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L’ipocrita lotta al terrorismo di un Occidente complice; una verità che non si vuole raccontare

di Salvo Ardizzone

Il bilancio ufficiale parla di 132 morti oltre a 349 feriti, una lunghissima lista di vittime destinata ad allungarsi perché 42 dei ricoverati sono tutt’ora in rianimazione.

Stando ai comunicati della Procura, sono stati tre gruppi di terroristi – al momento pare composti da otto uomini – a compiere i sette attacchi fra le 21.20 di venerdì fino alle 0,50 di sabato; tutti concentrati nel centro di Parigi, fra il X° e l’XI° Arrondissement: allo Stade de France e nelle immediate vicinanze si sono fatti esplodere in successione tre attentatori che non sono riusciti a entrare mentre era in corso l’amichevole Francia–Germania, sarebbe stata una mattanza orrenda; in una brasserie s’è fatto esplodere un altro che s’era seduto a un tavolino: fin qui a morire è stato solo un passante.

La strage s’è consumata con gli altri attacchi: uomini sono scesi da vetture e hanno aperto il fuoco al Bar Le Carillon e al Ristorante Le Petit Cambodge, al locale La Bonne Biere ed alla pizzeria Casa Nostra, al Café La Belle Equipe.

Il culmine c’è stato nell’assalto al Teatro Bataclan, zeppo di 1.500 spettatori che assistevano a un concerto: tre terroristi hanno eliminato gli uomini della sicurezza, sono entrati nella sala ed hanno vuotato caricatori e caricatori sulla folla; il bilancio è di 89 morti e decine di feriti gravi. Mentre continuavano ad eliminare metodicamente chi non era potuto fuggire, sono intervenuti i reparti speciali che hanno ucciso un terrorista, gli altri due si sono fatti esplodere.

L’Isis ha rivendicato le stragi, correlandole con gli attacchi aerei condotti in Siria ed Iraq, ma con una stranezza: cita azioni compiute nel X°, XI° e XVIII° Arrondissement, malgrado in quest’ultimo nulla sia avvenuto; probabilmente l’andamento delle azioni ha modificato i piani iniziali. In ogni caso viene preannunciato l’inizio di una stagione di sangue. Ancora una stranezza è il fatto che l’unico attentatore superstite, malgrado la sorveglianza stretta, domenica mattina sia riuscito ad attraversare la frontiera con il Belgio dove risiedeva.

Il giorno prima degli attacchi, i servizi iracheni avevano allertato Parigi della formazione di un commando di 24 membri per effettuare attentati in Francia: 19 per effettuare attacchi e 5 con compiti logistici.

Dai primi accertamenti condotti per identificare i terroristi, tre sarebbero di cittadinanza francese e tre proverrebbero dal Belgio, più esattamente da Molenbeek, un quartiere povero di Bruxelles, e d’altronde dal Belgio provengono due delle auto utilizzate dai gruppi di fuoco. Seguendo questa pista, che al momento appare la principale, sono già stati effettuati degli arresti sia a Parigi che in Belgio.

Fin qui i fatti che sono in continua evoluzione.

La reazione che è succeduta ha dimostrato non solo che gli eventi del gennaio scorso, con la strage del Charlie Ebdo e quanto è seguito, non sono stati minimamente compresi, ma che il copione mediatico è sempre lo stesso, dettato da chi vuol dare una lettura dell’accaduto strumentale e totalmente avulsa dalla realtà.

Media, politici, sedicenti commentatori e cosiddetti esperti stanno facendo a gara per dipingere un Occidente sotto attacco, per dimostrare uno scontro fra civiltà in atto, per affermare che l’Islam ha in sé i germi della violenza, del terrorismo.

Si parla di vaste alleanze contro il “Terrore”, che mettano dentro con piena voce in capitolo Paesi come l’Arabia Saudita e la Turchia; gli Usa si proclamano in testa a questa battaglia contro la barbarie.

Cerchiamo una volta per tutte di ragionare mettendo in fila le cose per come stanno: Isis e prima Al-Qaeda sono state create dagli Usa e dai suoi alleati del Golfo per destabilizzare il Medio Oriente, eliminando regimi “scomodi” per sostituirli con altri controllati. Una politica antica che ha radici nelle guerre per “esportare” la democrazia dell’era Bush. Con buona pace della potenza mediatica a Stelle e Strisce, che ha fatto di tutto per passare la cosa sotto silenzio, questo è un fatto più che assodato. Ed è a quella stessa potenza mediatica che è stata affidata la creazione della favola di un’opposizione “moderata” siriana che semplicemente non esiste, se non si vogliono intendere per tali i qaedisti di Al-Nusra e i loro alleati.

È vero che l’Isis, cresciuto a dismisura, si sia sottratto in parte alla tutela seguendo disegni propri, ma è rimasto uno strumento giudicato prezioso per la destabilizzazione di un’area che, altrimenti, troverebbe una naturale sistemazione contraria agli interessi di Washington e ancor più di Riyadh.

