Siria dopo Assad: flussi di petrolio russo aumentati del 75%

In Siria, il dopo Assad fa ancora tanto discutere, soprattutto per i tanti punti oscuri che permangono sull’uscita di scena di al-Assad. La Russia, tra i principali attori nelle vicende siriane, è diventata il principale fornitore di petrolio della Siria dopo il crollo del governo dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad e l’ascesa al potere dell’ex capo di Al-Qaeda, Ahmad al-Sharaa.
Quest’anno, le spedizioni di petrolio russo sono aumentate del 75%, raggiungendo circa 60mila barili al giorno, secondo i calcoli di Reuters basati su dati ufficiali e sul tracciamento delle navi forniti da LSEG, MarineTraffic e Shipnext.
Sebbene questi volumi rappresentino solo una piccola frazione delle esportazioni totali di petrolio della Russia a livello globale, sono significativi per la Siria. Con la produzione interna ancora ben al di sotto della domanda, le forniture russe hanno reso Mosca il principale fornitore di greggio del Paese.
Secondo due analisti e tre funzionari siriani citati da Reuters, il commercio è motivato da necessità economiche a Damasco e al contempo consente a Mosca di mantenere la propria influenza in Siria.
“Se gli Stati Uniti non riuscissero a raggiungere un accordo o una soluzione con la Russia riguardo all’Ucraina, non sarebbe una sorpresa se ordinassero alla Siria, da un giorno all’altro, di interrompere l’acquisto di queste forniture di petrolio”, ha affermato l’economista Karam Shaar.
Dalla caduta di Assad, la Siria ha subito un profondo avvicinamento a Washington e all’Occidente. Gli Stati Uniti hanno dichiarato Damasco partner e alleato nella “lotta contro l’Isis”, ignorando i legami del governo siriano con l’organizzazione terroristica. Inoltre, Damasco sta intrattenendo colloqui con Israele e, su richiesta di Washington, ha avviato una repressione contro le fazioni della Resistenza palestinese in Siria.
di Redazione



