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Intervista a Shaykh Naim Qassem (Hezbollah) – Al-Manar

di Redazione

Il Vice-Segretario di Hezbollah, Shaykh Naim Qassem, ha dichiarato che gli Stati arabi hanno venduto la causa palestinese da molto tempo.

Durante un incontro con la tv libanese Al-Manar, in occasione della “Giornata mondiale di appoggio alla Causa Palestinese”, egli ha detto di credere che questi Stati siano disposti perfino a perdere la Palestina nella sua totalità.

Shaykh Qassem si è pronunciato anche sulle differenze intercorse tra Hezbollah e Hamas, dicendo che Hamas continuerà ad essere la punta di lancia della Resistenza palestinese: “Noi non permetteremo che l’esistenza di punti di vista differenti influenzi i principi sui quali concordiamo, incluso quello della Resistenza”.

Secondo il numero due di Hezbollah la Resistenza continuerà ad essere la via di liberazione, sebbene in determinate occasioni possa sospendere le sue operazioni per ragioni congiunturali.

Rispetto all’accordo di Ginevra sulla questione del nucleare iraniano, il Vice-Segretario di Hezbollah lo ha definito un successo per tutti perché “tutto il mondo ne è uscito vincitore” e perché ha permesso di evitare una nuova guerra nella regione.

Accordo di Ginevra: vincitore il mondo intero

D: Iniziamo dall’Accordo di Ginevra sul programma nucleare iraniano. Hezbollah come vede questo accordo?

R: L’accordo di Ginevra sulla questione nucleare iraniana è un grande successo, non solo per l’Iran, ma anche per gli arabi, per i musulmani e per tutte le persone libere del mondo. Il mondo intero ne è uscito vincitore. Sono sorpreso che alcuni si sentano danneggiati da questo accordo, come se desiderano che l’Iran venga bombardato per l’unico motivo che potrebbero perdere la loro influenza.

Se volete conoscere il valore reale di questo accordo, riflettete sulle reazioni israeliane, inclusa la collera del primo ministro, Benjamin Netanyahu, che aveva realizzato enormi sforzi per coinvolgere gli statunitensi in una guerra contro l’Iran, che il suo esercito è incapace di condurre da solo. Questo accordo ha permesso davvero di evitare una nuova guerra nella regione. Ha inoltre permesso alla Repubblica Islamica dell’Iran di entrare tra i ‘club’ delle nazioni che dispongono di un programma nucleare ed ha collocato questo paese al livello delle grandi potenze, il ché costituisce un passo considerevole nel processo che vive l’intero Medio Oriente. Un riconoscimento ottenuto dopo più di quindici anni di isolamento e sanzioni.

Le ripercussioni di questo accordo si faranno sentire quindi in tutta la regione, visto che esso apre la strada ad altri accordi, temporanei o definitivi.

La conclusione dell’accordo rende chiaro lo stato di debolezza degli Stati Uniti dopo una serie di sconfitte che hanno subito nella regione. Questo ha portato gli statunitensi a cercare altre vie per rendere effettivi i loro progetti. Il fatto che gli USA abbiano riconosciuto i diritti nucleari iraniani come soluzione è perché costituisce per essi il male minore.

L’Amministrazione USA si è trovata di fronte a due opzioni: una guerra i cui risultati erano sconosciuti o mantenere una situazione nella quale le sanzioni imposte agli iraniani ha portato quest’ultimi a cercare altre alternative che hanno evidenziato la loro potenza.

Non bisogna comunque inorgoglirsi troppo per questo accordo. Chiude una pagina del conflitto, ma senza porvi fine definitivamente e senza risolvere alcune questioni che sono rimaste in sospeso, come quella della Palestina.

Siamo di fronte ad un fatto incontestabile: l’Iran ha trionfato grazie alla sua Guida ed al suo popolo, e la sua potenza può essere un investimento nell’interesse della regione e del mondo islamico.

