Incontro fra Merkel e Renzi, l’ultima farsa a Berlino

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di Salvo Ardizzone

È stata una sceneggiata l’incontro fra Merkel e Renzi a Berlino; al di là dei sorrisi di circostanza, un dialogo fra sordi che non ha spostato d’un pollice le rispettive posizioni: la posta in gioco per entrambi è altissima e nessuno dei due può permettersi una sconfitta bruciante, né tampoco di fare marcia indietro.

Renzi continua a chiedere quella “flessibilità” sui conti che prepari la strada ad una revisione del Fiscal Compact, per evitare di rimanere stritolato dai pesantissimi aumenti di tasse che sarebbe costretto a varare entro il 2017 per rispettare i parametri europei.

Merkel si sta giocando tutto sulla crisi dei migranti ed ha bisogno d’avviare immediatamente l’accordo (leggi ricatto) pagato a peso d’oro con la Turchia perché Erdogan, dietro pagamento di tre miliardi ed altre pesanti contropartite politiche, blocchi il flusso di disperati dalla Siria, che proprio lui ha più d’ogni altro causato con l’appoggio dato ai terroristi.

Per questo Renzi ha fermato il pagamento dei circa 280 ml della quota italiana, bloccando di fatto l’intera operazione, esigendo che quei soldi siano posti fuori dai vincoli di bilancio, e chiedendo che il meccanismo messo in piedi a beneficio della Germania&C. possa essere replicato quando, con la prossima avventura militare in Libia, i profughi si riverseranno in Italia come una valanga.

Ma il vero scopo è fare pressione perché s’allentino le ossessive politiche di rigore, e Merkel non può permettersi di avallare una simile richiesta, sia per convinzione, sia perché susciterebbe una rivolta nel suo partito e fra quei partner del nord Europa che le sono rimasti vicini e che scalpitano in direzione opposta, scontenti delle troppe eccezioni (alla Francia per prima) e della troppa “flessibilità” già concessa.

Come detto, un perfetto dialogo fra sordi e per evitare che volassero gli stracci dinanzi ai giornalisti, sui profughi Renzi ha dichiarato che è prontissimo a fare la sua parte accanto alla Germania; attende solo alcune risposte dalla Commissione, non risparmiando un forte sarcasmo sui vertici di Bruxelles, vale a dire il si alle sue richieste su quel contributo.

Merkel, dal canto suo, non potendo contraddire l’ospite sulle sue richieste di “flessibilità”, ha avuto la faccia tosta di dichiarare che non si occupa di questi argomenti perché è la Commissione Ue a dover decidere. Il tutto mentre Renzi continuava a tirare Juncker pesantemente in ballo, ricordandogli gli impegni che aveva preso al momento della sua elezione.

Insomma, una stucchevole pantomima, ma che la dice lunga sul grado di difficoltà politica della Cancelliera tedesca, mai così debole sia sul fronte interno, con una fronda crescente nel suo stesso partito, sia esterno, col venir meno dell’appoggio della Polonia (ora in mano ai populisti di Kazcynski) e della Spagna (con Rajoy ormai fuori gioco dopo le elezioni), con una Francia sempre più debole e con il resto dei Paesi alla deriva, ostaggio di ottusi populismi sempre più forti.

Renzi l’ha compreso bene, ed è per questo che sta sfruttando un’occasione fino a pochi mesi fa impensabile, tentando il tutto per tutto. Come hanno sottolineato sia i media tedeschi che gli ambienti di Bruxelles, in un quadro politico europeo che si sbriciola sotto l’ondata dei migranti, sa di essere una sponda adesso indispensabile e tenta di approfittarne.

Sottobanco ha già tacitamente ottenuto che l’italiana Saipem venga ammessa al grande business del North Steam 2 (destinato a raddoppiare il flusso di gas russo in Europa), inoltre, come successo di facciata da spendere in chiave elettorale, ha ottenuto di essere preventivamente consultato prima di ogni vertice europeo, così come la Cancelliera fa con Hollande.

Poca cosa, che muta assai poco la situazione critica di un Paese lasciato per anni e anni allo sbando dinanzi ai centri di potere ed alle lobby radicati a Bruxelles. La partita è solo rinviata e, malgrado i soliti trionfali annunci del Premier, è quantomeno assai improbabile che la Commissione (e i poteri che la controllano) s’intimidisca e inverta all’improvviso le sue politiche solo perché Renzi ha deciso di fare il “bullo” con chi ha intravisto momentaneamente in difficoltà.

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