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2 giugno: Italia, cosa festeggi?

Secondo il calendario delle feste istituzionali, spesso più misterioso di quello Maya, domenica è la festa della Repubblica. I professionisti della retorica, tanto politica quanto mediatica, sono già all’opera per ricordare cosa si festeggia in occasione del 2 giugno. A ricordarlo soprattutto ai romani, è la parata in stile nordcoreano che ogni anno avviene tra i fori imperiali ed il Colosseo. militari, perfino crocerossine e tanto altro, sfilerà all’ombra di un gigantesco tricolore che i Vigili del Fuoco di Roma calano da una delle pareti del monumento simbolo della città eterna. Quest’anno, causa pandemia coronavirus, la tradizionale parata non si svolgerà.

Il 2 giugno cosa si festeggia realmente?

Sui libri di scuola, c’è scritto: il 2 giugno è nata la Repubblica grazie ad un referendum popolare democratico, che ha visto per la prima volta la partecipazione delle donne al suffragio. Oggi però, alla luce di quello che sta accadendo in Italia, è quantomeno lecito porsi un’altra domanda: ha senso festeggiare il 2 giugno?

Partiamo da un sunto storico: se in quel referendum avesse vinto la monarchia, la penisola era pronta a ripiombare in guerra. Infatti, né gli americani né i sovietici volevano ancora la monarchia sabauda a Roma; al contrario del Giappone, dove dopo aver sganciato l’atomica gli States hanno mantenuto Imperatore, politici e ministri responsabili della seconda guerra mondiale, in Italia doveva cambiar tutto, troppo importante la nostra posizione geografica per rischiare di perdere il controllo sullo stivale.

Diversi documenti parlano di diffusi brogli elettorali: lo spoglio, si legge in qualche sparuto blog che ha ancora voglia, per fortuna, di ripristinare la verità, è andato molto a rilento, ma questo era normale viste le condizioni logistiche di un Paese devastato dalla guerra; però, i misteri sono parecchi, specie nelle delicate fasi di spoglio.

Il primo mistero da chiarire e sul quale riflette, risale al 4 giugno 1946, in cui alcuni carabinieri avrebbero informato, tramite la segreteria di Stato vaticana, il Papa Pio XII che la monarchia era nettamente avanti. Altri testimoni in passato, hanno riferito che alcuni membri del governo di transizione, avvisarono Re Umberto I che la monarchia aveva la vittoria ormai consolidata.

In caso di Monarchia

Poi però, qualcosa è cambiata tra il 5 ed il 6 giugno: le truppe jugoslave di Tito, dai confini ancora instabili del Carso, erano pronte ad entrare in Italia in caso di proclamazione della vittoria della Monarchia. Sempre in quei giorni, il guardasigilli, Palmiro Togliatti, leader del Pci, scrisse una lettera al Presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano, in cui si sollecitava l’organo a dare i risultati e si invitava alla “prudenza”, parola che secondo molti risuonava come un’autentica minaccia verso lo stesso Pagano, il quale se avesse dichiarato la sconfitta repubblicana, si prendeva la responsabilità di portare il Paese nella guerra civile.

Ipotesi, supposizioni, fonti incerte e spesso anche sparite, ma il nodo della questione è legato da un unico filo: la Repubblica è un “processo” imposto dall’alto, sul quale hanno pesato più gli interessi internazionali che la reale volontà popolare.

Ed un sistema che nasce dall’imposizione di Stati stranieri, non può che essere nocivo alla popolazione che subisce un’autentica colonizzazione. Ecco perché, la domanda sull’opportunità di festeggiare la nascita di una forma di governo sulla quale gravano diversi sospetti anche sulla sua stessa fondazione, appare oggi più che mai doverosa imporla alle nostre coscienze.

La Repubblica che presidenti, ministri e politici domani applaudiranno dal palchetto d’onore dei fori imperiali, non verrà applaudita da tanti giovani lasciati a piedi dallo Stato, da tanti disoccupati che hanno perso ogni speranza, da tanti cittadini che vedono nella Repubblica la fonte di ogni male, un organismo che ha sacrificato gli interessi nazionali per gli interessi del sistema finanziario internazionale.

Gruppi di potere, massoneria e mafia

Una Repubblica, quella nata dalle elezioni farsa del 2 giugno 1946, il cui collante, più che sull’identità nazionale, è stato trovato negli scellerati accordi tra i gruppi di poteri interni ed esteri, in cui massoneria e mafia hanno da sempre giocato un ruolo importante in questo aberrante scacchiere.

La Repubblica, quella nata 74 anni fa, che ha nascosto le varie ruberie di baroni, politici e speculatori, dando in pasto alla gente una sensazione di falso benessere, che ha assuefatto quell’italiano medio già di per sé più attento al calcio che alle reali problematiche del Paese, ma che oggi, grazie alla crisi, inizia ad intravedere su quanto fango si è appoggiato quello Stato tanto decantato ed applaudito.

Una Repubblica che, in definitiva, oggi si presenta alla storia più che con il peso dell’età, con gli enormi pesi sulla propria coscienza, su cui grava la morte di tanti martiri che credevano di servire un’istituzione democratica e su cui oggi grava una situazione economica da terzo mondo per tanti cittadini.

2 giugno e ipocrisia

Lo Stato italiano, come già detto in altre occasioni, nato già grazie ad altri tipi di pressioni internazionali in quel fatidico 17 marzo 1861, si mostra oggi quasi scavalcato dagli ultimi eventi storici: da qualche anno a questa parte, c’è una fuga enorme dall’Italia, ma non soltanto di singoli individui che preparano le valigie e vanno all’estero, ma anche di interi porzioni di territorio che aspirano a sganciarsi dal sempre più pesante tricolore. Veneto ed Alto Adige sono le prime a preparare dei referendum sull’indipendenza, Sardegna, Sicilia e Lombardia preparano invece le raccolte di firme, mentre a Trieste sempre più cittadini aderiscono al movimento che persegue il ritorno allo status di “territorio libero” della città giuliana.

Le bugie, tanto nella vita quotidiana, tanto in quella della grande storia, prima o poi escono fuori. Uno Stato nato da una serie di bugie e di pressioni e tenuto unito da interessi internazionali e da accordi tra micidiali gruppi di potere, prima o poi è destinato a ritrovar il gusto della verità e, conseguentemente, ad ambire ad una dissoluzione che oggi, da nord a sud, inizia a non essere più un tabù.

di Mauro Indelicato

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