Un accordo solo sulla questione nucleare

D: Questo accordo è esclusivamente nucleare o comprende altri temi, come hanno sostenuto alcuni periodici libanesi?

R: Questo accordo è limitato al campo nucleare. Washington ha cercato di estendere le discussioni ad altri temi regionali sui quali Tehran esercita una certa influenza. Le direttive della Guida Suprema, l’Imam Khamenei, erano comunque chiare e ufficiali: non si potevano affrontare questioni differenti da quelle che non attenessero il nucleare. Non si potevano fare concessioni rispetto alle posizioni chiare e ufficiali della Repubblica Islamica dell’Iran, inclusa la questione palestinese, la situazione in Siria o l’appoggio ai movimenti di Resistenza nella regione. Lo slogan “Morte agli USA” rimarrà parallelamente allo svolgersi dei negoziati.

I palestinesi non hanno più nulla da concedere

D: Avendo fatto riferimento alla causa palestinese, pensa che i negoziati israelo-palestinesi porteranno ad un accordo?

R: Se facciamo riferimento ai negoziati israelo-palestinesi attualmente in corso, sembra che vi sia una volontà reale da parte degli USA di risolvere questo problema, ma non vogliono imporre una soluzione agli israeliani. Gli statunitensi vedono gli interessi di Israele da una prospettiva differente da quella dell’attuale governo israeliano e credono che il caos che esiste nella regione e la situazione esplosiva in Palestina destabilizzino l’entità sionista.

Da parte loro, gli israeliani non saranno disposti a fare concessioni ai palestinesi e credono che il loro potere e l’appoggio internazionale gli permetteranno di ottenere dai palestinesi ciò che vogliono, il ché sembra differire dalla visione statunitense.

Per quanto riguarda i palestinesi, essi non hanno più nulla da concedere. Si trovano in una situazione che non gli permette di fare altre concessioni

Gli arabi hanno venduto la Palestina da molto tempo

D: E gli Stati arabi?

R: Quanto agli Stati arabi, bisogna dire che essi già da molto tempo hanno venduto la causa palestina – in realtà da decenni – e tutte le conferenze che sono state organizzate miravano a dare una copertura ad un compromesso che favorisse Israele, giacché essi non cercano in alcun modo di recuperare la Palestina e sono disposti anche a perderla nella sua totalità.

La continuazione delle operazioni di Resistenza dipende dai resistenti

D: Rispetto alla Resistenza contro il nemico sionista sembra come se sia stata relegata, nella congiuntura regionale attuale…

R: La Resistenza è sempre presente in Palestina, attraverso Hamas, Jihad Islamico e altre organizzazioni. Tutte esse sono convinte che la Resistenza debba proseguire. E anche noi siamo sicuri di questo. Comunque, bisogna fare una distinzione tra la continuazione della Resistenza come principio e la continuazione delle operazioni di Resistenza o la loro sospensione. Ciò che ci importa è preservare il principio della Resistenza, mentre la decisione di realizzare le operazioni dipende dalla situazione e dalle valutazioni degli stessi resistenti.

Hamas è la punta di lancia della Resistenza palestinese

D: I movimenti di Resistenza Hamas e Hezbollah avevano relazioni molto strette. Queste relazioni non sono state danneggiate dalla differenza di punti di vista rispetto alla crisi siriana?

R: La liberazione della Palestina non può avvenire senza il fucile e la Resistenza degli stessi palestinesi. Hamas è la punta di lancia della Resistenza in Palestina e uno dei suoi pilastri. Le nostre divergenze sulla crisi siriana non hanno impedito che tra noi vi fosse collaborazione. Le discussioni non riguardano i principi ma i dettagli e alcune posizioni politiche relative agli accadimenti regionali. Il movimento Hamas continuerà ad essere l’avanguardia della Resistenza in Palestina. Noi, in Hezbollah, insistiamo nel continuare i rapporti con Hamas e nell’appoggiarlo per il ruolo che svolge all’interno della Resistenza palestinese.

