Palestina

Burj el-Barajneh, un lager a cielo aperto tra miseria e disperazione

Beirut – Il campo profughi palestinese di Burj el-Barajneh in Libano vive in difficili condizioni economiche e sociali, che si sono riflesse sull’infrastruttura del campo. La struttura è testimone di decine di incidenti in cui i residenti rimangono coinvolti a causa del fatiscente sistema elettrico. Decine di residenti nel campo sono morti a causa dei cavi elettrici volanti che riempiono il cielo del campo, mentre le tubature dell’acqua si estendono di qualche centimetro sopra le teste della popolazione. Il groviglio di fili elettrici spesso si interseca con le tubature dell’acqua, causando la folgorazione dei malcapitati passanti, spesso giovanissimi. 

A Burj el-Barajneh la morte è in agguato

Nel campo del Burj el-Barajneh la morte è in agguato ovunque. Le morti a causa dell’elettricità sono in aumento e i blackout avvengono di continuo. Nel campo profughi palestinese del Burj el-Barajneh circa sei persone muoiono ogni anno a causa dell’elettricità. Dal 2000, questo dramma ha provocato circa 86 vittime. Circa una settimana fa, un rifugiato palestinese è stato fulminato a Burj el-Barajneh. Fonti palestinesi hanno riferito che il rifugiato, Muhammad Nabil Asaad Okasha (16 anni), è morto a causa di un guasto elettrico, portando il numero delle vittime della rete elettrica collegata alla rete delle condotte idriche a 86. 

Gli incidenti mortali derivanti dalle estensioni indiscriminate della rete elettrica nei campi palestinesi in Libano sono ripetuti, tra il malcontento della popolazione disperata. I profughi chiedono alle autorità competenti di risolvere urgentemente questo problema che causa incendi di abitazioni e vittime. In questo contesto, la Commissione 302 ha affermato di difendere i diritti dei rifugiati in Libano, secondo cui la responsabilità per l’infrastruttura dei campi profughi palestinesi, compresa l’elettricità, spetta principalmente all’Agenzia “Unrwa” delle Nazioni Unite. 

La Commissione 302 ha invitato l’Unrwa ad “avviare e convocare urgentemente una riunione di emergenza in cui il comitato per il dialogo libanese-palestinese, le forze e le fazioni nazionali palestinesi, i comitati locali e popolari, le istituzioni e le Ong sviluppino un piano pratico che tenga conto della regolamentazione dell’uso della rete elettrica e dell’acqua nel campo, al fine di preservare la sicurezza della popolazione”. 

Il dramma dei profughi palestinesi

Massacrati e cacciati dalla propria terra nel 1948, i palestinesi sono arrivati in Libano da profughi, esuli, clandestini e chi più ne ha più ne metta. Dal 1975 al 1990 sono stati al centro di una devastante e sanguinosa guerra civile libanese, in cui tutti erano contro tutti, grazie anche alle prepotenze in chiaro stile mafioso dei dirigenti dell’Olp. Inutile ricordare le numerose stragi di civili palestinesi, dalla distruzione del campo di Nabatiyeh nel 1974 a Tel al-Zaatar nel 1976. Oggi in dodici “confortevoli” campi di concentramento e venticinque insediamenti illegali sopravvivono circa 500mila profughi palestinesi, di cui oltre cinquemila sprovvisti di qualsiasi documento, privi di ogni diritto e speranza.

di Yahya Sorbello

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