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L’arroganza e il fanatismo saudita hanno causato la strage a La Mecca

di Giovanni Sorbello

A poche settimane dal “sospetto” crollo di una gru nella Grande Moschea della Mecca, in cui morirono 107 pellegrini, l’Arabia Saudita viene colpita da una nuova e più grave strage di pellegrini, nel terzo giorno del pellegrinaggio annuale dell’Hajj.  

Iniziano ad emergere le prime indiscrezioni sulle cause della strage avvenuta ieri a Micca, alla periferia della città santa saudita della Mecca, che ha provocato la morte di circa duemila pellegrini e il ferimento di altri 863. Secondo il rapporto pubblicato ieri dal quotidiano in lingua araba Al-Diyar, la fuga precipitosa dei pellegrini sarebbe stata causata dal convoglio del figlio del re saudita Salman bin Abdulaziz Al-Saud.

Nel rapporto si afferma che Salman, scortato da 200 forze dell’esercito e 150 agenti di polizia, voleva partecipare al grande raduno di pellegrini a Mina, una grande valle a circa cinque chilometri da La Mecca, pretendendo di entrare nel sito con il suo ingombrante convoglio. La presenza di questi mezzi ha indotto un brusco cambiamento nella direzione del movimento dei pellegrini scatenando il panico e la conseguente fuga precipitosa.

Il quotidiano libanese ha inoltre affermato che Salman e il suo entourage hanno rapidamente abbandonato il luogo della strage da loro causata, aggiungendo che le autorità saudite cercano di mettere a tacere l’intera storia e di imporre un blackout dei media sulla presenza di Salman nella zona.

I funzionari in Arabia Saudita hanno smentito la notizia, definendola “errata”. Il ministro della Sanità saudita ha accusato i pellegrini per la tragedia. “Se i pellegrini avessero seguito le istruzioni, questo tipo di incidente poteva essere evitato”, queste sono le disarmanti dichiarazioni del ministro Khaled al-Falih. 

Il Leader della Rivoluzione Islamica Ayatollah Seyyed Ali Khamenei ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale in seguito all’incidente, esortando il governo saudita ad “assumersi le proprie pesanti responsabilità” per le cause che hanno scatenato la fuga precipitosa dei pellegrini, e “adempiere ai propri obblighi in conformità con le regole di giustizia e di equità”.

Il Vice Ministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian, ha dichiarato ieri che l’Arabia Saudita dovrebbe essere ritenuta responsabile per la morte dei pellegrini. La calca ha avuto inizio – continua il ministro – quando le forze di sicurezza saudite hanno bloccato due strade principali per far transitare il convoglio del principe Salman. Nella strage sono rimasti uccisi 131 pellegrini iraniani.

Da sei mesi l’Arabia Saudita sta attuando una brutale aggressione militare contro lo Yemen, Paese che dopo anni di sudditanza ha deciso di rivoltarsi contro i tiranni sauditi e decidere le sorti del propria nazione. Questa aggressione ha già causato la morte di oltre 6.200 yemeniti, nella quasi totalità civili. Nella giornata di ieri, la prepotenza saudita ha registrato solo l’ennesima brutalità, un altro atto scaturito dall’arroganza e dalla follia che da decenni contraddistingue la dinastia Saud. Questi “signori” sono i fedeli alleati dell’Occidente.

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