Hezbollah nega categoricamente che le divergenze relative ad alcuni punti di vista possano ripercuotersi nel suo appoggio alla Resistenza islamica palestinese. Bisogna dire che anche la posizione di Hezbollah sulla Siria deriva dalla sua convinzione che quanto accade in questo paese è un tentativo di allontanarlo dall’Asse della Resistenza e trascinarlo nell’asse opposto. Quando analizziamo la causa palestinese e la sua storia, vediamo bene chi ha appoggiato la Palestina e chi le è stato ostile. Risulta chiaro che coloro che sono sempre stati contro la Palestina sono quelli che oggi sono contro la Siria.

Al-Qaida ha ottenuto più forza del previsto in Siria

D: Riguardo alla Siria, vogliamo parlare della questione della presenza dei gruppuscoli takfiri di al-Qaida in questo paese, presenza che è possibile solo grazie alla luce verde statunitense. Quale è la relazione che li unisce agli USA?

R: La relazione tra USA e certi paesi arabi da un lato, e i gruppi takfiri dall’altro, è una relazione di intreccio di interessi. Questa corrente non sta con nessuno. Il loro arrivo in Siria era necessario perché la coesione dell’Esercito siriano aveva imposto ai paesi che cospiravano contro la Siria la necessità di militarizzare l’opposizione, che era relativamente debole a livello interno. Così hanno aperto le porte a combattenti provenienti da più di ottanta paesi.

Nel contempo gli statunitensi volevano riunione i membri di al-Qaida in Siria con l’obiettivo di eliminarli una volta che avranno completato la loro missione. I combattenti di al-Qaida si sono così recati in Siria dai quattro angoli del mondo, ma sono diventati più forti di quanto previsto dagli USA. Gli Stati Uniti sanno molto bene che al-Qaida non può essere un progetto politico nelle loro mani e che è utile soltanto quale progetto distruttore, che può creare il clima politico desiderato dagli statunitensi, prima di eliminarlo.

Questa presenza in Siria ha portato all’esarcebazione dei sentimenti comunitari, anche a causa di alcuni ‘leader religiosi’ che fomentano le divisioni.

La campagna per “confessionalizzare” il conflitto è patrocinata dai circoli di potere statunitensi, israeliani e arabi, che sarebbero danneggiati da una soluzione che possa servire alla Siria, al suo popolo ed alla causa palestinese.

Rispetto ai tentativi di fomentare l’odio e la divisione religiosa e settaria, noi stiamo facendo quello che dobbiamo fare. Continuiamo ad invitare all’unità islamica ed al dialogo. E chiediamo altri: cosa hanno fatto per la causa palestinese? e per favorire l’indipendenza degli altri paesi arabi e musulmani? Noi possiamo mostrare cosa abbiamo fatto.

In Libano c’è un ambiente che incoraggia i terroristi

D: Recentemente a Beirut c’è stato un doppio attentato contro l’Ambasciata dell’Iran

R: Quando Hezbollah ha deciso di aiutare l’Esercito siriano, ha dichiarato che la sua azione era preventiva e cercava di evitare le ripercussioni degli avvenimenti in Siria sul Libano. Ciò che vediamo oggi è parte integrante del progetto diretto contro l’Asse della Resisenza, tra i quali Hezbollah in Libano. Voglio dire francamente che disponiamo sin dal 2006 di informazioni su certi gruppi che si preparavano ad attaccarci, e ci sono stati alcuni attentati che sono stati scoperti e neutralizzati.

Oggi giorno la crisi siriana si è estesa. Il Libano è oggi più scoperto che mai a causa della presenza dei rifugiati siriani ed anche per la presenza di una volontà politica che si manifesta nei discorsi di incitamento di alcuni. Questo ha creato un ambiente favorevole a tale tipo di azioni. Il Libano attraversa un caos politico e di sicurezza. Si proteggono perfino i criminali. Alcune regioni si sono trasformate in feudi terroristi, dove questi trovano copertura e libertà di azioni e dispiegamento.

