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Irgc pilastro dell’Asse della Resistenza

Iran – Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) è uno degli attori più importanti nel conflitto contro le potenze egemoniche in Asia occidentale. Il suo ruolo ha trasceso il tradizionale quadro militare, diventando un pilastro centrale dell’Asse della Resistenza. Attraverso questo ruolo, l’Irgc ha intrapreso una missione strategica di sostegno ai movimenti di liberazione e di contrasto all’influenza americana e israeliana tramite una complessa rete di relazioni e alleanze che si estende dal Libano alla Palestina, passando per la Siria e l’Iraq, fino allo Yemen. Questo ruolo si è manifestato attraverso diversi mezzi, tra cui l’addestramento militare, il finanziamento, il trasferimento di competenze e lo sviluppo delle capacità delle forze della Resistenza, consentendo loro di passare da una posizione difensiva a una offensiva.

Al centro di questo ruolo si trova la Forza Quds, il braccio operativo esterno dell’Irgc, responsabile della gestione delle relazioni con gli alleati regionali e del coordinamento del supporto sul campo e operativo. Questa forza, sotto le sue successive leadership, ha svolto un ruolo cruciale nella costruzione di quella che può essere definita un'”infrastruttura di Resistenza” e un anello di fuoco attorno a Israele, basato sull’integrazione delle capacità su vari fronti e su una visione strategica unificata per affrontare le sfide comuni. Il lavoro della Forza Quds non si limita alla sfera puramente militare; si estende alla consulenza in materia di intelligence, al supporto alla pianificazione operativa e al contributo allo sviluppo delle industrie militari locali tra gli alleati, rafforzandone così l’indipendenza e la resilienza.

Irgc determinante in Libano

Il Libano è un importante teatro di questo sostegno, con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che ha contribuito a rafforzare le capacità della Resistenza Islamica, in particolare nei settori dei missili di precisione, della guerra asimmetrica e della pianificazione della difesa. Ciò si è riflesso nella capacità della Resistenza libanese di imporre nuove equazioni di deterrenza con Israele, soprattutto dopo la guerra del luglio 2006 e durante le battaglie di Al-Awwal e Al-Asf Al-Ma’kul, dove il confronto si è basato su un relativo equilibrio di deterrenza, nonostante la significativa disparità di capacità. Questo modello, basato sulla combinazione di sostegno esterno e affidamento sulle capacità interne, è diventato fonte di ispirazione per altri fronti della Resistenza.

Irgc in Palestina

In Palestina, il sostegno del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche si è manifestato su due binari paralleli: il primo consisteva nel fornire supporto militare e tecnico alle fazioni della Resistenza, compreso lo sviluppo di capacità missilistiche e droni; il secondo nel rafforzare il coordinamento tra le fazioni nel quadro dell'”unità delle arene”, che è diventato chiaramente evidente dopo l’operazione “Al-Aqsa Storm” del 7 ottobre 2023. Questo approccio ha contribuito a spostare il conflitto dai territori palestinesi a un contesto regionale più ampio, in cui diversi fronti partecipano simultaneamente o in modo integrato.

Per quanto riguarda l’Iraq, l’Irgc ha svolto un duplice ruolo. In primo luogo, ha sostenuto le fazioni della Resistenza durante l’occupazione americana, contribuendo a rafforzare le loro capacità di combattimento e fornendo supporto logistico e di intelligence, il che ha contribuito a indebolire le forze americane e ha portato infine al loro ritiro nel 2011. In secondo luogo, questo ruolo è diventato ancora più rilevante durante la guerra contro l’organizzazione terroristica Isis nel 2014, dove la risposta dell’Irgc è stata rapida e diretta, fornendo supporto alle Forze di Mobilitazione Popolare e all’esercito iracheno. Questa fase ha segnato una svolta, poiché il coordinamento tra queste forze ha contribuito a vittorie decisive sul campo di battaglia, portando alla sconfitta dell’Isis e alla riconquista di vaste aree del Paese.

