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Mohammad Hannoun: Israele ordina, Italia esegue

L’arresto del Presidente dell’Abssp (Associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese), Mohammad Hannoun, mette con le spalle al muro coloro che hanno fatto finta di appoggiare la Resistenza palestinese e condannare il genocidio perpetrato dall’esercito israeliano, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania e non certo dal 7 ottobre del 2023.

L’ipotesi accusatoria è che dal 2001 ad oggi l’Abssp abbia raccolto 7,2 milioni di euro di fondi per Gaza e la Palestina, ma che il 71% di questo denaro sia finito a entità controllate da Hamas. Già il fatto che tali cifre si contino a qualche milione in venticinque anni, mentre le dichiarate vendite italiane di armi di sterminio di massa a Israele si contino a miliardi, è sconcertante.

Comunque, una decina di anni fa il tribunale di Genova aveva già respinto accuse simili su Hannoun, dicendo che: “La pretesa di far discendere la contestazione dalla asserita commistione tra Hamas e le associazioni umanitarie è argomento appena sufficiente per un’analisi politica o sociale del fenomeno, ma non per una decisione giudiziaria”.

Oggi, invece, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, e il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, scrivono testualmente che le indagini “non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale. Tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante”.

Caso Mohammad Hannoun: magistrati italiani si arrogano il diritto di dichiarare se un atto di resistenza è terrorismo o meno

Un cappello politico del tutto privo di carattere giuridico, che serve però a validare il principio secondo il quale: “Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”.

Quindi i magistrati italiani si arrogano il diritto di dichiarare se un atto di resistenza è terrorismo o meno, non avendone alcuna cognizione diretta, ma solo attenendosi a valutazioni politiche.

Inoltre, emerge che il materiale di indagine è esclusivamente di provenienza israeliana, senza alcuna possibilità per gli inquirenti italiani di valutarne la veridicità. Cosa è stata subito fatta rilevare dall’associazione Giuristi e Avvocati per la Palestina (Gav), che afferma: “Il ricorso a fonti israeliane per dichiarare l’appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri gravi crimini internazionali”.

Il teatrino politico italiano si accende, dando il peggio di sé. La destra ritiene di aver messo con le spalle al muro la sinistra, la quale si svincola subito, non aspettando che il gallo canti tre volte.
Il palwashing [1] ha esaurito la sua funzione di sbiancare i settori filoimperialisti a sinistra. Le manifestazioni si sono fermate, ma non il martirio del popolo di Gaza e Cisgiordania.

[1] https://www.lariscossa.info/severgnini-pal-washing-libia-e-verita-censurate/

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