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India, musulmani massacrati tra il silenzio del mondo

Dopo la visita del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump in India, la violenza contro i musulmani del Paese è salita a un livello senza precedenti negli ultimi decenni. Le bande indù hanno attaccato i musulmani per protestare contro la visita di Trump nel Paese e contro la legge discriminatoria sulla cittadinanza. I nazionalisti indù, con il sostegno della polizia, hanno perseguitato i cittadini musulmani per tre giorni. Almeno 50 musulmani sono stati uccisi e oltre 300 sono rimasti feriti. Le immagini che circolano online dalla violenza in India negli ultimi giorni sono state orribili e hanno rivelato la profondità della tragedia. 

Trump ha riacceso la brutalità contro musulmani in India 

Il giornale Los Angeles Times ha riferito che Trump durante la sua visita di due giorni in India non ha condannato la controversa nuova legge sulla cittadinanza, in gran parte discriminatoria per i musulmani del Paese. Nel corso della conferenza stampa Trump ha fatto di tutto per eludere le domande sulla brutale violenza contro i musulmani in India. 

Il discorso di Trump ha evidenziato la necessità di affrontare quello che ha chiamato “terrorismo islamico” e ha chiesto agli indiani di allontanare i musulmani dalla comunità indù, causa principale, secondo Trump, della violenza nel Paese. Le sue parole hanno spronato la folla indù ad attaccare violentemente i musulmani e i loro luoghi santi. L’antipatia contro i musulmani, sostengono gli analisti, può motivare l’inimicizia tra le persone e spingere il Paese verso conflitti religiosi e di civiltà. 

Perché sono iniziate le proteste dei musulmani in India? 

Il presidente Trump è noto per i suoi approcci razzisti. Il suo razzismo contro i musulmani è vergognoso e questa è stata la ragione principale delle proteste dei musulmani indiani che si trovano vittime della discriminazione del governo del primo ministro Narendra Modi. Migliaia di persone hanno manifestato in varie città del Paese per protestare contro la violenza indù contro il mondo musulmano e contro il viaggio di Trump nel Paese. Mentre si svolgevano le proteste, gli indù hanno attaccato le moschee e le case dei musulmani.

La violenza ha radici in un disegno di legge del parlamento indiano alla fine del 2019. La controversa legge consente a molti, ma non ai musulmani, di ricevere la cittadinanza indiana.

Crimini contro i musulmani 

Secondo i rapporti, a seguito dell’aggravata brutalità anti-musulmana in India, in particolare nella zona nord-orientale di Nuova Delhi, diverse moschee sono state incendiate. Perfino alcuni musulmani sono stati bruciati vivi nelle loro case, o trascinati fuori dalle loro case e picchiati a morte. Anche i luoghi di lavoro appartenenti ai musulmani sono stati oggetto di violenza. Il Guardian ha riferito che in molti casi la polizia si è messa da parte e ha osservato i crimini o addirittura ha partecipato alla violenza degli indù. 

La comunità internazionale resta in silenzio

Il mondo, principalmente i Paesi occidentali che si vantano sempre di essere a favore della democrazia e dei diritti umani, hanno chiuso gli occhi sui crimini contro i musulmani. Manifestazioni sono state organizzate al di fuori dei consolati indiani in vari Paesi per chiedere la fine della criminalità anti-musulmana. 

Oltre all’Occidente, i Paesi arabi e musulmani, ad eccezione di Iran e Pakistan, restano colpevolmente silenziosi. Finora, anche l’Organizzazione della cooperazione islamica, come principale organizzazione musulmana con il dovere di affrontare tali casi, ha rifiutato di pubblicare una dichiarazione di condanna, scegliendo di tacere. Questo silenzio ha le sue radici profonde nei calcoli e nelle equazioni politiche. Molti Paesi arabi, motivati da considerazioni economiche e diplomatiche e incoraggiati dal governo indiano, hanno scelto di chiudere gli occhi sui crimini contro i musulmani.

di Yahya Sorbello

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