Radioattività, ed è ancora silenzio

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Una rete che registra e monitora in tempo reale i livelli di radioattività, questa dovrebbe essere la rete Ramon. La notizia dell’esistenza di questa rete è abbastanza recente, risale al 13 maggio 2015, quando il Fatto Quotidiano pubblicò un’inchiesta sulla base di una segnalazione anonima di Toxicleaks. “Qualche anno fa, mentre si effettuavano degli scavi nei pressi del mai avviato mattatoio di Teulada, all’incrocio con la strada provinciale 70, è stato accidentalmente tranciato un cavo telefonico, che risultò collegato a un rilevatore di radioattività posizionato nei pressi del fiume e di una falda acquifera e attivo dagli anni 60/70”, questo quanto si legge nel testo della segnalazione.

La segnalazione in questione è stata effettuata nei pressi della base di Capo Teulada (coordinate: 38.9648251, 8.7629539), ma la rete Ramon sarebbe composta da 1237 stazioni dislocate su tutto il territorio nazionale. Alla denuncia del Fatto Quotidiano ha fatto seguito il solito segreto di Stato. Ai dati relativi alle variazioni del grado di radioattività nell’aria non hanno perciò accesso né i comuni, né gli enti regionali, né tantomeno i singoli cittadini.

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Interpellanza sulla rete Ramon

L’interpellanza parlamentare del M5S

Il 14 maggio 2015, in seguito alla divulgazione delle notizie relative alla rete Ramon, è stata presentata un’interpellanza parlamentare da parte dell’On. Vallascas in cui si sottolineano le preoccupazioni legate in particolare alle zone limitrofe al poligono di Capo Teulada. Sarebbe infatti nell’interesse pubblico conoscere le rilevazioni relative all’uso, durante le esercitazioni militari annuali, di missili Milan contenenti Torio 232.

La risposta istituzionale non si è fatta attendere. Durante la seduta del 16 giugno 2015, il sottosegretario di Stato Gianpiero Bocci sottolinea che “la rete del Ministero dell’interno si configura a tutt’oggi essenzialmente come una rete di «allarme» che assolve alla funzione primaria di difesa civile, ragion per cui i dati da essa gestiti ricadono nei casi di esclusione del diritto di accesso all’informazione ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 195 del 2005, in base al quale l’accesso può essere negato quando la divulgazione dell’informazione reca pregiudizio «alle relazioni internazionali, all’ordine e sicurezza pubblica o alla difesa nazionale».

Non è chiaro quale tipo di pregiudizio alle relazioni internazionali e alla sicurezza pubblica possa recare la rivelazione di questi dati. Dati che verrebbero raccolti proprio in difesa di quell’interesse civile in ragion del quale non possono essere rivelati.
Due anni dopo ancora tutto tace e forse quello della Rete Ramon sarà solo uno dei tanti paradossi all’italiana.

di Irena Masala

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