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Messico, terzo Paese per numero di giornalisti assassinati

La Federazione Internazionale dei Giornalisti, nel suo report annuale, ha diffuso i dati sui giornalisti assassinati nel 2016. Il Messico risulta il terzo paese al mondo per numero di giornalisti assassinati. Ai primi due posti di questa graduatoria si attestano paesi vittime di aggressioni militari come l’Iraq e l’Afghanistan.

Diritti MessicoLa situazione politica che ha visto il ritorno al potere del Pri (Partido Revolucionario Istitucional), un ossimoro governante dopo la parentesi decennale del Pan (Partido Acción Nacional), ha dimostrato ancora una volta l’importanza dell’oligarchia nazionale nelle elezioni presidenziali. Nonostante le ripetute accuse di corruzione il Pri, che si attesta su posizioni “moderate/liberali”, vanta 70 anni di governo, interrotto solo nel 1996 dal Pan, di chiare tendenze conservatrici. Entrambi i partiti, e le coalizioni di governo succedutesi, non hanno dato spazio alla salvaguardia dei diritti umani né alla tutela dell’informazione.

Gli undici omicidi di giornalisti avvenuti in Messico nel 2016 rappresentano un’evidente anomalia nel panorama mondiale. Infatti, nonostante non ci sia una vera e propria guerra civile in atto, informare resta un’attività con altissimo tasso di rischio. Basti considerare che tra i 30mila casi di desaparecidos registrati nella scorsa decade si iscrivono per lo più attivisti per i diritti civili ed ambientali e/o manifestanti, ossia persone che han cercato di far emergere le violazioni civili ed ambientali nude e crude.

Negli ultimi 10 anni il numero dei giornalisti assassinati o scomparsi ammonta a circa 100 unità. Tra di essi la maggior parte è rappresentata da reporter locali che investigavano su casi di cronaca nera (omicidi e desaparecidos) o su reati di natura ambientale.

Pedro Miguel, editorialista del quotidiano “La Jornada”, intervistato al proposito, afferma: “Noi giornalisti messicani viviamo in uno stato di insicurezza perpetuo, alla mercé del crimine organizzato e senza adeguate tutele statali”.
Il giornalista continua così: “Da anni ci governa un’oligarchia che ha concentrato i suoi sforzi nella corruzione dello Stato, privatizzazione degli enti pubblici e che ha rinunciato alla salvaguardia delle tutele fondamentali come il preservare la vita, la sicurezza ed i diritti del popolo”.

Uno Stato, il Messico, in cui difendere chi fa informazione diventa di anno in anno più complicato. Uno Stato il cui presidente, Enrique Peña Nieto, si è dimostrato propenso alla tutela dei diritto all’informazione più a parole che a fatti. Uno Stato in cui corruzione ed infiltrazione “malavitosa” convivono su vari strati, rendendo il paese uno dei posti più difficili al mondo per chi fa informazione.

di Maurizio di Meglio

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