Brasile, ombre giudiziarie su Lula

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di Fabrizio Di Ernesto

Ombre giudiziari su Ignacio Da Silva “il gambero” Lula, ovvero l’uomo che ha trasformato il Brasile da belindia ad un potenza mondiale.

Si è infatti concluso ieri dopo quattro mesi il processo del Mensalao, ovvero il più grande scandalo di corruzione nella recente storia carioca.

Lo scandalo scoppiò circa sette anni fa quanto il deputato Roberto Jefferson denunciò l’utilizzo di uno schema di corruzione per “comprare” i voti dei parlamentari della base alleata; lo scandalo fu definito mensalao, ovvero mensile, in quanto i pagamenti sarebbe avvenuti a periodicità ciclica.

Durante le indagini fu scoperto un giro di denaro di circa 150 milioni di real.

Tre in particolare le figure maggiormente di spicco coinvolte in questo scandalo:José Dirceu, José Genoino e Delúbio Soares. Dirceu fu ministro della Casa Civile, una sorta di Primo Ministro, dal 2002 al 2005 nel primo governo Lula, proprio nel 2005 fu costretto alle dimissioni a causa dello scoppio dello scandalo. Dirceu non era un ministro qualunque ma era il braccio destro di Lula, teoricamente era il suo delfino in una futura successione. Gli altri due personaggi erano figure di primo piano del Pt, Partido dos Trabalhoders: Genoino era il presidente e Soares il tesoriere.

Secondo quanto appurato dagli inquirenti erano proprio questi tre personaggi che organizzavano i pagamenti dei deputati della base alleata affinché fossero approvati tutti i provvedimenti utili; subito dopo i soldi venivano erogati tramite conti intestati ad apposite agenzie finanziarie.

Dall’inchiesta è poi scaturito un filone che chiama in causa il Pt per via di alcuni finanziamenti ricevuti dalla Banca rurale e dalla Bmg ufficialmente utilizzati per pagare i debiti della campagna elettorale del 2002 ed utilizzati, secondo la magistratura brasiliana per legalizzare i fondi neri del partito e che furono utilizzati nel Mensalão.

In tutta questa vicenda l’ex presidente Lula si è sempre dichiarato estraneo e che non era a conoscenza dei fatti, da parte dei testimoni c’è sempre stata reticenza a coinvolgere un personaggio che è entrato di diritto nella storia del paese.

Per la cronaca il processo è stato il più lungo mai realizzato dall’Stf, il supremo tribunale federale, nei suoi 120 anni di storia tanto che i numeri di questo processo sono quanto mai impressionanti: 50 mila pagine raccolte in 300 faldoni, 600 testimoni in 42 città,  53 sessioni del STF, 38 inquisiti e 25 condannati per un totale di 283 anni di prigione R$ 22,7 milioni di pene pecuniarie.

Per quanto riguarda invece le sentenze a carico dei principali imputati Marcos Valério Fernandez de Souza è stato condannato a 40 anni e 2 mesi, José Dirceu a 10 anni e 10 mesi, João Paulo Cunha, presidente della Camera dei Deputati all’epoca dei fatti, a 9 anni e 4 mesi, José Genoinoa a 6 anni e 11 mesi, Delúbio Soares a 8 anni e 11 mesi, Katia Rabello, ex presidente della Banca Rurale, a 16 anni e 8 mesi, Henrique Pizzolato, ex direttore marketing del Banco do Brasil, a 12 anni e 7 mesi, infine Roberto Jefferson, il delatore che ha dato inizio all’indagine, 7 anni e 4 mesi.

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