Muos: “La storia Infinita”

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di Adelaide Conti

La si potrebbe chiamare “La storia infinita 2” quella che vede schierati su fronti opposti gli attivisti No Muos e le Istituzioni. I primi non fanno in tempo ad esultare che arriva loro un’altra tegola in testa. L’ennesima. Fuor di metafora, quella sentenza che tutti aspettavano con impazienza, emessa dal Cga ha un sapore amaro e getta nuovamente tutti nello sconforto. La tanto discussa sentenza, nello specifico, affida l’incarico ad un collegio di esperti composto da tre Ministri (Salute, Ambiente e Infrastrutture) e due scienziati nominati rispettivamente dal Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Cun (Consiglio Universitario Nazionale) di stabilire se e quali rischi ci sarebbero per la salute umana, per l’ambiente e per la sicurezza dei voli con la messa in funzione del sistema satellitare della Marina militare statunitense. Ci sembra del tutto evidente che, un collegio formato per la maggioranza da componenti del governo, possa non garantire la neutralità nel giungere ad una conclusione. Va ricordato – a questo proposito – che è stata proprio l’avvocatura di Stato a presentare il ricorso al Cga per annullare gli effetti della sentenza del Tar di Palermo che poneva di fatto l’impianto sotto sequestro dichiarandolo abusivo.

Eppure a distanza di quasi otto anni si continua a discutere sulla pericolosità o meno dell’impianto. Le tesi di autorevoli scienziati non sono servite ad addomesticare questo folle disegno strategico. Ai due schieramenti contrapposti si è aggiunto un terzo elemento. La tragica partita da qualche anno a questa parte si gioca dunque su tre fronti: la Marina militare statunitense, gli attivisti No Muos e il governo italiano. Le teorie s’intrecciano: a quella che sostiene che le mega antenne serviranno per difenderci da possibili futuri attacchi terroristici, fa da contraltare quella che vede proprio nel Muos l’origine di qualche possibile attacco.

Un atteggiamento – quello del governo italiano – assai discutibile e poco chiaro. D’altronde, a ben pensarci, di ombre la vicenda dell’impianto statunitense ne ha davvero tante, a partire dalle autorizzazioni concesse per realizzarlo, in un’area dove non è possibile in alcun modo edificare. Che gli enti preposti siano stati un po’ troppo leggerini nel concedere autorizzazioni è ormai cosa nota. Nei fatti: il Muos ha una potenza devastante, è stato costruito all’interno di un’area dichiarata Sic e ad oggi i possibili effetti sulla salute umana sono ancora sconosciuti. Ma forse chiedere alla grande potenza americana di rispettare le leggi è davvero troppo. Ora tutta l’attesa si concentra sull’esito dello studio di questo nuovo collegio chiamato a decidere sulla vicenda. Per i niscemesi, e per i tanti siciliani che hanno sostenuto questa battaglia, la parola fine è ancora tristemente una chimera. Difficile immaginare che oggi ci sia ancora qualcuno nelle istituzioni capace di pensare al bene comune. D’altronde il Muos ne è un fulgido esempio.

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