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Il Gp del Bahrain in un Paese sotto tortura

di Giovanni Sorbello

Da qualche giorno le strade del Bahrain sono intasate a causa delle eccezionali misure di sicurezza adottate dal regime, in occasione dell’imminente Gran Premio di Formula 1 che si terrà questo fine settimana nel circuito di Manama.

La tensione è altissima da parte delle autorità a causa delle annunciate proteste dell’opposizione, che anche quest’anno ha intenzione di inscenare delle manifestazioni anti-regime durante la tanto attesa – almeno per i regnanti – gara automobilistica.

In virtù di questo clima poco sereno, il capo della Pubblica Sicurezza, Maggiore Generale Tariq Hassan Hassan, ha adottato speciali misure di sicurezza necessarie affinchè nulla possa turbare il successo mediatico del Gp di F1 del Bahrain, ciò che più di ogni altra cosa interessa al regime.

Da parte sua, l’opposizione ha chiesto ai suoi sostenitori di scendere in piazza oggi alla vigilia del Gran Premio, nei pressi di Budaiya Highway che collega diversi villaggi sciiti vicino alla capitale Manama. Le autorità hanno comunque confermato che prenderanno le misure necessarie per garantire la sicurezza della gara.

Le proteste in Bahrain hanno avuto inizio nel febbraio 2011 con le richieste da parte dei manifestanti di riforme politiche, una monarchia costituzionale e la cacciata della famiglia regnante al-Khalifa responsabile di aver represso e soffocato nel sangue le proteste popolari.

Negli ultimi due anni le forze di sicurezza hanno ucciso decine di manifestanti e diverse centinaia sono stati arrestati, tra cui medici e infermieri “colpevoli” di aver curato i manifestanti feriti. Nelle carceri del regime la tortura degli oppositori politici è una pratica sistematica.

In Bahrain, mentre il carrozzone mediatico esalterà l’efficienza e l’organizzazione delle autorità locali, i crimini del regime andranno avanti indisturbati e soprattutto nell’indifferenza della comunità internazionale.

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