Al-Qaeda e le sue filiazioni come Al-Nusra, continuano invece ad essere in stretti rapporti con chi li ha creati e prosegue a foraggiarli ed usarli: da ultimo, in margine ai colloqui di Vienna sulla soluzione della crisi siriana, il ministro degli Esteri saudita al-Jubeir ha detto chiaramente alla stampa che Riyadh continuerà a finanziare ed aiutare in tutti i modi i qaedisti per rovesciare il Governo di al Assad. E questa è solo l’ennesima dimostrazione che, dai tempi di Osama Bin Laden, è l’Arabia Saudita la casa madre del terrorismo.

La Turchia di Erdogan, al momento coccolata dalla Ue per la minaccia dei migranti, ha fatto di tutto per aiutare qaedisti e Isis (compreso trafficare in petrolio), nella prospettiva di distruggere Siria ed Iraq espandendo la propria influenza in quell’area. La sua cosiddetta lotta al “Terrore”, a parte qualche raid di facciata, s’è rivolta contro i miliziani curdi (vedi caso nemici veri dell’Isis), massacrati a centinaia dall’aviazione di Ankara.

Quanto a Washington, che proclama di essere alla testa della guerra ai terroristi, se è pur vero che non si è lasciata coinvolgere come avrebbero voluto Riyadh e Tel Aviv, lo è ancor di più che, malgrado i proclami, si è guardata bene dal combattere l’Isis. La strategia di Obama prevede che il Medio Oriente rimanga un’area di instabilità, in cui nessuno degli attori debba prevalere e tutti chiedano il suo aiuto; l’Isis in questo è una pedina essenziale, che va magari contenuta ma non eliminata. Di prove ce ne sono anche troppe, ma basterebbe la ridicola farsa della campagna aerea e il mancato appoggio (serio) alle offensive irachene per liberare il Paese.

La verità che nessuno vuole raccontare anche se evidente, è che Isis, Al-Qaeda e così via sono solo bande criminali al soldo di chi ora dice di volerli combattere; mercenari preziosi per impedire che quell’area si stabilizzi, inaugurando una vasta regione di collaborazione da Teheran a Beirut. Contro di questo tutti si scagliano per tentare d’impedirlo in ogni modo.

Il fatto è che gli accordi di Vienna sul nucleare hanno segnato uno spartiacque assai più significativo di quanto s’aspettava Obama: con la riammissione dell’Iran nel consesso internazionale e l’intervento russo che ha riempito il vuoto lasciato dall’ambiguità degli Usa, le cose sono mutate drasticamente.

Piaccia o no, Takfiri e Daesh sono ormai in rotta sia in Iraq che in Siria e, ancora piaccia o no, malgrado non lo si voglia riconoscere, il peso dell’Iran nella lotta al terrorismo è essenziale e sono le forze sciite a combattere quelle battaglie. Anche se i media lo passano sotto silenzio, in Iraq la gran parte dell’Anbar è stato riconquistato, ed a Ramadi, il capoluogo della Provincia, resta solo qualche banda imbottigliata. I riflettori sono però tutti su Sinjar, il centro ripreso dalle forze curde, che vengono descritte le salvatrici dell’Iraq; peccato si taccia volutamente che senza l’Iran e i volontari sciiti iracheni, sarebbero state spazzate via a più riprese.

In Siria, Esercito, Hezbollah, Iraniani e volontari sciiti stanno demolendo le bande di “ribelli” e Daesh con l’appoggio russo. Ed è lì che sta la testa del serpente: eliminata quella, le forze che si sono mobilitate si sposteranno in Iraq e Libano per completare l’opera. È questo sempre più ampio successo iraniano che preoccupa.

In questi sviluppi stanno e motivazioni delle stragi di Parigi; lasciando perdere la ridicolaggine di voler punire la Francia per dei raid marginali, i terroristi obbediscono a due necessità, una interna: attraverso un atto di altissima risonanza mediatica, riaffermare un “marchio” offuscato dalle sconfitte sul campo; un’altra esterna, dedicata ai loro sponsor: con un attentato di simile portata, giustificare un coinvolgimento di tutti in una “soluzione”, rimettendo in gioco anche quegli Stati e quei gruppi di potere, supporter del “Terrore” come l’Arabia Saudita, che ora stanno nettamente perdendo la partita sul campo.

In nome di un’emergenza straordinaria, tentare di recuperare attorno a un tavolo quello che non si è raggiunto con anni di guerre e che ora sta per perdersi irrimediabilmente; è questa la chiave di lettura, senza scomodare scontri di civiltà che semplicemente non esistono.

Un’ultima notazione su tutti quegli sciacalli che per lucrare consensi sulle paure e la disinformazione della gente, vomitano odio e idiozie su chi è diverso: è gente priva di idee e di valori degni di questo nome, pronta a vendere se stessa per convenienza e per il potere; gente pronta a edificare il proprio piedistallo sui lutti e le disgrazie altrui. I Popoli non li meritano e mai li seguirebbero solo che li lasciassero pensare senza avvelenarne gli animi con le menzogne.

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