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Iran, il costo di rimanere un Paese libero

Milioni di iraniani hanno manifestato negli ultimi giorni nelle principali città dell’Iran, per condannare le violenze e le provocazioni di presunti “rivoltosi”. Le violenze sono scoppiate dopo la morte in ospedale della giovane Mahsa Amini, pochi giorni dopo aver avuto un malore in una stazione di polizia a Teheran.

Da oltre 40 anni il popolo iraniano è vittima delle ondate di “proteste” organizzate, sostenute e fomentate dall’Occidente. I fiumi di denaro che Paesi come Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita investono per creare queste “rivolte”, hanno come “rivendicazione” di fondo la tanto sbandierata battaglia per i diritti umani e il tanto discusso Hijab.

Crediamo che tutti gli uomini di qualsiasi fede, etnia e appartenenza sociale, abbiano il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Purtroppo, le proteste che si vedono nelle strade di alcune città iraniane stridono con ciò che dovrebbe essere una battaglia per i diritti umani e per le libertà individuali.

Iran e le “civili” proteste dei “rivoltosi”

Pestare a morte i poliziotti, devastare proprietà pubbliche, distruggere auto e moto, dare alle fiamme oltre 60 ambulanze e attaccare moschee non crediamo sia il modo appropriato per denunciare presunti abusi delle autorità iraniane. Di tutto questo in Occidente non arriva notizia.

In risposta a queste violenze indiscriminate sono scesi in piazza milioni di iraniani, soprattutto donne. Basta visionare le immagini di queste manifestazioni per notare tantissime donne con il capo quasi scoperto, abitudine molto diffusa tra le donne in Iran. Nessun poliziotto ha aggredito o arrestato queste donne, a conferma che la campagna mediatica costruita intorno alla morte della giovane Mahsa Amini fa acqua da tutti i lati.

Oltre alle foto e ai video che attestano che la giovane non ha subito nessuna violenza da parte dei poliziotti, c’è il responso delle indagini che conferma che nessuna violenza è stata subita da Mahsa. Purtroppo la giovane donna è morta per un infarto che nulla ha a che vedere con le presunte violenze.

Da oltre 42 anni la Repubblica Islamica dell’Iran paga le colpe di non aver rinunciato alla propria sovranità, ribellandosi all’Imperialismo americano. Attentati, guerre per procura, tentativi di colpi di Stato, omicidi mirati, campagne mediatiche, rivolte eterodirette, sanzioni e violenze varie non hanno spezzato la ferma determinazione di un popolo nell’affermare la propria libertà.

di Redazione

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