Nigeria e Myanmar, il perchè di tanti massacri di musulmani

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Quando il 2 gennaio 2016 i regnanti dell’Arabia Saudita annunciarono di avere decapitato il principale religioso sciita del Paese, Sheikh Nimr Baqr al-Nimr, giustiziato insieme ad altre 46 persone, perché accusato di aver favorito le “ingerenze straniere” nel regno, molti commentatori ripresero il vecchio mantra della “guerra di religione” tra sciiti e sunniti per dare una spiegazione al massacro degno delle bande Daesh. Per spiegare i massacri dei musulmani all’interno e oltre il Medio Oriente si sono riesumate perfino le guerre religiose della cristianità, proponendo un banale parallelismo tra la guerra dei trenta anni del sedicesimo secolo combattuta perlopiù tra cattolici e protestanti, con la guerra dei trenta anni combattuta in seno all’Islam.

musulmaniAl di là delle pedestri generalizzazioni, quali sono le cause reali di tanti massacri, della massiccia devastazione delle infrastrutture, dello spostamento di milioni di musulmani, che non sono mai stati limitati a Iraq, Siria, Libano, Afghanistan e Striscia di Gaza, anzi sono andati al di là di questi Paesi fino all’Asia Orientale e alle popolazioni musulmane dell’Africa? Due sono gli eventi che hanno dato origine ad una nuova fase nel mondo islamico: la Rivoluzione Islamica dell’Iran nel 1979 e il Crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.

Dopo questi due eventi, gli sviluppi del mondo musulmano hanno visto il passaggio ad una nuova fase. Fino ad allora, la questione chiave del mondo musulmano era stata l’occupazione israeliana delle terre palestinesi, un problema che ha spinto i Paesi musulmani verso l’unità. Ma le cose sono cambiate gradualmente nella regione dell’Asia occidentale e in altre nazioni musulmane del mondo quando un governo islamico è salito al potere in Iran nel 1979, dopo la rimozione dello Shah. Ciò ha portato al collasso della “politica dei pilastri gemelli” progettati da Nixon che non  vedeva l’ora di potenziare l’Iran dello Shah e l’Arabia Saudita, per proteggere gli interessi degli Stati Uniti nella regione e bloccare in gran part la strada dell’influenza sovietica.

Vedendo il governo post-rivoluzionario dell’Iran come un handicap all’attuazione delle sue strategie in Asia Occidentale, gli Stati Uniti in tutti questi anni di vita della Repubblica islamica hanno cercato di costruire un punto di vista arabo negativo sulla Rivoluzione Islamica dell’Iran. I media occidentali e i governi occidentali hanno lanciato il loro progetto Iranophobico, moltiplicando le preoccupazioni sui cosiddetti sforzi di Teheran per diffondere l’Islam sciita in tutta la regione, e mettendo in guardia i leader regionali dal nuovo sviluppo introdotto dall’Iran nella regione, che  avrebbe potuto scuotere i regimi arabi.

E’ stato in questo momento che il crollo dell’Unione Sovietica ha lasciato incontrastato il potere degli Stati Uniti sulla scena mondiale. Per giustificare i suoi interventi in tutto il mondo, Washington aveva bisogno di un nemico straniero da fornire ai leader della Casa Bianca per gli attacchi del 9/11. La guerra americana contro i musulmani è iniziata a questo punto, abbattendosi sul mondo musulmano sempre di più.

I leader di Arabia Saudita e di altri Stati arabi della regione del Golfo Persico rimasti all’interno dell’alleanza occidentale nel tentativo di salvare la sicurezza e e garantire i loro interessi, chiudendo gli occhi sulle stragi guidate dagli americani sui popoli musulmani, hanno anche criticato l’appoggio iraniano ai musulmani oppressi, motivandolo con le mire espansionistiche di Teheran.

L’instabilità, la massiccia devastazione delle infrastrutture, e lo spostamento di milioni di musulmani non sono mai stati limitati a Iraq, Siria, Libano, Afghanistan, e Striscia di Gaza, anzi hanno colpito anche l’Asia Orientale e i musulmani d’Africa.

Gli sconvolgimenti in Africa

L’ordine politico è stato danneggiato in Egitto, Libia, Tunisia, Sudan, Somalia e per ultimo in Nigeria, la cui popolazione musulmana è stata vittima di scontri settari e religiosi. Il 50 per cento dei 180 milioni di nigeriani sono musulmani, di cui 10-12 milioni sono musulmani sciiti. Quando la Rivoluzione iraniana è riuscita nel 1979, gli sciiti della Nigeria erano solo 500mila. Ma l’impegno e le promozioni gestite da gruppi sciiti hanno leggermente trasformato la composizione della popolazione in Nigeria, in cui i musulmani sciiti aumentano di giorno in giorno, tra  le preoccupazioni di Israele e dei suoi alleati. Boko Haram ne è stato il risultato con l’adozione di una versione estremista e il tentativo di stabilire uno “Stato islamico” in  Nigeria, fornendo due tipi di scuse, una per l’Occidente di intervenire nelle nazioni africane e l’altra per i cristiani e gli eserciti africani di massacrare i musulmani nei loro Paesi. In mezzo a queste tensioni leader nigeriani e istituzioni statali sono stati tenuti a monitorare e bloccare gli aderenti al Movimento islamico in Nigeria guidato dal religioso sciita, sceicco Ibrahim Yaqoub El Zakzaky, per fermare l’espansione della comunità sciita nel Paese.

La politica americana anti-islamica in Asia orientale

La politica americana anti-islamica è stata implementata anche in Paesi dell’Asia orientale come il Myanmar e lo Sri Lanka, due Paesi che hanno la maggioranza buddista. Prima della loro sottomissione all’influenza americana, i loro leader non avevano alcun problema con i musulmani. Ma la promozione islamofobica dei media occidentali circa i rischi di diffusione dell’Islam ha provocato i governanti a sollevare preoccupazioni per l’unità dei loro Paesi e la sopravvivenza della loro religione. Gli Stati Uniti hanno mostrato un’immagine violenta dei musulmani sulle reti attraverso notizie, filmati, animazioni, e persino videogiochi, influenzando i buddisti, nonostante il fatto che per il buddismo la coesistenza pacifica sia il migliore nei suoi insegnamenti. Le ostilità dei buddisti contro i musulmani del Myanmar non si sono limitate al popolo, ma hanno coinvolto anche il presidente del Paese e il leader spirituale del Buddismo, il Dalai Lama, che hanno sostenuto la campagna anti-musulmana del Paese.

Quasi tutti gli Stati che la rivista sionista “Kivunim” suggeriva nel lontano 1982, di smembrare destabilizzandoli per linee di faglia etniche e religiose, sono stati devastati: Iraq e Libia, Somalia e Afghanistan e Siria sono preda alle guerre e odi tribali, esattamente come voluto. Ma la lista è incompleta senza l’Iran. E’ il più grande degli Stati di cui Israele vuole la distruzione; è quello che più gli suscita il terrore e disturba il suo delirio di onnipotenza.

di Cristina Amoroso

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