Quanto accaduto vicino l’Ambasciata dell’Iran è il frutto degli accadimenti politici e militari della regione e una risposta alla fermezza dell’Asse della Resistenza e dei suoi successi. Noi abbiamo agito coordinandoci con i servizi di sicurezza per cercare di far fronte a questo tipo di atti e creare un clima politico che riduca le tensioni, ma dall’altra parte non abbiamo ricevuto risposta perché esiste una decisione regionale che promuove questi atti.

Siria: l’Esercito sta compiendo progressi

D: Come si presenta l’equilibrio delle forze sul terreno attualmente in Siria?

R: In Siria, è l’Esercito siriano a compiere progressi e la prova sono i recenti successi conseguiti sul terreno. Questa è la ragione che ha portato gli statunitensi ad appoggiare la “Conferenza di Ginevra 2”. Inoltre l’Esercito siriano mantiene una coesione, a differenza dell’opposizione che è molto divisa e i cui gruppi in alcune regioni lottano gli uni contro gli altri. Questa è l’altra causa che ha portato gli USA ad accettare la realizzazione della “Conferenza di Ginevra 2”.

Questa posizione è contraria a quella dei dirigenti del Golfo che rifiutano ogni compromesso che possa favorire il governo, che essi vogliono distruggere ad ogni costo. Essi hanno chiesto tempo agli statunitensi per poter cambiare la situazione sul terreno, ma fino ad ora hanno fallito. Secondo le nostre informazioni, hanno chiesto un ulteriore periodo di due mesi ed uno è già passato. Essi puntano non solo ad un cambiamento militare sul terreno, ma soprattutto sull’incapacità della Siria di continuare ad andare avanti economicamente. Scopriranno comunque col trascorrere del secondo mese che entrambi i calcoli sono sbagliati. Uno dei punti deboli dell’opposizione è che sono i gruppi takfiri quelli più estesi e più forti sul terreno. Essi non saranno comunque presenti a “Ginevra 2”, il ché vuol dire che coloro che prenderanno parte alla Conferenza non potranno mettere in pratica gli accordi che prenderanno.

Una delle ragioni per le quali l’“Esercito Libero Siriano” da una parte e lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” e il “Fronte al-Nusra” dall’altra si uccidono tra loro è dovuta alla promessa, fatta agli statunitensi da un paese del Golfo, di rafforzare il potere dell’ESL contro il SIIL prima della Conferenza onde dimostrare che essi possono essere gli attuali rappresentanti a Ginevra.

Una Conferenza di Ginevra indebolita

D: Lei crede che la Conferenza di Ginevra avrà luogo?

R: Pensiamo che la “Conferenza di Ginevra 2” verrà ritardata e che, quando si terrà, sarà debole. Gli organizzatori hanno posto l’accento sulla forma, ma è vuota di contenuto. L’Occidente ne ha tuttavia bisogno come un treno che trasporta una soluzione anche se è vuota e priva di contenuto. Gli statunitensi al momento non hanno nulla da perdere. E’ il popolo siriano che paga il prezzo di quanto accade e sono i paesi del Golfo quelli che finanziano il conflitto. Essi non si sentono minacciati dall’arrivo del giorno delle elezioni presidenziali in Siria, perchè già sanno che alla fine dovranno ristabilire le loro relazioni con il presidente siriano, Bashar al-Assad, senza poter dubitare della sua legittimità. In ogni caso, anche se continuano ad aggrapparsi nel rifiutare questa legittimità, abbiamo visto come l’hanno già riconosciuta indirettamente durante l’accordo sulle armi chimiche siriane. Questo è stato un riconoscimento della legittimità di Bashar al-Assad, che è colui che detiene il potere in Siria. Inoltre, l’impotenza dell’opposizione ha portato gli statunitensi ad una impasse, visto che sanno che essa è incapace di unirsi.

 

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