Infanzia negata per 1,2 miliardi di bambini nel mondo

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In occasione della Giornata internazionale dei bambini, celebratasi l’1 giugno, i media internazionali hanno riportato i risultati dei monitoraggi svolti dalle associazioni umanitarie che si occupano d’infanzia, Unicef e Save the Children, nei Paesi di crisi economica e politica. La fonte principale di informazione è la seconda edizione del rapporto di Save the Children intitolato “Le tante facce dell’esclusione”, in cui emerge chiaramente come la povertà, i conflitti, le discriminazioni di genere minaccino la sana crescita, quando non la stessa sopravvivenza, dei minori che vivono in quelle aree del mondo. “Nei Paesi in via di sviluppo, 1 minore su 5 vive in povertà estrema, ma la piaga della povertà riguarda anche le aree economicamente più avanzate, con ben 30 milioni di bambini e ragazzi che nei Paesi Ocse vivono in povertà relativa grave, tra cui sei milioni solo negli Usa”.

InfanziaIn base ai parametri presi come misura da Save the Childen, in Paesi come Congo, Sierra Leone, Guinea, Nigeria, Somalia, Sudan, Ciad, Repubblica centrale africana, Mali e Niger si classificano agli ultimi posti. Questi Paesi hanno ottenuto i punteggi peggiori negli otto indicatori: mortalità infantile, malnutrizione, accesso negato all’educazione, lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, popolazione in fuga a causa dei conflitti e bambini vittime di omicidi. Il rapporto comunicato diramato in Italia il 31 maggio scorso da Valerio Neri mostra cifre impressionanti: “Più di un miliardo di bambini che vive in Paesi affetti dalla povertà. 240 milioni di bambini si trovano in Paesi affetti da conflitti armati e fragilità. Oltre 575 milioni di bambine e ragazze vivono in Paesi dove sono frequenti le discriminazioni contro le donne. Circa 153 milioni di bambini vivono in Paesi in cui tutte e tre le minacce sono presenti negando loro il diritto di crescere, studiare e vivere un’infanzia piena e adatta alla loro età”.

Nonostante qualche progresso in circa 95 degli Stati in cui si sono svolte le interviste, alcuni Paesi sono ancora in ritardo nel cercare di attenuare gli effetti di questo insieme di conflitti, povertà e discriminazione di genere, ma in 58 dei 175 osservati si sono registrate delle regressioni. Secondo l’Onu, circa 168 milioni di bambini sono stati impiegati per il lavoro minorile, mentre l’Unicef riporta che attualmente quasi 28 milioni di minori fuggono dai loro Paesi di origine a causa delle guerre e 10 milioni sono rifugiati.

Per quanto riguarda le giovani donne, secondo Girls Not Brides, una partnership globale di 900 organizzazioni della società civile impegnate a porre fine al matrimonio infantile e consentire alle ragazze di realizzare il loro potenziale. Più di 650 milioni di donne e oltre 150 milioni di uomini soffrono già delle conseguenze del matrimonio infantile ed anche se a livello globale, i tassi di matrimonio infantile stanno lentamente diminuendo, ma i progressi non stanno crescendo abbastanza velocemente. E in 55 Paesi sui 175 che compongono l’Indice dell’infanzia negata le discriminazioni di genere sono all’ordine del giorno – leggiamo ancora tra i dati contenuti nel rapporto di Save the Children – rispetto ai loro coetanei maschi, infatti, le ragazze hanno maggiori probabilità di non mettere mai piede in classe nella loro vita… circa 15 milioni di bambine in età scolare (scuola primaria) non avranno mai la possibilità di imparare a leggere e scrivere rispetto a 10 milioni di coetanei maschi. Di queste, nove milioni vivono in Africa sub-sahariana, dove d’altra parte si trovano ¾ delle ragazze fuori dalla scuola nel mondo. Le minori più povere, infatti, hanno in media sei probabilità in più di non frequentare la scuola primaria rispetto ai bambini pari età più benestanti, mentre nelle aree affette dai conflitti le ragazze hanno probabilità di essere escluse dall’educazione 2,5 volte superiori rispetto ai ragazzi.

L’appello delle associazione umanitarie è quindi che i governi si impegnino concretamente ed efficacemente perché nessun bambino venga più lasciato indietro e a nessuno di loro venga più sottratto il proprio futuro.

di Maria Grazia Alibrando

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