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Chomsky: “Assassinio Soleimani ha mostrato che gli Usa sono uno Stato canaglia”

Lo studioso e attivista politico americano Noam Chomsky afferma che l’assassinio del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dell‘Irgc, ha dimostrato che gli Stati Uniti sono uno “stato canaglia”, che non hanno alcun rispetto per il diritto internazionale.

“L’omicidio di Soleimnai è un atto straordinariamente pericoloso. Niente del genere è successo durante la seconda guerra mondiale o durante la guerra fredda”, ha dichiarato Chomsky durante un’intervista.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato il 3 gennaio l’attacco con un drone contro il convoglio del generale Soleimani al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Baghdad su invito del governo iracheno. L’attacco ha ucciso anche Abu Mahdi al-Muhandis, il secondo in comando delle Unità di mobilitazione popolare irachena, così come altre otto tra iraniani e iracheni.

I due comandanti erano molto popolari a causa del ruolo chiave che hanno svolto nell’eliminazione del gruppo terroristico Daesh sostenuto dagli Stati Uniti nella regione, in particolare in Iraq e Siria.

A luglio, Agnes Callamard, relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, in un rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha sottolineato la natura “illegale” dell’operazione di assassinio perché gli Stati Uniti non avevano fornito la prova di un attacco imminente contro i suoi interessi per giustificare il raid.

Chomsky e ritiro Usa da accordo nucleare

Nel corso delle sue osservazioni, il professore statunitense ha ulteriormente evidenziato il ritiro dell’America dall’accordo nucleare iraniano del 2015, affermando che le azioni di Trump sull’Iran aumentano le tensioni tra Washington e Teheran.

Il ritiro, ha aggiunto, è stata una “violazione del diritto internazionale” poiché l’accordo è stato autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riferendosi alla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

A seguito del loro ritiro unilaterale dal Joint Comprehensive Plan of Action, gli Stati Uniti hanno scatenato la cosiddetta campagna di massima pressione contro l’Iran e hanno preso di mira la nazione con le sanzioni economiche “più dure di sempre”. Washington ha anche insistito per dissuadere gli altri firmatari dal rimanere nell’accordo.

di Yahya Sorbello

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