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Ambiente. Qualcuno se ne ricorda ancora?

Il cambiamento climatico è il primo rischio mondiale seguito dalla disuguaglianza nei diritti e dalle fratture sociali. Notizie allarmanti. Immaginiamo dunque il governo impegnato come non mai a cercare di definire programmi e soluzioni che aprano la strada ad un nuovo modo di concepire l’ambiente e l’essere umano. Si staranno facendo sforzi sovrumani per per definire le proposte e le strategie utili e necessarie affinché si archivi definitivamente l’insostenibilità ambientale e sociale. E’ così che ci immaginiamo i nostri governanti: alla ricerca affannosa di nuove idee. Ma le cose stanno realmente così? L’urgenza viene percepita come tale?

ambiente“C’è da cambiare rotta sulle priorità dei temi in agenda. A cominciare dal tema ambientale”. E’ il monito che lancia Ermete Realacci che ricorda alcune iniziative importanti dell’ormai ex premier Matteo Renzi come “L’ecobonus, il collegato ambientale, la legge sugli ecoreati, sulle agenzie ambientali, sullo spreco alimentare”. Tuttavia, resta ancora poco chiara la linea di governo da adottare  riguardo la riscrittura della Strategia Energetica Nazionale. “E’ possibile farlo ancora una volta senza integrarla pienamente con gli obiettivi della Cop”21 di Parigi per contrastare i mutamenti climatici?” si domanda l’esponente del Pd, e aggiunge: “Sarebbe un grave errore anche dal punto di vista della prospettiva e della competitività della nostra economia”.

La governance è apparsa frammentaria e in diversi ambiti lacunosa, tanto da determinare molte incertezze e rischiosità. Lo stesso Realacci ammette: “In vari passaggi si è data l’idea di una concezione dello sviluppo legata a modelli del passato. Il riferimento è prima di tutto al referendum sulle trivelle che andava sicuramente evitato. I temi della campagna referendaria hanno fatto assomigliare il Pd a un remake di Dallas, la soap opera petrolifera di un quarto di secolo fa. La vittoria dell’astensionismo è stata la classica vittoria di Pirro”.

Va da sé, anche in questi ultimi anni di governo a guida Pd l’ambiente è stato considerato un tema marginale. Pochi i provvedimenti incisivi, coraggiosi, necessari. Eppure in molti ricordano ancora l’entusiasmo di Renzi e la sua candidatura verde che prometteva all’Italia grandi cambiamenti. Gli ambientalisti che gioivano al grido del suo slogan: “Se vince Renzi energie rinnovabili sopra il 50%, risparmio sulle importazioni di gas e petrolio, per un’energia meno cara e più pulita”, si sono presto dovuti ricredere. Della “Green act” annunciata il 2 gennaio del 2015 non si sa più nulla. Sarebbe dovuta essere pronta per il marzo dello stesso anno. Molti i contributi degli ambientalisti per il documento che avrebbe dovuto segnare una svolta. Proposte come la fiscalità ambientale, l’incentivazione dei prodotti riciclati avrebbero dovuto trovare la giusta attenzione. Ed invece la “Green act” è rimasta chiusa dentro qualche cassetto. In compenso il governo è tornato ad approfondire il tema del ciclo integrato dei rifiuti con il discusso sblocca Italia, intervenendo solo sul fronte dei termovalorizzatori e innescando così una serie di reazioni contrarie da parte di molte regioni preoccupate per la salubrità delle aree individuate.

Accanto alla carenza cronica (forse non del tutto casuale) di attenzione per l’ambiente da parte del governo, allargando l’angolo visuale, annoteremo la grande preoccupazione per un’America sotto la guida Trump. Le conseguenze della sua politica anti ambientalista potrebbe produrre danni e sciagure.

Il mondo ha un problema con l’ambiente? Certamente sì. Eppure i governi di mezzo mondo sembrano avere altre priorità. Anche l’informazione sembra distratta da altro: nelle pagine dei giornali si dedica uno spazio insufficiente all’argomento con poche analisi serie ed approfondite. Non vogliamo occuparcene? Bene, poi però dovremo preoccuparci di spiegare ai nostri figli il perché di tanto egoismo.

di Adelaide Conti

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