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Us Navy richiede sette miliardi di dollari per ricostituire scorte

Dopo decenni in cui la potenza militare americana è stata misurata esclusivamente in base al numero di portaerei e basi dislocate in tutto il mondo, il concetto è cambiato in seguito alla guerra con l’Iran. La capacità di sostenere un conflitto prolungato è ora considerata anch’essa un indicatore di forza. Questo cambiamento è diventato evidente dopo che la Us Navy ha richiesto miliardi di dollari al Congresso per ricostituire le proprie scorte di missili, ridotte a livelli senza precedenti durante la recente guerra.

Durante l’Operazione Epic Fury, gli Stati Uniti hanno utilizzato circa 850 missili Tomahawk in un solo mese, un numero record per qualsiasi guerra precedente. Questo elevato livello di dispiegamento ha rivelato un’eccessiva dipendenza dalla potenza di fuoco a lungo raggio per compensare la complessità del campo di battaglia e l’incapacità di ottenere una vittoria rapida. Il risultato è stato chiaro: un rapido esaurimento delle scorte, la cui ricostituzione richiederà anni.

Le stime dei centri di ricerca americani indicano che riprodurre questo numero di missili potrebbe richiedere dai due ai tre anni, considerate le significative limitazioni industriali, in particolare la limitata capacità produttiva e la complessità delle catene di approvvigionamento. Anche nelle migliori circostanze, la produzione annua massima di missili non supera poche migliaia, il che rende qualsiasi guerra di logoramento prolungata una minaccia diretta alla capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria superiorità militare su più fronti.

Us Navy richiede 7,3 miliardi di dollari

Questa realtà ha indotto la Us Navy a richiedere circa 7,3 miliardi di dollari nel bilancio 2027, inclusi l’acquisto di 785 missili Tomahawk e oltre 500 sistemi antimissile SM-6. Tale richiesta riflette chiaramente l’insufficiente dotazione di armi attualmente disponibile per far fronte alle sfide simultanee, sia in Medio Oriente che nel Pacifico, dove la competizione con la Cina si sta intensificando.

La crisi non si limita ai soli missili, ma si estende anche alle piattaforme di lancio. La Marina statunitense rischia di perdere oltre 2mila rampe di lancio missilistiche con il ritiro dal servizio dei sottomarini di classe Ohio e di diversi incrociatori, piattaforme che costituivano la spina dorsale della sua capacità di attacco a lungo raggio. Questo divario non può essere colmato rapidamente, soprattutto considerando che alternative come i sottomarini di classe Virginia possiedono solo una frazione di questa capacità, e visti i ritardi nei programmi di costruzione e la carenza di manodopera nei cantieri navali. Ancora più pericoloso è il fatto che l’esaurimento delle scorte missilistiche su un fronte indebolisce le capacità su altri, un fatto contro il quale gli stessi esperti americani hanno messo in guardia, in particolare in relazione a un potenziale confronto con la Cina.

Pertanto, parlare di “assoluta superiorità militare americana” non è più così accurato come lo era nei decenni passati. La guerra moderna, basata sull’usura missilistica e sulla tecnologia di precisione, impone nuove equazioni in cui la profondità industriale e la capacità di rifornire rapidamente le risorse sono fattori decisivi, non solo la superiorità tecnologica.

di Redazione

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