Iran: viaggio della memoria… sul “Sentiero della Luce”

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Sono trascorsi 35 anni dall’inizio di quella devastante guerra, che vide Iran e Iraq versare fiumi di sangue per una disputa militare cercata e voluta dagli Stati Uniti. Erano gli anni successivi alla storica Rivoluzione islamica che portò alla cacciata dello scià Reza Pahlavi, storico e fedele alleato degli Stati Uniti.

KhorramshahrL’Iran con quella rivoluzione riuscì a spezzare le catene dell’imperialismo americano; un popolo si liberava da decenni d’oppressione. Questo evento influì profondamente sugli equilibri dell’intero Medio Oriente: gli Usa perdevano una pedina fondamentale, soprattutto per ciò che rappresentavano i ricchi giacimenti di gas e petrolio iraniano. Da quel momento tutto cambiò nella regione, l’esempio dato dall’Ayatollah Ruḥollāh Muṣṭafā Mōsāvī Khomeynī fu un messaggio di speranza per tutti i popoli oppressi.

La “Guerra imposta” in Iran ebbe inizio il 22 settembre 1980 e si concluse il 20 agosto 1988 con un Cessate il fuoco imposto dall’Onu. Il bilancio delle vittime di quel conflitto è approssimativo, se si tiene conto che ancora oggi, da ambo le parti, si ritrovano i resti dei corpi di migliaia di combattenti ritenuti dispersi. Sulla base di stime ufficiali, i morti sui due fronti furono oltre un milione.

Proprio per ricordare quei tragici eventi, dal 10 al 14 marzo si è svolto in Iran un viaggio riservato ad operatori internazionali dell’informazione, dedicato al ricordo, ma soprattutto alla scoperta dei luoghi teatro di quel terribile conflitto. Un modo per portare a conoscenza dei media, in particolare quelli occidentali, le ragioni e le conseguenze della “guerra imposta”.

Il viaggio prevedeva visite guidate oltre che nella capitale Teheran, anche nei luoghi e nelle città simbolo del conflitto: Abadan, Khorramshahr, Ahvaz, le rive del fiume Ulai, teatro di epiche e sanguinose battaglie tra i due eserciti e lo struggente “Sentiero della Luce”, una zona di confine in cui migliaia di giovani combattenti sacrificarono la loro vita.

A parte la profonda emozione, desta una forte impressione l’attaccamento di un popolo nei confronti di quel patrimonio di valori rappresentato dal sacrificio di centinaia di migliaia di giovani martiri. Nelle tante manifestazioni commemorative a cui la delegazione internazionale ha partecipato, si riscontrava un grande ed entusiasta afflusso di gente, soprattutto giovani; questo aspetto sottolinea – a differenza delle società occidentali – come sia forte il legame tra le nuove generazioni e la propria terra.

Altro aspetto meritevole di nota è senz’altro la meravigliosa accoglienza ricevuta da parte degli iraniani, un popolo cordiale e solare che, malgrado i pregiudizi e la propaganda mediatica che fa di tutto per offuscare l’immagine dell’Iran e del suo popolo, accolgono i cittadini occidentali con grande affetto. Una delle tante lezioni di vita che ogni cittadino occidentale farebbe bene a seguire.

Oltre all’esperienza emotivamente unica, vissuta durante la visita dei luoghi della “Sacra Difesa”, rimane l’immagine di un Paese forte e orgoglioso che, malgrado le ingiuste ostilità di un miope Occidente, apre le sue porte con grande cordialità e dignità.

di Giovanni Sorbello

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