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Libano. Haji Hassan: “Il ministro del popolo”

di Giovanni Sorbello

Beirut – Il conflitto in Siria sta causando pensanti ripercussioni anche nel vicino Libano. Oltre un milione di profughi per sfuggire alle violenze dei “ribelli” siriani ha attraversato il confine libanese negli ultimi mesi, innescando una serie di emergenze, da quella umanitaria a quella della sicurezza, che hanno travolto il Paese dei Cedri. Un’altra emergenza si vive lungo il confine tra i due Paesi, dove da oltre un anno le bande armate legate ai “ribelli”, attaccano giornalmente i villaggi di confine abitati da sciiti, queste violenze hanno già provocato oltre venti morti.

Oltre all’aspetto umanitario e della sicurezza ci sono altri settori che stanno patendo ripercussioni a causa della crisi siriana. L’agricoltura è sicuramente tra questi, considerando anche il peso che ha nell’economia nazionale. Una nostra delegazione ne ha parlato appena qualche giorno fa a Beirut con il ministro dell’Agricoltura libanese Haji Hassan, tra i più alti esponenti politici del movimento di resistenza sciita Hezbollah.

“In questi ultimi giorni una malattia proveniente dalla Siria ha colpito le mucche. È questa una delle ultime ripercussioni della crisi siriana”, dichiara il ministro.
“C’è stato un impatto molto pesante sull’economia nazionale, considerando il fatto che noi esportiamo in Siria prodotti agronomi ed industriali”. “La maggior parte delle nostre esportazioni in Iraq, negli Emirati Arabi Uniti, nel Kuwait, nell’Oman, in Giordania passano dalla Siria” riferisce il ministro. Da segnalare anche il ruolo di certe fazioni politiche libanesi che hanno effettuato attentati contro i camion che trasportavano merci dalla Siria o per la Siria, per questa ragione il governo di Assad ha deciso di chiudere il confine rendendo ancora più complesso il trasporto.

Con il ministro parliamo anche delle relazioni che il Ministero dell’Agricoltura intrattiene con l’Unione europea e l’Italia. “Siamo legati da una relazione molto speciale che ha riscontrato un grande successo, molti progetti in Libano sono stati finanziati sia dall’Ue che dal governo italiano”, dichiara il ministro.
I progetti comprendono vari settori dell’agricoltura come la sicurezza alimentare, la catena della produzione e i laboratori. Inoltre ci sono in atto progetti di riqualificazione degli edifici del Ministero, come laboratori e infrastrutture. “Riscontriamo un grande interesse europeo ed in particolare italiano nel settore agricolo libanese”, aggiunge Hassan.
Negli ultimi anni si è registrato un incoraggiante sviluppo del settore agricolo libanese, con l’inaugurazione di 28 centri agronomi per il controllo della qualità dei prodotti e per ottimizzare le risorse naturali.

Lasciamo il settore agricolo e ci avventuriamo nel fragile e nebuloso panorama politico regionale. Iniziamo con le dimissioni dell’ex primo ministro libanese Najib Mikati, a causa di divergenze interne al governo. “Hezbollah vuole mettersi d’accordo su un governo di unità nazionale che possa rappresentare tutte le comunità e le fazioni libanesi”. Per quanto riguarda le prossime elezioni previste per giugno, quasi sicuramente verranno rinviate a causa di un mancato accordo tra i partiti sulla nuova legge elettorale.

Inevitabile non parlare del continuo atteggiamento minaccioso che Israele manifesta nei confronti del popolo libanese. “Il nemico israeliano è un’entità aggressiva ed è per questo che siamo stati costretti in tutti questi anni a difenderci, grazie all’eroicità della nostra resistenza”. “Siamo tutti consapevoli che abbiamo bisogno di un Libano sempre più forte con il suo esercito, il suo popolo e la sua resistenza, dichiara Haji Hassan.

Concludiamo il nostro incontro con il ministro ricordando un episodio che suscitò forti polemiche in Italia e non solo. Sono trascorsi sette anni da quando l’allora ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema, visitò la periferia sud di Beirut devastata da 33 giorni di bombardamenti israeliani, attacchi indiscriminati sulla popolazione che provocarono la morte di oltre 1.400 persone. D’alema venne accolto ed accompagnato tra le macerie di Dahieh, dall’allora deputato di Hezbollah, Haji Hassan. Quella visita scatenò violente polemiche da parte di una vasta area politica italiana, oltre che dalla comunità ebraica. Porgere un doveroso omaggio ad un popolo in ginocchio e massacrato senza pietà, per qualcuno rappresentò un’offesa.

“Il ministro degli Esteri D’Alema ha visitato il sobborgo sud di Beirut per rendersi conto dei massacri e delle distruzioni provocate da Israele, ed io ho avuto l’onore di accoglierlo”. “Non ho capito quale sia stato l’errore o il problema nel gesto di D’Alema”. “Forse perchè ha visitato una città distrutta o perchè ha incontrato un deputato eletto dal popolo?”. “Questo è solo terrorismo mentale”, conclude il ministro.

Salutiamo e ringraziamo Haji Hassan per la calorosa accoglienza e la cordialità nel concedere questa intervista. Da italiani è stata un’emozione quasi imbarazzante incontrare un esponente politico il cui unico interesse è rappresentato dal benessere, dalla difesa e dalla libertà del suo popolo. Eppure, il Libano dista solo 2.200 km dall’Italia.

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