L’importanza di Qassem Soleimani

Allo stesso modo, non si può trascurare il ruolo svolto dal comandante della Forza Quds, il generale Qassem Soleimani, caduto in battaglia. Egli fu presente nella maggior parte di questi contesti, non solo come comandante militare, ma anche come artefice della rete di relazioni tra le forze della Resistenza. Si adoperò per unificare gli sforzi, rafforzare la fiducia tra le diverse parti e gettare le basi per una cooperazione a lungo termine, trascendendo i ristretti calcoli tattici per abbracciare una visione strategica complessiva.

In Siria, la guerra globale scatenata contro il Paese, scoppiata nel 2011, ha rappresentato una sfida esistenziale per l’Asse della Resistenza, data la posizione geostrategica della Siria come collegamento tra Iran e Libano e ponte per il sostegno alla Resistenza palestinese. In questo contesto, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è intervenuto a sostegno dello Stato siriano fornendo consulenza militare, contribuendo all’organizzazione delle Forze di Difesa Nazionali e offrendo supporto economico e consultivo per contrastare l’assedio. Questo intervento ha contribuito a prevenire il collasso dello Stato siriano e a mantenere la coesione dell’Asse della Resistenza, nonostante l’entità delle pressioni e delle sfide.

Houthi in Yemen

In Yemen, il sostegno del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche al movimento Houthi Ansarullah, si è inserito in una più ampia strategia volta a supportare i movimenti di liberazione e ad intensificare il confronto con l’influenza americana e israeliana nella regione. Nonostante la distanza geografica, il movimento è riuscito a sviluppare significativamente le proprie capacità militari, in particolare nel campo dei missili e dei droni, riuscendo così a influenzare dinamiche regionali delicate, tra cui la sicurezza marittima nel Mar Rosso. Tale sviluppo è in parte attribuibile al supporto tecnico e consultivo fornito dall’Irgc all’interno di un più ampio quadro di cooperazione.

Questi ruoli combinati hanno portato all’emergere di quello che può essere definito “Asse della Resistenza Unificato”, un sistema non convenzionale di movimenti, fazioni e forze di Resistenza popolare nella regione, tutti accomunati da una visione strategica comune: combattere Israele e la liberazione della regione dall’egemonia americana. Ciò è stato espresso in una dichiarazione dell’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie nell’aprile del 2026, quando si indicava che questa integrazione di sforzi aveva alterato gli equilibri di potere nella regione, rendendo impossibile una vittoria decisiva per il fronte americano-israeliano, data la molteplicità e l’integrazione dei fronti.

“Unità delle Arene”

Questa trasformazione si è manifestata chiaramente nelle operazioni congiunte condotte nell’ambito dell’“Unità delle Arene”, dove la regione ha assistito a un coordinamento senza precedenti tra i vari fronti della Resistenza, sia nel contesto della battaglia “Al-Aqsa Storm” sia durante quella che è stata definita la “Guerra del Ramadan”. In questi scontri, la battaglia non si è più limitata a un solo fronte, ma si è trasformata in un conflitto multidimensionale, in cui i fronti militari si sono sovrapposti alla guerra mediatica, politica e di mobilitazione popolare, costringendo gli avversari a riconsiderare i propri calcoli.

L’obiettivo strategico perseguito dall’Irgc attraverso questo ruolo non si limita al contrasto delle minacce dirette, ma si estende alla rimodellazione del contesto regionale in modo da minare l’egemonia americana e israeliana e spianare la strada ai movimenti di liberazione nazionale per il raggiungimento dei loro obiettivi. Questo obiettivo si fonda su un principio fondamentale: rafforzare le capacità degli alleati e consentire loro di diventare autosufficienti è il modo più efficace per raggiungere un equilibrio di potere sostenibile nella regione.

In conclusione, nel corso di 47 anni, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è riuscito in larga misura a costruire un modello unico di sostegno ai movimenti di Resistenza, basato sulla collaborazione e sull’integrazione, piuttosto che sulla sottomissione come praticato dagli Stati Uniti. Questo modello ha permesso a queste forze di trasformarsi da attori locali in influenti protagonisti regionali, capaci di imporre nuove dinamiche nel conflitto.

di Redazione

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