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La mafia evoluta dei colletti bianchi

Una famiglia, quella di Paolo Ruggirello, avvezza alle scalate di potere, probabilmente anche a maneggiare denaro sporco, di certo pronta a interloquire e a fare accordi con i personaggi importanti della mafia locale alle dirette dipendenze del boss dei boss, Matteo Messina Denaro. Una scalata economica e sociale che inizia a Trapani negli anni 60 grazie al padre, il ragioniere Giuseppe Ruggirello, un “fortunato” imprenditore che crea una piccola impresa di costruzioni, abbatte i prezzi del mercato, prende tutti gli appalti per il rifacimento delle strade, e finisce per aumentare così tanto i suoi guadagni da potersi permettere di comprare una banca: la Banca Industriale trapanese.

mafia-colletti-bianchiI Ruggirello si mettono così in competizione con la famiglia D’Alì, altra famiglia storica del trapanese, proprietaria della Banca Sicula. La Banca di Ruggirello apre in breve tempo ben 16 sportelli in tre diverse provincie della Sicilia. Nel frattempo, l’imprenditore diventa presidente del Trapani calcio. Una fortuna che potrebbe valergli la fama di “piccolo Berlusconi di Sicilia”. Certo, tanta abbondanza non passa inosservata e finisce al centro di un interrogazione parlamentare, ma basterà sparire per un annetto, da perfetto latitante, e l’inchiesta cade nell’oblio. Fra cessioni di quote della banca e liquidazioni di attività, Ruggirello si trasferisce a Roma e i suoi traffici in ambito economico e finanziario non mancano di finire sotto l’occhio della Guardia di Finanza, che su di lui scriverà un rapporto in quanto sospettato di collegamenti con esponenti vicino alla mafia. Tornato a Trapani, forse proprio a causa di quelle attenzioni da parte della Finanza, decide di mettere la sua faccia nel panorama politico siciliano. Ancora una volta, il progetto di candidarsi alle elezioni regionali del 1996 sa di spirito di antagonismo nei confronti della famiglia D’Alì, infatti Tonino D’Alì era da poco diventato senatore sotto la bandiera di Forza Italia. Purtroppo, Giuseppe Ruggirello muore improvvisamente nell’estate del 1995. Sarà la figlia Bice a tentare la candidatura sostenuta da Pierferdinando Casini, ma l’esito non sarà positivo.

Entra in campo Paolo Ruggirello

A battezzare il suo ingresso in politica sarà Totò Cuffaro. Sotto l’ala di Raffaele Lombardo e del suo Movimento per le autonomie, Ruggirelli junior diventa deputato regionale nel 2006. Fa parlare di se per la proposta di una maxi sanatoria per le case abusive sulle coste della Sicilia. Quando nel 2012 Lombardo è costretto a dare le dimissioni perché sotto inchiesta per mafia, Ruggirello passa al partito di Nello Musumeci, il quale sarà sconfitto da Rosario Crocetta alle elezioni regionali del 2012. Non si perde d’animo, però, e nel 2015 approda nel Pd di Renzi, reclutato da Faraone. Può portare molti voti al partito, evidentemente nel Pd lo sanno bene.

E infatti, l’operazione antimafia denominata “Scrigno” sancisce il suo ruolo di procacciatore di voti sin dal 2006, ma con un accezione non proprio positiva. Il gip Piergiorgio Morosini sottolinea nell’ordinanza che “Ruggirello, in linea con la sua storia, non ha esitato a incoraggiare soggetti appartenenti all’organizzazione criminale per ottenere sostegno elettorale”. Così finisce in manette insieme ad altri nomi di spicco della mafia trapanese. Il caso vuole, che anche Antonino D’Alì, ex sottosegretario del governo Berlusconi, sia indagato per rapporti con la mafia: un antagonismo che ora, probabilmente, sconfinerà nel vedere chi dei due avrà la pena più severa?

Ma l’accusa più grave è quella di aver speculato sulla salute di bambini e ragazzi autistici; in un’intercettazione parla della patologia come di una manna dal cielo: “Benedetto autismo”, diceva al suo interlocutore. Ruggirello utilizzava la sua carica politica per pilotare agevolazioni e finanziamenti verso cooperative a lui “care”, come ad esempio la cooperativa “Serenità” di Marsala, della quale Ruggirello è risultato essere il reale gestore, anche se in maniera occulta, insieme alla sua amante, la psicologa Stefania Mistretta. Tramite Ruggirello la strada era spianata per avere tutti gli accreditamenti necessari, per il buon esito delle verifiche e per velocizzare l’iter burocratico, al fine di vincere gare d’appalto nel settore dei servizi socio-assistenziali e poter ottenere finanziamenti; l’ultimo contributo richiesto nel 2016 ammontava a 225 mila euro. Ruggirello dava in affitto i suoi immobili alle cooperative a cui faceva capo celatamente, immobili che sarebbero serviti ufficialmente per centri antiviolenza. Ma in queste cooperative entravano a prendere posto tutti, parenti e amici, figli, mogli e amanti, tutti insieme appassionatamente, tanto a pagare i loro stipendi erano i cittadini. Intanto si ringraziava il Padre Eterno di una patologia, l’autismo, che avrebbe creato infinite occasioni di affari all’allegra famiglia allargata di Paolo Ruggirello, che adesso si avvale davanti ai giudici della facoltà di non rispondere, ma che nella sofferenza e nello stato di bisogno di un grande bacino di persone nella provincia trapanese vedeva una vera e propria benedizione.

La mafia si evolve, fa affari, entra nei palazzi, quelli dove poter esercitare il proprio potere con la faccia che sembri pulita, fa i soldi alla maniera nuova, mica con i drogati, per strada a vendere loro palesemente la morte. Ora la mafia si maschera di buonismo, sta lì dove c’è più bisogno, fra gli ammalati, gli anziani, in prima fila contro la violenza alle donne, pronta ad accogliere immigrati dalle guerre. E’ lì che si fanno i soldi a palate, se hai gli uomini giusti al posto giusto. I bambini autistici sono una benedizione, è vero, perché insegnano la forza e la volontà di lottare ogni giorno per una vita migliore; i mafiosi del rango di Ruggirello ci ricordano solo che c’è un mondo schifoso contro al quale bisogna lottare.

di Anna Lisa Maugeri

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