Libano e la visione dell’Imam Musa al-Sadr

Libano – L’Imam Musa al-Sadr presentò alla nazione un progetto politico completo che potesse fungere da piattaforma: sovranità inalterata, uno Stato capace e giusto e una società inclusiva che trascendesse le barriere artificiali tra i cittadini. Questa visione oggi si scontra con la realtà di un processo decisionale ufficiale dipendente da centri di influenza stranieri, in particolare Stati Uniti e Arabia Saudita, e con l’incapacità strutturale delle istituzioni statali di rappresentare in modo equo ed equilibrato i propri cittadini.
Nel vocabolario di al-Sadr, la sovranità era una combinazione di processo decisionale indipendente, un’economia produttiva, una giustizia sociale che smorzasse i motori della discordia e una politica difensiva che proteggesse il Paese dalle aggressioni. In questo senso, l’idea di una “patria competente” non significava l’istituzione di uno Stato di polizia, ma piuttosto uno Stato forte e morale: rafforzato dalla sua giustizia, temuto per la sua coesione sociale e protetto dalla collaborazione del suo esercito e dalla sua Resistenza nel salvaguardare sovranità e dignità.
Israele “male assoluto”
L’Imam Musa al-Sadr non era semplicemente un sostenitore della Resistenza; ne fu il primo promotore e il primo ad agire contro l’occupazione israeliana. Considerava Israele un “male assoluto” con cui non si poteva convivere né essere riconosciuto, ma piuttosto contrastarlo fino alla sconfitta. Pur rifiutando i conflitti interni e ponendosi come una solida barriera contro qualsiasi discordia tra il popolo del Paese – tenne persino un sit-in alla moschea di Al-Amiliyah a Beirut, rifiutando di permettere che il sangue libanese fosse versato da mani libanesi – credeva che l’unico vero nemico dei libanesi fosse Israele. Con questa netta distinzione tra forze interne ed esterne, Sayyed al-Sadr tracciò una rotta strategica per il movimento di Resistenza basata sul rafforzamento dell’unità nazionale, contro i tentativi di frammentazione e sulla dedizione al confronto con il nemico israeliano, che prende di mira l’interno del Libano, la sua terra, la sua gente e il suo destino.
La giustizia sociale è la base dell’unità nazionale
L’Imam partiva da un assioma semplice e profondo: “L’ingiustizia non ha setta”. Considerava la privazione un fenomeno complesso: regionale, settario e di classe, e la sua eliminazione era la condizione oggettiva per costruire una solida unità nazionale. Fondò quindi il “Movimento dei Diseredati” come movimento sociale interconfessionale, collegando i concetti di vita dignitosa e pari opportunità al significato stesso di patria: non esiste una vera patria finché la maggioranza dei suoi cittadini rimane al di fuori di protezione, servizi e rappresentanza. Nel pensiero di Sayyid al-Sadr, esiste una relazione dialettica tra giustizia e unità: qualsiasi discriminazione nei servizi, nello sviluppo o nell’occupazione approfondisce le divisioni. La giustizia che Sayyed al-Sadr ricercava era rappresentata da uno sviluppo equilibrato, che garantisse istruzione e salute per tutti, un’economia produttiva e non basata sulla rendita e un’amministrazione che distribuisse le risorse statali secondo criteri di cittadinanza.
Equilibrio politico e garanzia della partecipazione
L’Imam non sosteneva l'”equilibrio settario” come un vincolo per lo Stato, ma piuttosto come un meccanismo transitorio per preservare la pace civile e prevenire la monopolizzazione. Contribuì all’inclusione delle sette nelle istituzioni statali in modo che potessero operare “sotto l’egida dello Stato”, non in parallelo. Da qui il suo primo appello a riforme strutturali, tra cui: la graduale abolizione del settarismo politico, l’istituzione di un Senato per affrontare le preoccupazioni delle diverse comunità, la modifica della legge elettorale per creare un unico distretto nazionale e l’espansione del decentramento amministrativo, piuttosto che politico. L’obiettivo era smantellare il sistema delle quote attraverso un’adeguata rappresentanza che avrebbe trasformato le sette da “entità difensive” a partner di un progetto statale.
Libano tra dialogo islamo-cristiano e diversità culturale
“Mentre ero seduto sotto la croce, ho pronunciato parole che giovano a musulmani e cristiani e servono una patria che appartiene a tutti”. Queste parole descrivono il pensiero inclusivo di Sayyed al-Sadr, che non faceva distinzioni tra Islam e Cristianesimo e li considerava un pilastro per la costruzione dello Stato. Inoltre, considerava il Libano una “necessità civile e religiosa”, un laboratorio globale per l’incontro tra Islam e Cristianesimo e un ponte tra Oriente e Occidente. Per lui, la diversità delle sette era un fattore di unità, mentre il settarismo era un fattore di divisione. Pertanto, istituì il Comitato per il dialogo islamo-cristiano e affrontò il settarismo come un sistema autoritario.
Cittadinanza e appartenenza
L’Imam formulò un’equazione decisiva: “Il Libano è la patria definitiva per tutti i suoi cittadini”. Considerava la cittadinanza sia un diritto che un dovere. Se il diritto prevale senza il dovere, la patria diventa una fattoria, e se il dovere prevale senza il diritto, la patria diventa una colonia. Pertanto, invocava l’unificazione delle leggi sullo status personale verso una legislazione completa (vale a dire, uno Stato di cittadinanza che abolisse il settarismo politico e garantisse un’effettiva uguaglianza tra i cittadini). La cittadinanza, a suo avviso, era incompatibile con la frammentazione del sistema giuridico lungo linee comunitarie. Rifiutò gli Stati “maronita”, “sciita”, “sunnita” e altri. Da questa prospettiva, l’identità del Libano diventa quella di uno Stato civile costituzionale, che abbraccia l’arabismo, la Resistenza e i diritti umani.
Se l’Imam fosse presente oggi in Libano
Se l’Imam tornasse oggi, considererebbe la subordinazione del governo a poteri esterni antitetica all’idea di una patria forte. Metterebbe in guardia dal trasformare aiuti, depositi e mediazione in un’alternativa alle riforme e alla sovranità. Utilizzando gli stessi strumenti proposti nel 1977, proporrebbe una tabella di marcia pratica: un dialogo nazionale vincolante che porti a un’agenda legislativa per l’abolizione graduale del settarismo politico; un Senato che rassicuri e protegga i diritti dei cittadini, in particolare quelli delle minoranze; una legge elettorale nazionale che presenti ai cittadini programmi concreti e attuabili, non solo inchiostro sulla carta; e un’economia produttiva che liberi le decisioni finanziarie dalla dipendenza da poteri esterni, per cui il Libano attende la ricostruzione ma non la riceve mai.
Sottolineerebbe anche la necessità della Resistenza e rifiuterebbe la sottomissione all’occupazione. Chiederebbe la continuazione della Resistenza contro Israele per proteggere tutto il Libano da questa minaccia. Considererebbe inoltre le decisioni del governo un affronto alla sovranità che non può essere tollerato né accettato. La posizione del signor al-Sadr, onorevole e patriottica per eccellenza, dovrebbe servire da lezione a ogni persona al potere.
di Redazione