Israele e Stati Uniti: Una Separazione. Finzione o realtà?

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di Davood Abbasi

Che sia una finzione o no lo sapremo presto ma almeno in apparenza e’ corretto fare un’osservazione: Usa e Israele non vanno più d’accordo come ai vecchi tempi ed il loro rapporto rievoca quasi il film “Una Separazione”, valso il premio Oscar al regista Asghar Farhadì.

Ed ironia della sorte e’ proprio il Paese di Farhadi il pomo della discordia fra i due. In questi giorni i due alleati hanno stonato più di ogni altro periodo ed in maniera fin troppo visibile. Mercoledì sera Tel Aviv ha ufficialmente chiesto tramite una nota di non accettare alcuna proposta dell’Iran e di non avviarsi verso un accordo con Teheran e soprattutto di non ridurre le sanzioni.

Solo un giorno dopo, giovedì, la Casabianca ha dichiarato ufficialmente che e’ pronta invece a ridurre le sanzioni in cambio di passi in avanti da parte dell’Iran.

La proposta ha mandato su tutte le furie Netanyahu che non ha saputo o non ha voluto celare la sua disapprovazione. Lui ha detto ai giornalisti: “Israele e’ completamente contrario a queste proposte. Credo che adottarle sarebbe un errore di proporzioni storiche e che queste proposte devono essere completamente respinte”.

In seguito alla Casabianca al portavoce Jay Carney e’ stato chiesto un parere sulle parole di Netanyahu e lui ha risposto che “l’approccio americano sull’Iran e’ assolutamente esatto perchè bisogna vedere se Teheran e’ seria nei negoziati”.

Non e’ servita, almeno in apparenza, nemmeno la fortissima lobby israeliana al Congresso dato che dopo l’ordine di Obama di non approvare altre sanzioni contro l’Iran per non minare le trattative, anche questa assemblea ha fermato ogni azione voluta dai lobbisti sionisti.

Ma il nucleare iraniano non e’ certo l’unica questione che negli ultimi tempi ha creato divergenze tra i due alleati.

Sulla Palestina, il parere Usa, espresso più volte da Kerry e’ che Israele dovrebbe porre fine alla costruzione di insediamenti abusivi in Cisgiordania e fare concessioni per raggiungere un accordo di pace con i palestinesi. Tel Aviv non ha voluto fare attenzione continuando di testa sua ma provocando il suo crescente isolamento. John Kerry, nella sua ultima dichiarazione, ha messo in guardia gli israeliani ricordando che il no al processo di pace potrebbe innescare in Palestina una terza Intifada che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

Approposito di malumori Washington-Tel Aviv come non parlare dell’irritazione, questa volta all’interno del regime sionista, dovuta al fatto di aver appreso che anche le autorità di questo regime venivano spiate dagli Usa. Insomma, per una volta Tel-Aviv non ha avuto lo status di “alleato speciale” ed e’ stata spiata come gli altri alleati e ciò sicuramente non può essere piaciuto.

Non si può escludere che sia una tattica per sviare gli ingenui o un qualcosa di simile, ma se lo è bisogna dire che ha causato senza dubbio un crescente isolamento di Israele le cui posizioni, ormai, stonano completamente con quelle dell’alleato americano.

Fonte: http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/134243

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