In Grecia cresce la nostalgia per i colonnelli

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di Mauro Indelicato

Mentre nel teatrino italico è andata in scena la farse del 25 aprile, con tanto di cori e balli di altri tempi del presidente della Camera, mentre nel frattempo Letta, Monti e soci chiudevano un accordo per un governo non eletto dal popolo ed in barba ai “sentimenti di liberazione” decantati ipocritamente nelle piazze italiane, in questi giorni invece la società civile greca ha quasi celebrato una giornata che ha un tono completamente diverso, ossia il 21 aprile.

Il 21 aprile del 1967 infatti, prendeva piede ad Atene il regime dei colonnelli, che fino al 1974 ha governato il Paese; in una Grecia stremata dalla crisi e dalle politiche scellerate messe in campo dalla Troika europea, molte persone il 21 aprile scorso hanno bruciato in piazza bandiere europee, esaltando proprio il regime dei colonnelli.

Una nostalgia per i militari per la verità mai sopita nel paese ellenico, ma che negli anni del “boom” economico e del mito europeo, era riservata soltanto ad alcune frange estremiste; adesso invece pare, da un sondaggio pubblicato dal quotidiano “Eleftherotypia”, che ben il 59% dei greci rimpiange il periodo dei colonnelli ed il 46% ritiene che si viveva in condizioni di vita decisamente migliori.

Sorprende poi che un greco su quattro, circa il 25%, dichiari come l’immagine del Paese all’estero era migliore all’epoca che invece con il governo filo-europeo attuale; tutto questo mentre, sempre secondo i sondaggi, il partito Alba Dorata continua a crescere nei sondaggi ed in generale, se si va a votare oggi, cadrebbero PASOK e Nuova Democrazia, i due principali partiti del periodo post 1974, a vantaggio di un vasto schieramento anti europeista, sia di estrema destra che di estrema sinistra.

Il feeling tra i greci e le istituzioni di Bruxelles sembra oramai interrotto e nel breve volgere di 4 anni, dopo l’inizio della disastrosa crisi scoppiata nel 2009, si è passati dal mito europeo all’odio profondo per l’UE e per l’Euro, che oramai, come si può notare dai dati espressi in precedenza, ha raggiunto la maggior parte della popolazione.

La Grecia è dunque il primo Paese la cui opinione pubblica è più euroscettica che propensa a continuare l’avventura unitaria e non può essere diversamente in un paese in cui la disoccupazione è al 25%, raggiunge picchi del 60% tra i giovani, in cui aumenta la povertà ed in cui sono sempre più numerose le famiglie che ricorrono ad aiuti umanitari per portare a casa qualcosa da mangiare.

L’emblema della situazione greca, può essere rappresentato dalle notizie secondo cui nei sobborghi di Atene, sono sempre di più le maestre ed i professori che denunciano svenimenti di alunni dovuti alla malnutrizione.

Un Paese quindi, che fino al 2004 ha ospitato le Olimpiade, si è illuso di esser entrano nel novero delle economie avanzate ed adesso di colpo si ritrova in recessione da 4 anni, con standard economico/sociali  da terzo mondo.

Ma questo, ai burocrati ed ai tecnici dell’Eurozona poco importa, anzi forse è la situazione che speravano quando si è deciso, a tavolino, di far esplodere il polverone del debito pubblico greco; maggiore infatti è lo stato di necessità di un popolo, maggiori potranno essere le chance di controllo su di esso, come dimostra il commissariamento de facto operato sul governo di Atene, con la Troika formata da UE, BCE ed FMI che non accenna minimamente a concedere un po’ di respiro alle politiche di austerity imposte da Bruxelles.

L’impressione che si ha, è che la Grecia venga usata come cavia per adesso; chi ha infatti interesse a speculare sui Paesi dell’eurozona e, di fatto, a combattere una guerra economica giocata sul sangue delle famiglie, guarda ad Atene come il primo reale banco di prova per testare la resistenza popolare e sociale; dall’altro lato, gli euroscettici degli altri paesi dell’UE, guardano con altrettanto interesse le reazioni dei greci, perché se salta un governo filo–Troika, potrebbe generarsi un effetto catena che incoraggerebbe tutte le formazioni continentali che si battono per la fine dell’Euro.

Quindi, il panorama greco, nell’uno e nell’altro fronte, sarà determinante per le sorti future del vecchio e malandato continente.

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