Svolta nella Chiesa: arriva un Papa sudamericano

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di Mauro Indelicato

Quando la fumata bianca ha iniziato a fare pesantemente capolino nel comignolo della Sistina, in molti già pensavano ad Angelo Scola: partendo da un blocco di 50 voti, era il logico e giusto ragionamento, più breve è un conclave, più chance di elezione ha il favorito della vigilia.

In realtà, come per gli istant–pool delle politiche, specialmente per il Conclave verifiche, supposizioni e ragionamenti della vigilia lasciano il tempo che trovano; nessuno sa cosa realmente sia accaduto in queste 24 ore di clausura in Sistina e dunque ogni previsione può venire, come in questo caso, lautamente smentita.

Sono bastate cinque votazioni in questo Conclave, per presentare vestito di bianco un personaggio che nessuno si aspettava, il classico “outsider”; ma quello che più sorprende è che Papa Bergoglio, inizialmente, era fuori dai giochi anche nel caso in cui la scelta fosse caduta su un sudamericano o su un extra–europeo.

Cosa dire di Jorge Luis Bergoglio? La sua sembra una scelta di forte discontinuità, ma anche di transizione: la discontinuità consiste nel fatto che si è scelto un Papa extra–europeo, fuori da ogni logica curiale e politica, fuori da movimenti come Comunione e Liberazione o i Cavalieri di Colombo, vere e proprie lobby che soffiavano pesantemente su questa votazione papalina. Anche il nome scelto, Francesco I, è un nome mai usato in duemila anni di storia della Chiesa e, unito alla presentazione con una croce di legno sul petto, dà l’idea di quale possa essere la linea che seguirà il pontificato di Bergoglio.

La scelta di transizione invece, consiste nell’età del nuovo Vescovo di Roma; Francesco I ha infatti 76 anni, non certo quindi giovane, ma nell’orientamento preso dal Conclave questo ha pesato evidentemente poco, pensando forse al precedente storico di Pacelli, visto che in appena cinque anni Giovanni XXIII ha segnato il pontificato più importante del 900.

Francesco I viene da una terra martoriata come l’Argentina, che però al contempo è una terra che sta offrendo al mondo una chance di nuova governance affrancata dagli USA e dal FMI; non solo il governo di Buenos Aires, ma l’intero “sur” del continente americano sembra in fermento politico e culturale da almeno un decennio ed esprimere un Papa, sarà per questi popoli, da sempre molto cattolici, un’occasione in più per far sentire la loro voce e per spostare gli equilibri internazionali.

Il Conclave sembra aver recepito le istanze provenienti dal “basso” della Chiesa, non a caso nel suo primo discorso Francesco I non si è mai menzionato come Papa, ha citato almeno cinque volte la parola “popolo” ed ha ringraziato il “Vescovo emerito” di Roma, Benedetto XVI; per il momento, l’opinione pubblica sembra apprezzare: raramente si vedono su Facebook commenti unanimi positivi su scelte della Chiesa come in questo caso, specie in un periodo in cui gli scandali della pedofilia e dello IOR hanno gravemente minato la propria credibilità.

E’ anche questo forse uno dei motivi che hanno spinto i Cardinali, in appena cinque votazioni, ad attuare una scelta per la prima volta extra–europea: l’impatto mediatico è stato infatti un successo, miliardi di persone in tutto il mondo hanno seguito l’evento ed applaudito con fiducia e speranza alla vista di Francesco I.

E’ la sconfitta, per quanto riguarda la Curia romana, di una corrente cardinalizia che ha tenuto sotto scacco il Vaticano nell’ultimo decennio, ossia dall’inizio della malattia di Giovanni Paolo II fino alle dimissioni di Ratzinger; Ruini, anche se era assente, Bertone, Bagnasco, Piacenza, Sandri, sono loro i veri sconfitti di questo Conclave, essi sono gli artefici di tante scelte discutibili attuate oltre che dalla Santa Sede, anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, rea di aver monopolizzato ogni aspetto della vita politica e non solo del piccolo stato oltre Tevere.

Tornando alla figura di Bergoglio, desta molta curiosità un dato: è diventato sacerdote nel 1969, a 33 anni, è dunque il primo Papa a non essere ancora all’interno della Chiesa in pieno Concilio Vaticano II e questo è un altro elemento di discontinuità generazionale con i suoi predecessori; venendo, come detto prima, da una terra martoriata, si imbattè nel regime dei colonnelli, che si insediava a Buenos Aires proprio nei suoi primi anni di sacerdozio.

La chiesa argentina ebbe grandi responsabilità nel sostenere un brutale regime; lo stesso Bergoglio, è risultato qualche anno dopo essere invischiato, non come protagonista ma come persona informata sui fatti, in qualche caso di sparizione di preti che si erano rifiutati di appoggiare i colonnelli. Qualche anno dopo, da Cardinale della capitale argentina, fu lo stesso Bergoglio a dichiarare l’anno santo di penitenza della Chiesa di Buenos Aires per espirare le colpe commesse da diversi prelati negli anni 70.

Vescovo di una città profondamente distrutta dalla crisi economica del 2001, l’allora Cardinal Bergoglio si caratterizzò per le condanne contro la corruzione e contro un sistema politico che ha portato allo sbando l’Argentina; famoso fu il suo gesto di destinare alle favelas i soldi che erano stati raccolti dai fedeli per recarsi a Roma ad assistere alla propria investitura da Cardinale.

Bergoglio nel suo paese è molto popolare, anche per il proprio atteggiamento vicino alla gente, come testimoniano i proprio spostamenti in autobus nelle vie della capitale argentina; si presenta così dunque Francesco I, primo non soltanto nella scelta di un nome popolare, ma anche in tante altre cose accennate prima, dalla sua provenienza extra–europea alla sua presentazione “sobria” in piazza San Pietro.

Di fronte a se ha tante sfide: ha una chiesa divorata dagli scandali e dalla perdita d’etica, da una società europea sempre più scettica sull’istituzione religiosa romana e sempre più orientata a sradicare le proprie origini cristiane. “E’ un cammino da realizzare insieme” ha affermato Francesco I in una delle sue prime frasi da Papa, vedremo quale tipo di cammino prenderà il suo pontificato.

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