
I fatti di Modena, al netto dei peana innalzati dalla Lega e da parte della popolazione, porta alla luce una parte sconosciuta della sanità: salute mentale e disagio psicologico. La tragedia di Modena, in poche ore è diventata terreno di propaganda per il razzismo più becero dimostrando, ancora una volta, che nessuno ha voluto indicare il reale e scomodo problema della vicenda.
Mala sanità e disagi psicologici
Salim El Koudri, 31 anni, italiano, laureato, era stato seguito dal Centro di Salute Mentale di Castel Franco Emilia. Come ammesso dallo stesso ministro dell’Interno Piantedosi: “Non c’entra niente il terrorismo, il giovane viveva una situazione di disagio psicologico”.
Un buco nero nel mondo disastrato della sanità pubblica, una falla enorme che chiama in causa lo stato della salute mentale in mano alle pubbliche amministrazioni. Da anni la sanità viene massacrata da tagli riguardanti operatori e strutture, un progetto portato avanti scientemente per ingrossare le casse del privato.
Nell’ambito del disagio psicologico, i servizi territoriali si dimostrano del tutto incapaci di seguire i casi più complessi. Se si volesse affrontare il problema in maniera razionale si dovrebbe parlare di questo, parlarne però comporterebbe aprire uno scenario politico di difficile gestione. Uno scenario composto da numeri e percentuali che non risulterebbe appetibile al pubblico suggestionato dal solito copione sicuritario.
Tagli e vuoto assistenziale
Sono 850mila le persone prese in carico nel 2023, mentre sarebbero oltre due milioni le persone con disagio psichico persistente o grave che non ricevono cure o che rimangono esclusi dai percorsi di assistenza.
Al comparto della Salute Mentale, in Italia, viene riservato il 2,7%, poco più della metà di quel 5% obiettivo minimo degli accordi stato-regioni e lontanissimo dalla media europea che supera il 10%.
La legge di bilancio 2026 ha previsto 80milioni per il primo anno, che vanno a ridursi progressivamente sino a 30 nel 2029; risorse giudicate insufficienti da tutti gli addetti ai lavori. Quello che è accaduto dovrebbe interrogare la politica su un tema scomodo: la capacità del sistema pubblico di intercettare situazioni di vulnerabilità e le mancanze delle risorse ai comuni per presidiare le fragilità prima che diventino emergenze.
L’Italia e lo stigma dei problemi mentali
Il 90% delle persone che presentano problemi di salute mentale non riceve assistenza, il 5% è parcheggiato in strutture residenziali per anni senza nessun follow up e senza programmi riabilitativi e consuma il 50% delle risorse complessive. Il 20% della popolazione soffre di stati ansiosi e depressione, un dato abbondantemente sopra la media europea, un minore su cinque soffre di un disturbo mentale, mentre le consulenze neuropsichiatriche all’Ospedale Bambino Gesù di Roma sono passate dalle 237 del 2013 alle 1.415 del 2023. Stando al rapporto Eurispes, il 19,8% (uno su cinque), la maggioranza sono donne, della popolazione ha dichiarato di aver assunto psicofarmaci con un investimento in denaro tra i 31 e 100 euro mensili.
di Sebastiano Lo Monaco



