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Giappone: via libera a nuove centrali nucleari

di Salvo Ardizzone

In Giappone, il governatore della prefettura di Kagoshima, Yuichiro Ito, ha dato il via libera alla riattivazione della centrale atomica di Sendai, giustificandosi col dire che il Paese dovrà dipendere ancora dal nucleare.

Per fare il punto sulla situazione che si è determinata dopo il disastro di Fukushima, tre anni e mezzo fa, oggi in quell’impianto sono impegnati giornalmente circa 6mila operai (quasi il triplo di prima dell’incidente), essenzialmente per raccogliere l’acqua contaminata pompata continuamente nei reattori per evitarne il surriscaldamento. Quella valanga di liquidi, toccando il suolo contaminato e penetrando nella struttura radioattiva, si continuano a mescolare e aumentano la contaminazione. Ad oggi, sono state raccolte qualcosa come 500mila tonnellate di acqua altamente radioattiva, stipata in circa mille cisterne costruite dagli operai.

Secondo l’Associated Press, per smantellare i sei reattori, rimuovere il combustibile fuso da un ambiente letale insieme alle altre barre, occorreranno almeno quarant’anni e i costi, solo per la decontaminazione dell’acqua (ammesso che riesca per intero), sarebbero di circa 18 Mld di $. È il risultato di una serie di scelte scellerate, iniziate con l’acquisizione (sarebbe meglio dire imposizione) di impianti obsoleti e insicuri dagli Usa, perché venissero allocati in una delle zone a maggior rischio sismico del pianeta.

Ora, a Kogoshima, si vuole insistere su quella via, incuranti del danno enorme che ne può derivare non solo sui territori circostanti (a Fukushima ridotti a poco più d’un deserto) ma su vasta parte del pianeta.     

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