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La complicità dell’Autorità palestinese nella crisi energetica che attanaglia Gaza

di Manuela Comito

Gli studenti delle scuole della Striscia di Gaza sono scesi in strada in segno di protesta domenica 8 dicembre e si sono recati presso la sede dell’Autorità Palestinese. Qui hanno scandito slogan contro il Capo dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, e hanno bruciato alcuni manifesti con la sua immagine, imputandogli la responsabilità della crisi energetica che attanaglia la Striscia ormai da più di 40 giorni. Secondo quanto riferisce Press Tv, per più di 40 giorni i palestinesi di Gaza hanno vissuto con una media di 6 ore di elettricità al giorno, dopo che la sola centrale elettrica dell’enclave ha diminuito l’erogazione di elettricità per mancanza di carburante.

Nei giorni scorsi, diverse abitazioni di Gaza hanno subito incendi causati dall’utilizzo di candele a cui ricorrono gli abitanti per sopperire al buio in cui ormai vivono. Gli incendi hanno causato molte vittime soprattutto fra i bambini. Gli studenti, che nei prossimi giorni dovranno sostenere gli esami di metà anno, si ritrovano a passare interminabili ore a studiare alla fioca luce delle candele e a sfruttare per la preparazione agli esami quelle poche ore notturne in cui l’elettricità è concessa.

I manifestanti hanno chiesto che venga immediatamente revocato il blocco imposto da Israele e che l’Egitto rifornisca Gaza di carburante, per mettere in condizione la centrale elettrica di coprire il fabbisogno della popolazione. Inoltre, domenica, nelle stesse ore in cui la protesta divampava davanti alla sede dell’Autorità Palestinese, si è svolta una conferenza stampa durante la quale Jamal Dardasawi, Direttore delle Pubbliche Relazioni dell’Autorità per l’Energia della Striscia di Gaza, ha dichiarato che da questo momento in poi non saranno più garantite nemmeno le 6 ore al giorno e l’aumento di richiesta di energia dovuto all’avanzare della stagione invernale aggraverà ulteriormente una situazione già critica, secondo quanto ha riferito Ma’an.

Negli ultimi mesi la carenza di energia elettrica e di beni primari è peggiorata a causa della distruzione dei tunnel di rifornimento da parte dell’esercito egiziano. I funzionari dell’Autorità per l’Energia di Gaza accusano l’Egitto di complicità con il governo di Tel Aviv, dal momento che la distruzione dei tunnel ha aggravato in maniera tragica le condizioni di vita della popolazione. La scarsità dei beni di prima necessità ha portato a un eccessivo aumento del costo delle poche risorse disponibili.

L’Autorità Palestinese è responsabile della fornitura di combustibile che copre circa il 30% del fabbisogno energetico di Gaza, mentre il restante 70% viene acquistato da Egitto e Israele. Funzionari di Hamas che governano la Striscia hanno dichiarato che la centrale elettrica rimarrà chiusa, in attesa che il carburante necessario venga fornito dall’Egitto attraverso i tunnel o il Valico di Rafah, o da Israele, a patto che l’Autorità Palestinese si impegni a non imporre tasse troppo esose.

La crisi energetica che ha avuto inizio a novembre sta colpendo una popolazione già duramente provata dall’assedio criminale e illegale imposto da Israele nel 2006. Tale assedio ha limitato fortemente le importazioni e le esportazioni della Striscia, costringendo i suoi abitanti a vivere di aiuti umanitari e portando il tasso di disoccupazione al 65%. Ora il popolo palestinese della Striscia di Gaza rischia di andare incontro a una nuova drammatica catastrofe umanitaria, nel silenzio colpevole della Comunità Internazionale.

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