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Iran e le “rivolte” finanziate dall’estero

Financial Times: “Assistenza per un importo di 825 milioni di sterline al canale ‘Iran International’ prima delle ‘rivolte’ di gennaio“.

Il quotidiano Financial Times ha pubblicato giovedì un rapporto rivelatore secondo cui la società proprietaria del canale televisivo “Iran International” ha ricevuto poco prima delle “rivolte” di gennaio in Iran 650 milioni di sterline (equivalente a circa 800 milioni di euro) dai suoi azionisti come “rimborso del debito agevolato”.

Iran International: come nascono le menzogne?

Iran International è un canale televisivo in lingua persiana con sede nel Regno Unito che si rivolge al pubblico iraniano all’interno e all’esterno dell’Iran tramite satellite in chiaro. Fin dalla sua prima trasmissione nel maggio 2017, il canale è riuscito ad attrarre una parte significativa dell’opposizione alla Repubblica Islamica dell’Iran, attraverso un linguaggio mediatico fortemente incentrato sulle questioni dei diritti umani, sulle questioni femminili e su quelli che definisce “arresti politici” e “violazioni delle libertà”, e si presenta come una piattaforma che fornisce “visioni realistiche” su ciò che sta accadendo in Iran.

Tuttavia, se scomposto nei suoi componenti, emerge un sistema operativo che va oltre i confini del giornalismo, un sistema che si concentra sull’influenza psicologica e percettiva esercitata nel contesto della lotta politica e regionale contro Teheran.

Nel contesto della guerra psicologica, il canale a volte impiega tecniche di “bugie e inganni”, ad esempio utilizzando numeri non basati su dati certi o resoconti privi di fonti ufficiali, per aumentare l’impressione di shock e drammaticità. Questo metodo è accompagnato da un’amplificazione e riduzione selettiva: gli eventi che suscitano critiche o proteste vengono riportati come di dimensioni molto ampie, mentre gli eventi positivi o pro-regime vengono messi a tacere.

A volte si verifica anche una distorsione della realtà, ad esempio presentando piccoli raduni come se fossero enormi o ignorando le grandi marce di sostegno, il che crea uno squilibrio deliberato nell’immagine mediatica.

di Redazione

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