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Gli Usa verso una nuova strategia militare globale

di Salvo Ardizzone

Con la nuova Quadriennal Defence Review (Qdr) 2014 e il Bilancio 2015, il vertice politico statunitense mette mano a un radicale cambiamento di strategia militare e dei suoi obiettivi. Ovviamente i pilastri ufficiali, per come dichiarati, rimangono quelli di sempre, che recitano più o meno invariabilmente: “protezione del territorio nazionale”(ma chi dovrebbe invaderli?!)…” mantenimento degli equilibri e della stabilità regionale” (manco a dirlo, naturalmente secondo le esigenze di Washington nel mondo)…”deterrenza nei confronti degli eventuali avversari e supporto agli alleati”…”capacità di proiezione di potenza per vincere in maniera incontestabile (sic!) i conflitti”… storia vecchia, ma è il come l’Amministrazione Usa intende applicare questi principi che è profondamente cambiato, attraverso un drastico mutamento del suo strumento militare e del suo dispiegamento sullo scacchiere mondiale.

Come abbiamo detto tante volte, è il mondo che è cambiato e con esso l’attenzione e le priorità di Washington; per questo le Forze Armate Usa stanno già spostando (e lo faranno ancor più massicciamente) il proprio baricentro in Asia, in particolare nelle aree del Mar Cinese Meridionale, Mar Cinese Orientale e Mar del Giappone, col chiaro intento da un canto di contenere la crescita della potenza cinese e vigilare su eventuali colpi di testa degli imprevedibili Nord Coreani in uno scacchiere ora così delicato, dall’altro di rassicurare i principali alleati dell’area (Giappone, Corea del Sud, Australia e Filippine) messi di fronte all’espansionismo del Dragone.

Accanto a questo impegno considerato ormai prioritario, verrà mantenuta alta l’attenzione sull’altro polo strategico tradizionale: il Medio Oriente e in particolare il Golfo Persico; è l’Europa lo scacchiere da cui gli Usa, malgrado le tante rassicurazioni, si disimpegneranno maggiormente, nell’ottica di lasciare che gli alleati si facciano carico della gestione delle crisi locali (per come vanno le cose pia intenzione, ma tant’è), salvo intervenire se la situazione lo richieda per tutelare gli interessi a Stelle e Strisce. Certo, l’insorgere della crisi ucraina complica al momento questo programma, ma, da tutto quello che si vede nei fatti e fatti salvi interventi contingenti o trascurabili, la strategia complessiva è ormai decisa e non muterà.

Anche lo strumento militare è destinato a cambiare: concluso il capitolo delle guerre dell’era Bush, le Forze Armate Usa avranno un sostanziale ridimensionamento e una diversa missione; per anni e anni sono state focalizzate su compiti di controguerriglia e di “esportazione della democrazia” che ne hanno peggiorato sensibilmente l’efficienza e le capacità “combat” tradizionali su cui, ora, sotto la spinta della nuova dottrina militare, torneranno a concentrarsi.

Nell’ottica della Qdr, esse dovranno essere in grado di sostenere un conflitto regionale di lunga durata ad alta densità e, contemporaneamente e su un altro scacchiere, contenere un secondo “avversario” di avanzata capacità militare. Insomma, vengono archiviate le prospettive di conflitti asimmetrici in giro per il mondo, tanto care e praticate dal Pentagono e dall’Amministrazione Usa negli anni scorsi. Intendiamoci! Le Forze Armate manterranno in pieno la capacità di condurre operazioni di “anti terrorismo” dove e quando vorranno, anzi, la potenzieranno, ma lo faranno tramite le Special Forces e gli immancabili droni (componenti che infatti saranno entrambi incrementate) secondo l’ormai assodata “dottrina Obama”, non più mandando eserciti a occupare stati, con sovraesposizione mediatica e costi umani e finanziari che l’Amministrazione (e l’opinione pubblica) non sono più disposti a sostenere.

Nel quadro programmatico che emerge, di sostanziale contrazione numerica di uomini e materiali, e di previsione di confronto con avversari dotati di sistemi d’arma moderni, viene posta la massima attenzione sulla superiorità qualitativa dei mezzi a disposizione e sullo sviluppo di tecnologie innovative, oggetto di colossali investimenti, capaci di dare un indiscusso vantaggio sul campo.

Malgrado i problemi di bilancio (ma attenzione, secondo gli stratosferici standard americani), le proiezioni per il quadriennio 2015 – 2019 preventivano spese per la difesa per 2.684,9 mld di $, di cui 495,6 per il 2015! Tuttavia queste somme sono soggette alla spada di Damocle della “sequestration”, i tagli automatici di spesa conseguenti al braccio di ferro tra Amministrazione e Congresso per la mancata approvazione del Bilancio Federale, che l’anno scorso condussero gli Usa sull’orlo del collasso. Per le annualità 2014 e 2015 venne raggiunto un faticoso compromesso, ma se non si giungerà ad un accordo, a partire dal 2016 i tagli, anche nella spesa militare, saranno nell’ordine delle centinaia di mld.

Certo, potete star sicuri che se si dovesse prospettare una minaccia seria agli interessi americani, i finanziamenti tornerebbero a scorrere a fiumi; ma siccome occorre tempo per mettere a punto sistemi d’arma evoluti, e le tecnologie avanzate non s’improvvisano sul momento, problemi o no, il Dipartimento della Difesa taglia sul numero degli uomini e dei mezzi, ma destina montagne di mld alla Ricerca e  Sviluppo (circa 64 nel 2015) e all’Esercizio, vale a dire all’addestramento, ricambi, scorte, manutenzione, etc. (circa 199) per mantenere al meglio l’efficienza dello strumento con cui perseguire i propri scopi.

Per concludere, definito il disimpegno da Iraq e Afganistan, la Qdr segna l’abbandono ufficiale, anche come dottrina, da quell’epoca, rispondendo alla precisa volontà politica di riorientare le capacità militari sulla deterrenza, proiezione globale di potenza e superiorità tecnologica, assai più convenienti e redditizie per gli interessi dello Zio Sam. Per gli stessi motivi, sposta decisamente il baricentro dell’attenzione sull’Oriente, abbandonando un’Europa troppo concentrata su se stessa e da tempo non più determinante per Washington. Che si riserva comunque d’intervenire come e quando dovesse ritenere, qualora vedesse insidiati i propri interessi, con buona pace di chi pensa d’esser libero di giocare impunemente in proprio: Ucraina docet.

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