Droga, nuova “religione” in una società priva di valori

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La società è drogata. Omicidi stradali, violenze in famiglia, aggressioni e accoltellamenti nelle vie della “movida”, stupri e rapine. Il comune denominatore di queste encomiabili azioni è sempre lei, la droga. Il partito de “l’alcool uccide più della droga” è trasversale e recluta cialtroni minuto dopo minuto. Chi oggi piange il carabiniere ucciso dai burattini della cocaina è lo stesso che magari deride con aria di superiorità chi osa sostenere che ogni tipo di droga rappresenti un subdolo e spietato virus per la comunità umana. A partire dal simpatico, democratico, petaloso, quasi terapeutico spinello. I giovani sono fragili, estremamente vulnerabili nella psiche ma anche nel cuore, spesso maltrattato dai normali, piccoli drammi dell’adolescenza. Non sempre il cuore di un giovane li sa affrontare con adeguata fermezza.

E se il cantante, l’attore, il comico, il giornalista, il sociologo, il politico, l’insegnante fanno intendere che nella “canna” si può trovare un po’ di serenità, un momento di relax, di distensione, perché non ricorrervi subito, alla prima difficoltà? Passato il confine, la strada è in discesa. Si prova altro, dando per buone le rassicuranti indicazioni fornite per la droga “leggera”, e convinti di poter concludere il gioco a proprio piacimento. La realtà, lo vediamo, è tutt’altra. Un’altissima percentuale di tossicodipendenti ha percorso lo squallido sentiero iniziando proprio dal pacifico hashish.

Al fondo del fenomeno c’è il concetto della soglia attraversata. Chi decide di “provare”, anche un solo spinello, è ovviamente più disposto a proseguire in questo deleterio percorso di soddisfacimento della curiosità. Allora, quando i nostri figli e i nostri fratelli snifferanno e fumeranno la cocaina, quando cercheranno il “rush” dell’eroina, ricordiamoci di queste belle facce sorridenti ed ebeti, di questi maestri del degrado, di quegli intellettuali del pensiero sodomizzato da virili membri della cultura da ghetto americano.

Ricordiamoci che alla base del progetto di distruzione delle identità nazionali, e della cancellazione di ogni residuo di dignità dei popoli c’è proprio lei, la religione della droga. I suoi sacerdoti li conosciamo tutti. Crocifiggiamoli sui loro altari di immondizia, crocifiggiamoli sulle loro cattedre scolastiche, sulle scrivanie dei giornali, sui palcoscenici dei loro teatri finanziati dai fondi statali. È una battaglia di vitale importanza. Per i nostri figli, per il nostro popolo.

di Franco Nerozzi

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