Cronaca

Immigrati sfruttati, due euro l’ora nelle campagne di Gioia Tauro

“Per gli immigrati è finita la pacchia”, urla il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ma a leggere ciò che accade nelle campagne di Gioia Tauro c’è veramente poco da definire pacchia.

Immigrati-salviniPiana di Gioia Tauro, un pezzo di Calabria dove lo Stato non mette piede, uno Stato debole che conosce ma non interviene se non con delle sparate propagandistiche buone solo per la pancia dell’elettorato che di certe “cose” non sa e non vuol sapere, salvo indignarsi quando vede arrivare i barconi con quegli uomini che saranno la mano d’opera che gli consente di avere i pomodori sulla tavola, altro che pacchia e taxi del mare.

Mano d’opera più che flessibile dal costo irrisorio, uomini divenuti merce che vengono sottoposti a pratiche vessatorie, situazioni abitative indecenti e degradanti per la dignità di un essere umano che si ritrova catapultato in una condizione da lager e in uno stato di emarginazione irreversibile.

I medici che da anni controllano quella zona e prestano soccorso agli ultimi hanno presentato un dossier dal titolo emblematico: “I dannati della terra”, uno spaccato crudo della situazione, uno spaccato che dovrebbe essere conosciuto da tanti, cittadini e politici che aizzano le folle. “Otto anni dopo la cosiddetta “rivolta di Rosarno”, i grandi ghetti di lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro rappresentano ancora uno scandalo italiano, rimosso, di fatto, dal dibattito pubblico e dalle istituzioni politiche, le quali sembrano incapaci di qualsiasi iniziativa concreta e di largo respiro. Oggi più che mai, la Piana di Gioia Tauro è il luogo dove l’incontro tra il sistema dell’economia globalizzata, le contraddizioni nella gestione del fenomeno migratorio nel nostro Paese e i nodi irrisolti della questione meridionale produce i suoi frutti più nefasti”. Cui Prodest? “Per 10, 12 ore al giorno sotto il sole che brucia prendono al massimo 27 euro, nessuno ha un contratto. Meno di 2 euro all’ora, un massimo di 3”, si legge nel report.

La gran parte dei braccianti continua a concentrarsi nella zona industriale di San Ferdinando, a pochi passi da Rosarno, in particolare nella vecchia tendopoli (che accoglie almeno il 60% dei lavoratori migranti stagionali della zona), in un capannone adiacente e nella vecchia fabbrica a poche centinaia di metri di distanza. L’età è molto bassa, si tratta di giovani dall’età media di 29 anni per lo più provenienti dall’Africa Sub-Sahariana; non mancano le donne che vengono portate in Italia per essere introdotte nel mondo della prostituzione; non conoscono la lingua italiana a dimostrazione dello scarso e carente sistema d’accoglienza: meno di 3 su 10 posseggono un contratto e l’accesso alla disoccupazione edilizia è precluso.

Dal punto di vista sanitario la situazione è al limite, tale da incrementare i rischi di malattie viste le precarie condizioni di vita e di lavoro; tra le patologie maggiormente riscontrate vi sono quelle dell’apparato respiratorio e quelle dell’apparato digerente riconducibili allo stato di indigenza sociale ed abitativa e non sono pochi quelli che portano addosso i segni delle torture subiti nei centri di detenzioni libici, veri e propri lager.

di Sebastiano Lo Monaco

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