, poiché una mossa del genere richiederebbe copertura aerea, supporto logistico continuo e ampia base di sostegno locale.

È possibile che Donald Trump, per considerazioni interne o per le pressioni di Benjamin Netanyahu, consideri l’attivazione dell’arena curda un mezzo efficace per esercitare pressione sull’Iran. Ma questa valutazione ignora la complessità della realtà politica e operativa.

Invece di indebolire l’Iran, una mossa del genere potrebbe in realtà rafforzare la coesione interna e giustificare ampie risposte militari e di sicurezza, soprattutto nei confronti degli attori esterni coinvolti. Pertanto, la “carta curda” potrebbe rivelarsi un’avventura strategica destinata ancora una volta al fallimento.

di Redazione

Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi