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Italia in pieno declino industriale e sociale


L’Italia è ultima nella Ue per quanto riguarda la crescita e la produttività; il Rapporto annuale dell’Istat delinea un quadro a tinte fosche: un Paese fragile, economicamente vulnerabile e socialmente arrenato.
Quello che emerge è il racconto non solo di una crescita debole, ma anche di un modello di sviluppo che si va consumando e non ha nessuna direzione.

Economia a rilento in Italia

Nel 2025 è cresciuta solo dello 0,5%, nei bienni precedenti vi era stato uno 0,9% (2023) e uno 0,8% (2024).
Le percentuali italiani sono peggiori di quelle della Francia e soprattutto della Spagna. In quest’ultima emergono i differenti modelli produttivi, infatti, la Spagna ha migliorato la produttività e ridotto il numero di ore per occupato; in Italia, la produttività ha un andamento negativo e crescono le ore per occupato. Questo significa che si è dinnanzi ad un sistema che produce poco valore aggiunto e guarda al lavoro mantenendo una logica estrattiva. Non deve meravigliare, allora, che la dinamica industriale resti in segno negativo; la manifattura mostra segnali di debolezza e l’automotive segna un crollo vertiginoso visto che l’indice della produzione è inferiore del 38% rispetto al 2018.

Ritardi strutturali

Il rapporto dell’Istat segnala inoltre dei ritardi strutturali cronici: investimenti nella ricerca e sviluppo sono bassi. Vi è scarsa innovazione e frammentazione del tessuto produttivo e debolezza del capitale immateriale, sono insufficienti gli investimenti inerenti alla conoscenza, alla tecnologia e alla capacità industriale strategica. Qui si pongono le fragilità sociali del Paese, le crisi produttive e industriali sono legate alle disuguaglianze e ne sono una causa diretta. I salari restano bassi (livello pre-pandemia), il tasso di occupazione basso rispetto alle maggiori economie europee e il ceto medio possiede una dinamica reddituale più debole.

Vortice di vulnerabilità

I nati tra il 1980 e il 1994 sperimentano una mobilità verso l’alto inferiore rispetto a quelli che vedono peggiorare la propria situazione. L’Italia si trova dentro una spirale di vulnerabilità, precarietà economica, impoverimento sociale, crisi demografica che si tirano dietro una con l’altra come le maglie di una catena.
L’Italia è un Paese vecchio, il 25% della popolazione ha più di 65 anni, i figli sono 1,14 per donna e cresce la domanda sociale di assistenza e cura.

La politica grande assente

Nel rapporto vi è il grande assente: la politica. Non vi è alcun segnale da parte del governo che miri a correggere le storture sin qui raccontante; non vi è nessuna idea di futuro, nessuna strategia industriale, nessuna trasformazione del modello produttivo. Eppure, il cambio di rotta sarebbe necessario ma a nessuno pare importare nulla e si continua a cantare sulla stultifera navis.

Sebastiano Lo Monaco

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