Grecia, un nuovo governo per un Paese alla deriva

Visualizzazioni : 14

di Salvo Ardizzone

Continua la deriva della crisi greca, gestita da un Tsipras disposto a tutto pur di rimanere al potere.

Dopo la votazione di giovedì scorso, quando l’ala sinistra di Syriza s’è rifiutata di votare il suicidio del Paese, è partita l’epurazione del Premier che ha sostituito due ministri (fra cui Panagiotis Lafazonis, capo di “Piattaforma di Sinistra”) e otto viceministri.

L’unico metro per le scelte fatte è stata l’obbedienza (e l’inconsistenza politica) dei designati, prova ne sia l’assegnazione della carica di viceministro per la Sicurezza Sociale a Pavlos Haikalis, un popolare comico greco, distintosi per le gaffe e le dichiarazioni improbabili. Certo non è l’Italia a potersi stupire per una simile scelta, ma tant’è; sfruttando la sua notorietà sarà chiamato a far digerire ai Greci la mazzata che s’abbatterà su pensioni e welfare.

Nel frattempo, oggi riaprono le banche dopo tre settimane di chiusura, in assoluto la più lunga mai registratasi in un Paese che non fosse in guerra o invaso; rimarranno tutte le limitazioni nei prelievi e nei movimenti di fondi, ma sarà comunque un passo avanti per un’economia paralizzata.

Il Parlamento tedesco ha votato si al terzo programma di “aiuti” alla Grecia e la Ue ha già varato il prestito ponte da sette Mld che permetterà ad Atene di pagare le rate di debito in scadenza o già scadute. Ancora e sempre debiti per pagare debiti; di investimenti per rivitalizzare un Paese distrutto nessuno parla, mentre si moltiplicano le voci su una Grexit assistita: un’uscita della Grecia dall’Eurozona.

Ormai sono in molti a sostenere apertamente quello che è evidente da sempre: il debito greco è insostenibile e un suo rimborso irrealistico; senza un suo drastico ridimensionamento, accompagnato finalmente da misure che limitino i privilegi e diano efficienza al Sistema greco, il calvario di quel Popolo sarà senza scopo e senza sbocco.

Ma di taglio del debito Berlino non vuol sentir parlare, aprirebbe scenari futuri troppo pericolosi per la sua visione e i suoi interessi immediati: la possibilità che anche altri Paesi (Italia e Francia) possano avviarsi sulla stessa strada. Così tutto è destinato a continuare secondo il copione scritto a Bruxelles sotto dettatura tedesca.

Nel frattempo, Tsipras si prepara ad elezioni anticipate fra settembre e ottobre; sa che è l’unica scelta per rimanere al potere: secondo diversi sondaggi Syriza ha ancora fra il 42 e il 43% dei consensi e circa il 70% dei Greci, terrorizzati dai media, vuole rimanere attaccato all’Euro e all’Eurozona. Più avanti, quando le misure votate dal Parlamento cominceranno a mordere (e morderanno ferocemente), quei consensi si scioglieranno nel diluvio di proteste.

Il Premier lo sa bene e vuol giocare d’anticipo per non essere travolto, attento a mantenere il suo potere a prescindere, perché questo solo gli importa. Della Grecia, destinata ad essere svenduta e poi a fallire inevitabilmente, a nessuno interessa.

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi