Sicilia, da isolani a isolati è un attimo

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Sicilia – Immaginate di volere trascorrere le prossime festività con i vostri cari. Siete fuori per lavoro e da mesi non vedete mamma, papà, sorella, fratello e amici vari. In fondo, il Natale è bello anche per questo. Ognuno di noi conserva un bel ricordo delle grandi rimpatriate per le feste comandate. Voi che amate ogni angolo della vostra città e che contate i giorni che vi separano dal festoso rientro. Avete provato a rimanerci nei luoghi dei ricordi, ma la vita ha deciso per voi e vi ha allontanato per garantirvi un futuro migliore. Ecco, questa, in poche righe è la storia di centinaia di migliaia di siciliani che sono stati costretti ad emigrare.

Chi oggi per lavoro o per studio si è allontanato da casa vive la condizione di fuori sede in maniera ancora più sofferta. Se pensate che raggiungere un posto oggi sia facile come bere un bicchiere d’acqua non avete sentito il racconto di un viaggiatore isolano. A titolo di esempio metteremo a confronto due ipotetici turisti che trovandosi a Torino vorrebbero provare a capire quanto spenderebbero se decidessero di festeggiare il Natale, magari, seduti sulla famosa scalinata di Piazza di Spagna a Roma, e quanto invece sborserebbero se optassero per una granita al limone in uno dei tanti chioschi di Catania a qualche giorno dalla santa festa.

Dunque, facendo un rapido giro tra i vari siti ufficiali delle compagnie aeree che coprono le rotte sopra citate avremmo la situazione seguente: nel primo caso il nostro turista se la caverebbe con una modica spesa che varia dai 90 ai 100 euro. Nel secondo caso l’impegno economico sarebbe di 250 euro circa. Una bella differenza. Adesso starete pensando che il nostro simpatico globetrotter potrebbe scegliere un mezzo alternativo e risparmiare qualche euro. Neanche per idea, i treni sono pieni e i posti prenotati da mesi. Gli stessi treni che impiegano il doppio del tempo dei “cugini” veloci che fanno le tratte dalla Campania in su.

Sicilia e disparità

Insomma, è di questo che stiamo parlando. Per anni siamo stati sommersi da discorsi sulla necessità di garantire la continuità territoriale, di agevolare chi vive nelle isole, di costruire improbabili ponti che facciano guadagnare qualche preziosa manciata di minuti al fine di rendere il viaggio un’esperienza dal sapore vagamente romantico. Niente di tutto questo. Chi parte o chi viene in Sicilia deve contare prima di tutto su una buona stella, dopodiché deve sperare che le uniche poche compagnie aeree che si ricordano di questo pezzo di terra galleggiante in mezzo al Mediterraneo, si mettano a disposizione degli sventurati viaggiatori e non decidano di fare loro un regalo per nulla gradito rincarando i biglietti tanto da renderli inaccessibili ai più. Perché, per dirla in soldoni, le disparità di trattamento a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi ci fanno pensare che questo Paese viaggi davvero a due velocità diverse e che il prezzo più alto dello squilibrio tra nord e sud lo paghino, ancora una volta, i meridionali.

Con buona pace di politici che promettono soluzioni che puntualmente non arrivano a destinazione; anche essi fermi al palo come chi non può permettersi un biglietto aereo. Fateci un piacere, almeno per queste feste non trasformateci da isolani in isolati. Siate buoni, almeno a Natale.

di Adelaide Conti

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